Una messa per la pace, scritta con carta e matita, in un tempo attraversato da guerre e nuove paure. Nicola Piovani sarà protagonista all’Aquila sabato 18 luglio, alla scalinata di San Bernardino, di una serata della rassegna ‘i Cantieri dell’Immaginario’ con una nuova opera sinfonico-corale commissionata dalla Società Concertistica Barattelli per gli 80 anni di attività. Il compositore premio Oscar ha parlato all’Aquila della ‘Missa pro pace’, lavoro ancora in fase di scrittura e nato da una scelta personale più che da un vincolo della commissione. “Se noi riusciamo oggi a fare un piccolo passo verso la pace significa che

Roberto Bolle per l’apertura, Nicola Piovani con una nuova “Messa pro pace”, Stefano Bollani, Giorgio Panariello, Giovanni Allevi, Ermal Meta, Gaetano Curreri e molti altri nomi tra teatro, musica, danza e racconto. È il cartellone dei “Cantieri dell’Immaginario” 2026, presentato a Palazzo Spaventa dal sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi e dal direttore artistico Leonardo De Amicis. L’edizione legata all’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura si svolgerà dal 4 luglio al 6 agosto, con la Scalinata di San Bernardino come luogo principale, insieme al Teatro San Filippo, al Ridotto del Teatro comunale, a TeatroZeta, alla chiesa di San Silvestro, a Capitignano e a Tione degli Abruzzi. Un programma ampio, costruito

Ai Weiwei si avvicina alle finestre della Sala Voliera di Palazzo Ardinghelli e guarda verso Santa Maria Paganica, ancora stretta dalle impalcature. È da quel taglio aperto sulla città che la mostra a lui dedicata trova il primo punto di contatto con L’Aquila. Dentro, i tondini d’acciaio dell’installazione ‘Straight’ riportano alla superficie il terremoto del Sichuan del 2008: le scuole crollate, gli studenti morti, il metallo piegato dalla scossa e poi raddrizzato a mano. Da domani, mercoledì 29 aprile, al 6 settembre il Maxxi L’Aquila ospita ‘Ai Weiwei: Aftershock’, allestimento curato da Tim Marlow. Il progetto arriva nell’anno dell’Aquila Capitale

Wake up

Era piena pandemia e decidemmo con i The Colleagues di lavorare su pezzi importanti come questo… Andammo in una Casa del Teatro vuota a fare le prove e Ilaria De Angelis a fare da testimone alla bellezza che si può sempre trovare anche in momenti di buio… E fu Luce e Bellezza… L’ALTRA SERA AL SAND CREEK

Prima il pianoforte, poi il coro davanti al portone, subito dopo il taglio del nastro: Giuliano Sangiorgi torna su ‘Domani’, la canta all’ingresso del San Filippo all’Aquila e coinvolge il pubblico rimasto fuori in attesa, lo stesso che poco prima lo aveva ascoltato all’interno. In quelle voci raccolte nella piazzetta, a 17 anni dal sisma, il teatro torna a vivere e si ricuce, per un momento, il filo tra ricordo e ritorno. La riapertura di uno degli spazi simbolo della città è stata salutata da istituzioni e artisti nel segno del brano collettivo nato dopo il terremoto del 2009. “Da

Quarant’anni dopo, il brano mancante si prende la rivincita. Venerdì 17 aprile i Litfiba pubblicano “17 Re”, la title track lasciata fuori dall’album del 1986 e diventata col tempo una specie di buco nero del rock italiano. La nostalgia, però, qui conta poco. Piero Pelù parla di una canzone attualizzata, nata per colpire un presente “concentrato sugli abusi del potere”. I concerti verranno dopo, compresa la tappa del 4 luglio a Pescara. Intanto arriva questo: un pezzo rimasto sepolto per quarant’anni che torna fuori con l’aria di chi ha ancora qualcosa da regolare. È da lì che riparte tutto. Non

Una ragazza di 18 anni, un sequestro del 1975, una storia che torna a parlare anche oggi. Stefano Nazzi arriverà il 19 aprile al Teatro Massimo di Pescara con “Indagini Live 2026 – Un’altra storia”, tappa abruzzese del tour costruito attorno al caso di Cristina Mazzotti, vicenda esemplare della stagione dei sequestri di persona in Italia. Il caso è tornato di attualità anche nei mesi scorsi: a inizio febbraio la Corte d’assise di Como ha condannato all’ergastolo due dei tre imputati, Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella, mentre Antonio Talia è stato assolto. Una coda giudiziaria che, a cinquant’anni dai fatti, conferma quanto

Le tracce della guerra passano per la carta, per le immagini, per l’arte, e oggi anche per gli spazi digitali. “Sarajevo, dalla guerra alla pace” riparte da qui per raccontare, a trent’anni dall’assedio, una città che continua a portare addosso i segni di quel conflitto. Il percorso nasce attorno alla necessità di raccontare Sarajevo senza ridurla a un archivio di macerie o a una sequenza di commemorazioni. Dentro si muovono la guerra, certo, ma anche ciò che ha continuato a resistere: le relazioni, i gesti di solidarietà, il lavoro culturale costruito negli anni per opporsi all’oblio. Una delle linee più

Standby

Standby, come se non dovesse succedere niente. Poi una chitarra si accende, la batteria entra piano, e il rumore diventa casa. Yawp alternative rock, ieri sera: attesa, distorsione e quel momento preciso in cui smetti di pensare e resti lì, dentro il suono.