“It will move you – ti commuoverà”, le aspettative dalla vigilia erano affidate allo slogan ufficiale della manifestazione che, in inglese, si propone come un gioco di parole che fa leva sulle emozioni, ma anche sul movimento. Ventisei miglia e poco più, ossia 42 chilometri e 195 metri attraverso i cinque distretti di New York, in un percorso che ti spinge a godere di ogni singolo passo, se non altro per il sostegno quasi surreale del pubblico ai bordi delle strade. La maratona delle maratone, giunta alla 49esima edizione con oltre 55mila partecipanti e più di 2 milioni di spettatori muniti
New York, il brindisi post-maratona
Brindisi celebrativo per il piccolo gruppo di aquilani in gara alla 49 esima edizione della Maratona di New York che si è appena conclusa sulle strade della Grande Mela. Con la medaglia da finisher al collo, Alessandra Gabriele, Claudio Verini e Fabio Iuliano, si sono ritrovati nella caratteristica Keens Steak house sulla 36 esima strada, accompagnati dai familiari e da Maurizio Dionisio, veterano delle maratone, con al suo attivo ben 7 partecipazioni alla sola gara di New York e, soprattutto, al medaglia delle sei majors, assegnata a chi riesce a finire le principali maratone al mondo. Caratteristica del locale, specializzato in carne, la presenza di
«Una volta che abbiate conosciuto il volo camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare». Le parole di Leonardo da Vinci, il fascino intatto del suo genio a cinquecento anni dalla morte, le istruzioni di volo per le generazioni future. Contenuti che si sovrappongono e vengono riproposti in chiave jazz in un’opera composta e diretta da Stefano Fonzi, musicista originario dell’Aquilano ma marsicano di adozione. Prendendo spunto da due grandi opere di Leonardo conservate nei Musei Reali di Torino, Il codice del volo e L’autoritratto, il maestro Fonzi ha costruito un’opera originale che lunedì
Si chiama “Halloween is coming” l’alternativa per la notte più tenebrosa dell’anno in quel di Scoppito (L’Aquila). Appuntamento giovedì 31 dalle 19. Sul palco allestito al bar di Tommaso 2.0 gli Y.A.W.P. in formato serata a tema. Due chitarre, basso, voce e batteria per un mix di suoni alternativi. Un progetto, un esperimento, nato nell’hinterland – nella zona commerciale ovest – a due passi dal capoluogo. Dalla poesia arriva l’ispirazione del nome della band: un omaggio a quel grido barbarico che tanto piaceva a Walt Whitman. Questa la formazione: Stefano Millimaggi (voce e chitarra), Fabio Iuliano (voce e chitarra), Nino Maurizi (basso), Alessandra Chiarelli (violino), Piero Pozzi (batteria). Il gruppo, parallelamente a concerti
Nei peggiori bar dell’Aquila / 23
“Preferirei morire anziché vivere in un mondo in cui non posso più prenderti a calci”, si trova a dire a un certo punto del film il buon Andy Samberg – nei panni di Rod Kimble – protagonista di Hot Rod, lungometraggio statunitense senza troppe pretese uscito nel 2007 e distribuito in Italia come Uno svitato in moto (per inciso, un altro bel titolo storpiato nel tentativo di aumentare l’affluenza al botteghino – come se non bastasse il doppiaggio a rovinare le intenzioni iniziali del regista). Entri nel locale con in testa la storia bislacca di questo film: si parla di un
“In nome del Padre”, thriller in Vaticano
Un Papa accusato di eresia e condannato alla pena capitale. Un focus sulle lotte teologiche, economiche e di potere del clero. Ispirato da fatti e avvenimenti di stretta attualità e da scritti religiosi, “In nome del Padre – Scandali, complotti e intrighi oltre l’ombra del Cupolone” (Il seme bianco, 2019), secondo romanzo del giornalista e scrittore abruzzese Antonio Andreucci (ex caposervizio Ansa) si presenta come un “catto-thriller” nel quale si racconta di una rivolta contro il successore di Pietro. Intreccia fede, religione, affari, ricatti, potere e sesso. Racconta di un cardinale ispano-americano che organizza una Curia parallela facendo leva su
Homero Aridjis, la voce del poeta messicano
Appoggia il piede sul predellino di un’auto della Polizia penitenziaria per allacciarsi le scarpe prima di entrare in auto e ricevere l’omaggio della casa circondariale dell’Aquila, in occasione della cerimonia conclusiva del Premio letterario L’Aquila – Bper intitolato a Laudomia Bonanni, l’unico nella penisola che permette ai detenuti di mettersi in gioco attraverso un concorso letterario. Homero Aridjis, 79 anni, una vita spesa tra i versi e l’impegno sociale in difesa dell’ambiente, porta in città la sua esperienza, le sue origini e il suo vissuto. Consapevole di viaggiare sulle strade di una città colpita dal sisma, condivide con i presenti
Homero Ardijis e la poesia che libera
«Forse la poesia, da sola, non può farvi trovare la porta di uscita da questo carcere, ma sicuramente quella delle vostre emozioni e sensazioni. La vera libertà la troviamo solo guardandoci dentro». Fa riferimento ad alcuni suoi versi Homero Aridjis, 79enne poeta messicano ospite d’onore del Premio letterario L’Aquila – Bper intitolato a Laudomia Bonanni. Le sue parole ai detenuti della casa circondariale del capoluogo portano l’eco della Redemption song di Bob Marley: «Emancipatevi dalla schiavitù mentale, la mente possiamo liberarcela solo da noi». Aridjis consapevole che non è facile parlare a chi si presenta con nome, età e periodo
«Iniziai a interessarmi della curva dopo aver letto su un muro questa scritta: “Il potere deve essere bianconero”. La cosa che mi colpì allora è che, solo qualche anno prima, sui muri al massimo si scriveva che “il potere deve essere operaio”». Così il regista e direttore del Centro di cinematografia sperimentale – sede dell’Aquila – Daniele Segre, presenta il suoi documentari dedicati ai tifosi juventini, a quattro decadi dai suoi primi lavori – Ragazzi di Stadio (1979), preceduto da Il potere deve essere bianconero (1978) – considerati prime vere inchieste sul mondo ultras italiano. Oggi alle 18.15, in occasione
