Per alcuni sono stati una risposta necessaria all’emergenza. Per altri un simbolo delle contraddizioni del dopo terremoto. A diciassette anni dal sisma del 2009, i complessi C.A.S.E. continuano a far discutere. A quel capitolo della storia aquilana è dedicato il libro “C.A.S.E.” di Alessandro Capurso, che sarà presentato mercoledì 24 giugno, alle 18.30, nel cortile di Palazzo Micheletti, in via Castello 47, all’Aquila. L’incontro, promosso da Polarville, vedrà dialogare con l’autore Alessandro Chiappanuvoli e Fabio Iuliano. Il volume, pubblicato da Land Publishing, porta già nel titolo il riferimento all’acronimo “Complessi antisismici sostenibili ecocompatibili”, nato nella stagione dell’emergenza abitativa successiva al
Roma Jam a Let it Beer
o20Roma, un locale non molto distante dalla stazione Tiburtina. Fuori passano autobus, taxi, veicoli vari a supporto degli operatori notturni. Una fresatrice stradale si affaccia alla finestra. Dentro, invece, chitarre, voci, amplificatori, birre, facce conosciute e sconosciute che per qualche ora diventano la stessa cosa. Alla jam di Rockin’1000 alcune canzoni risuonano più del previsto. “Bullet with Butterfly Wings”, “Rockin’ in the Free World”, “Should I Stay or Should I Go”. Arrivano da anni diversi, città diverse, vite diverse. Eppure, per qualche minuto, sembrano parlare esattamente da lì: da quel punto della strada in cui ti trovi. Forse è questo
I 40 anni del Centro
Quattordici anni fa ho ricevuto una telefonata di quelle che non proprio fanno piacere. Era il giorno del mio compleanno e mi veniva comunicato che la vecchia proprietà del Centro non mi avrebbe rinnovato il contratto. Non è stata una bella notizia. Come spesso accade, però, il senso di certe svolte si capisce solo dopo molti anni. Ho continuato a fare il giornalista, ma ho dovuto imparare a percorrere anche altre strade. Alcune non le avevo scelte. Altre, col tempo, sono diventate parte di me. Senza mai allontanarmi davvero da quella iniziale. Per questo ieri, alla festa del Centro, che
“Dove i bambini vivono felici”
Durante un nostro esame di italiano, alla traccia “Descriva la sua città ideale”, una studentessa di Kharkiv ha scritto: “Una città dove non c’è la guerra e dove i bambini vivono felici”. Dodici parole. Quanto basta per capire da dove si parte quando si immagina il futuro. 📷 Foto Ramin Khatibi su Unsplash
Laboratorio di integrazione in Norvegia
Una scuola per adulti può essere molte cose insieme: aula di lingua, spazio di integrazione, punto di accesso alla comunità, luogo in cui riprendere un percorso interrotto o costruirne uno nuovo. È una delle immagini che il Cpia L’Aquila riporta dall’esperienza di job shadowing svolta in Norvegia, nell’area di Stavanger, nell’ambito del programma Erasmus+. Dopo le tappe di Madrid e Dublino, il percorso europeo del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti dell’Aquila è proseguito a Strand, nel comune di Jørpeland, dove la delegazione ha visitato una scuola per adulti e si è confrontata con docenti e operatori del sistema norvegese.
Stavanger
Pensavo di fare due passi. Sono finito a cantare Wonderwall in un karaoke norvegese con una sconosciuta. Sarebbe bene tenerlo a mente: non esiste cattivo tempo, solo programmi sbagliati. LA SERATA
Tra rocce, piccoli laghi e un cielo capace di cambiare idea ogni cinque minuti, abbiamo raggiunto Preikestolen, il Pulpit Rock, uno dei luoghi simbolo della Norvegia: una piattaforma naturale sospesa a circa 604 metri sopra il Lysefjord. Accompagnati dai docenti Endre e Olga, abbiamo vissuto un’esperienza di outdoor learning lungo un percorso di circa 4,2 km da fare andata e ritorno, con quasi 500 metri di dislivello positivo, tra vento, tratti rocciosi e panorami che cambiano a ogni passo. In Norvegia il rapporto con la natura è parte dell’identità nazionale. Camminare, stare all’aperto, attraversare il paesaggi è di fatto una
Norwegian Wood
Terza tappa del nostro percorso #ErasmusPlus dopo Madrid e Dublino. Questa volta siamo in Norvegia, nei pressi di Stavanger, per un’esperienza di job shadowing in una scuola per adulti simile al nostro Cpia. Per alcuni giorni osserveremo da vicino metodologie, organizzazione e pratiche didattiche, confrontando esperienze diverse ma unite dalla stessa idea: offrire opportunità di apprendimento a chi continua a mettersi in gioco lungo tutto l’arco della vita. Perché viaggiare significa anche tornare a casa con nuove domande, nuovi spunti e qualche idea in più
Le mappe geografiche restano appese alle pareti. I Paesi, invece, prendono posto nel cortile del Cpia L’Aquila. Sono nelle voci degli studenti, nei piatti condivisi, nei lavori artistici esposti lungo i corridoi, nelle canzoni che accompagnano la Festa multietnica di fine anno. Circa un centinaio di persone hanno partecipato all’iniziativa che ha riunito studenti, docenti, famiglie e ospiti in una giornata dedicata all’incontro tra culture, lingue e storie diverse. Per qualche ora la scuola si è trasformata in uno spazio aperto di musica, arte, teatro e convivialità, restituendo l’immagine di una comunità costruita giorno dopo giorno attraverso lo studio e
