Per settimane, per mesi vi abbiamo raccontato gli sviluppi di una vicenda giudiziaria che riporta a uno dei capitoli più bui dell’assedio di Sarajevo. È l’inchiesta della Procura di Milano sui presunti “cecchini del weekend”: italiani che negli anni Novanta avrebbero pagato per raggiungere le postazioni delle milizie serbo-bosniache e sparare contro i civili. Abbiamo seguito gli interrogatori e le perquisizioni nell’ambito di un’inchiesta guarda le alture intorno alla città, dalla prospettiva di un mirino. Questa storia scende invece lungo le strade di Sarajevo, dove per quasi quattro anni un tassista continuò a guidare sotto il tiro dei cecchini. Si
Road to Venice
Va detto che a essere scarso sono scarso. Stamattina sono andato a correre con mio figlio. Sulle distanze brevi mi batte a mani basse: è più reattivo, più veloce e, dettaglio non trascurabile, ha sedici anni in meno. Parecchi più di sedici, in realtà, ma sorvoliamo. Sulle distanze lunghe, però, cambia qualcosa. Lui parte forte, arriva fin dove ne ha e poi gira verso casa. Io invece vado piano. Molto piano. Con quella dignitosa lentezza di chi non ha alcuna intenzione di impressionare Strava. Io manco ce l’ho, Strava. Però continuo. Così alla fine lui arriva sempre prima di me.
Una partita a beach
“Come giochi a beach volley?” Ah boh. Un po’ come quando a Rockin’1000 ti passano una canzone degli AC/DC… tutta un’ottava sotto rispetto alla linea vocale originale
Prima del giro di boa
Mi capita spesso di nuotare verso una boa a circa trecento metri dalla riva. In quel pezzetto di mare sei solo davvero. Niente telefono, niente notifiche, nessuno con cui parlare. Solo il rumore dell’acqua, il respiro e una bracciata dopo l’altra. Ogni tanto alzi la testa per cercare la boa e hai quasi l’impressione che sia rimasta esattamente dov’era. Che tutta quell’acqua smistata non l’abbia avvicinata di un metro. Talvolta sparisce fra le onde: è sempre lì solo che non puoi vederla, puoi solo nuotare in quello che immagini sia la sua direzione. Ma continui. Poi, quando ti allontani abbastanza
«Sono un bibliofilo. Entro in una libreria, compro venti libri e magari ne leggo solo due. Ma sapere che sono lì, che domani posso prenderli, mi dà sicurezza. Allo stesso modo, sapere che c’era Francesco, che pensava e che scriveva, mi faceva stare bene». Danilo Sacco trova nelle pile di libri accumulate dentro casa l’immagine per raccontare il vuoto lasciato da Francesco Guccini: non soltanto la scomparsa di un autore che ha segnato una parte decisiva della sua vita musicale, ma la perdita di una presenza che sembrava destinata a esserci sempre. «Il fatto che fosse vivo, anche a centinaia di chilometri
Rock in Centro a Casali d’Aschi
Casali d’Aschi, ultimo appuntamento di questo segmento estivo di Rock’in CentRo. Altre date si aggiungeranno. E ieri è venuto a trovarmi Luca, che vive a Dublino. Abbiamo parlato di Glen Hansard, di viaggi improbabili e di quelle estati in cui avevamo sedici anni e mezzo e il tempo sembrava una cosa praticamente inesauribile. Poi cresci e scopri che inesauribile non era affatto. Restano però amici, canzoni e quella capacità, ogni tanto, di ritrovarsi trent’anni dopo e riprendere un discorso come se fosse rimasto sospeso soltanto per qualche minuto. Del resto Guccini, in Lettera, diceva qualcosa come: “Ma il tempo, il
Long Nights
Verso la costa, di ritorno da un concerto di Rock in Centro a Casali d’Aschi. La Torre Piccolomini di Pescina, una mezzaluna accanto e quella strana sensazione che alcune notti sappiano esattamente dove mettersi.
Setak: “Aiutatemi a ritrovare l’iPad”
Uno zaino nero lasciato sul palco e scomparso nel caos della festa. Dentro c’è un vecchio iPad appartenuto al padre Vincenzo, con fotografie, note personali e materiali che per Nicola Pomponi, in arte Setak, hanno un valore impossibile da misurare. È successo al termine del concerto del primo agosto a Torre de’ Passeri, durante Centrissimo, la festa per i quarant’anni del quotidiano Il Centro. Non è ancora chiaro se lo zaino sia stato raccolto per errore oppure portato via. Setak ha affidato ai social un appello, nella speranza che qualcuno lo abbia visto o possa fornire indicazioni. «All’interno c’era un vecchio iPad che,
I Tiromancino e l’energia del pop-rock a Roseto
«Abbiamo costruito un repertorio molto riconoscibile, in qualche modo identitario. Gli arrangiamenti possono cambiare, ma l’ossatura resta la stessa». Federico Zampaglione racconta così i Tiromancino di oggi, oltre trent’anni dopo l’inizio di una storia musicale capace di attraversare formazioni, linguaggi e stagioni diverse senza perdere una propria fisionomia. Mercoledì 5 agosto, la band apre all’antistadio “Fonte dell’Olmo” di Roseto degli Abruzzi l’undicesima edizione di “Emozioni in Musica”, che proseguirà giovedì con Serena Brancale con il ‘Sacro Tour’, tra soul, R&B, jazz e sonorità mediterranee, accompagnata da otto musicisti e otto ballerini. La chiusura, venerdì 7 agosto, sarà affidata a Levante con ‘Dell’amore
