Una ragazza di 18 anni, un sequestro del 1975, una storia che torna a parlare anche oggi. Stefano Nazzi arriverà il 19 aprile al Teatro Massimo di Pescara con “Indagini Live 2026 – Un’altra storia”, tappa abruzzese del tour costruito attorno al caso di Cristina Mazzotti, vicenda esemplare della stagione dei sequestri di persona in Italia. Il caso è tornato di attualità anche nei mesi scorsi: a inizio febbraio la Corte d’assise di Como ha condannato all’ergastolo due dei tre imputati, Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella, mentre Antonio Talia è stato assolto. Una coda giudiziaria che, a cinquant’anni dai fatti, conferma quanto

Le tracce della guerra passano per la carta, per le immagini, per l’arte, e oggi anche per gli spazi digitali. “Sarajevo, dalla guerra alla pace” riparte da qui per raccontare, a trent’anni dall’assedio, una città che continua a portare addosso i segni di quel conflitto. Il percorso nasce attorno alla necessità di raccontare Sarajevo senza ridurla a un archivio di macerie o a una sequenza di commemorazioni. Dentro si muovono la guerra, certo, ma anche ciò che ha continuato a resistere: le relazioni, i gesti di solidarietà, il lavoro culturale costruito negli anni per opporsi all’oblio. Una delle linee più

Standby

Standby, come se non dovesse succedere niente. Poi una chitarra si accende, la batteria entra piano, e il rumore diventa casa. Yawp alternative rock, ieri sera: attesa, distorsione e quel momento preciso in cui smetti di pensare e resti lì, dentro il suono.

La strada come spazio da attraversare insieme, il corpo come linguaggio, la comunità come materia viva in movimento. Marinella Senatore racconta così ‘The School of Narrative Dance’, il progetto partecipativo che culminerà domenica 7 giugno in una parata urbana nel centro storico dell’Aquila, lungo la geografia di una città che l’artista campana guarda non con l’occhio distratto di chi arriva da fuori, ma con un rispetto dichiarato, quasi trattenuto. “Sto incontrando una realtà pazzesca, molto resiliente, ma tanto, tanto dignitosa, per la quale nutro un profondo rispetto – dice all’ANSA -. Qui andiamo a celebrare una comunità ferita, molto variegata,

Wasteland

Aprile è il più crudele dei mesi, genera Lillà da terra morta, confondendo Memoria e desiderio, risvegliando Le radici sopite con la pioggia della primavera. L’inverno ci mantenne al caldo, ottuse Con immemore neve la terra, nutrì Con secchi tuberi una vita misera. April is the cruellest month, breeding Lilacs out of the dead land, mixing Memory and desire, stirring Dull roots with spring rain. Winter kept us warm, covering Earth in forgetful snow, feeding A little life with dried tubers. (T.S. Eliot)

Un fascio di luce azzurra sale da Palazzo Margherita, sede del Comune. All’Emiciclo il silenzio tiene, finché non lo attraversa la Sarabanda di Haendel eseguita dal quartetto d’archi e clavicembalo dei Solisti Aquilani. Comincia così, nella sera di Pasqua, la commemorazione del 17/o anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, che all’Aquila e nei comuni vicini costò la vita a 309 persone. La gente arriva piano e si ferma davanti al telo con i nomi delle vittime stampati in rosso. Quest’anno non c’è la fiaccolata. C’è una città che resta, raccolta tra la musica, i nomi letti uno a uno,

Non tutto merita di seguirci. Alcune cose restano dove sono finite. Uscire non basta. Bisogna uscire leggeri.

L’attesa

Nel sepolcro, Gesù, la Parola vivente del Padre, tace. Ma è proprio in quel silenzio che la vita nuova inizia a fermentare. Come un seme nella terra, come il buio prima dell’alba. Dio non ha paura del tempo che passa, perché è Signore anche dell’attesa. Così, anche il nostro tempo “inutile”, quello delle pause, dei vuoti, dei momenti sterili, può diventare grembo di risurrezione. Ogni silenzio accolto può essere la premessa di una Parola nuova. Ogni tempo sospeso può diventare tempo di grazia, se lo offriamo a Dio. Gesù, sepolto nella terra, è il volto mite di un Dio che

Il cielo smette di pesare sulle pietre, si apre quel tanto che basta. Dopo giorni di pioggia, la città torna a guardare in alto e ritrova la luna. Anche il Venerdì Santo, per un attimo, sembra già voltarsi verso la Pasqua. Poi alle 20 si scende in strada: dalla basilica di San Bernardino parte la Processione del Venerdì Santo, appuntamento tra i più sentiti della tradizione aquilana. Settant’anni di storia tornano a muoversi lungo un percorso che si ripete e ogni volta cambia passo: piazza San Bernardino, corso Principe Umberto, piazza Palazzo, via Marrelli, piazza Duomo, quindi la risalita su