Per me Don’t Look Back in Anger è una sera a Parigi del 2022, il 14 maggio credo. Sono allo Stade de France, alla mia prima volta con Rockin’1000. Sento ancora un po’ la tensione mentre guardo le migliaia di telefoni accesi sugli spalti a pochi metri dalle prime file dei microfoni. You said that you’d never been But all the things that you’ve seen Will slowly fade away A vedere quelle luci, mi viene in mente il cimitero di notte, i lumini davanti alle tombe. Penso a mio padre mentre canto. Poi ad altre persone, anche a quelle che

Una scultura in acciaio raffigura l’artista cinese Ai Weiwei mentre conduce una carriola da cantiere. È “Figure and wheelbarrow for L’Aquila”, inaugurata oggi pomeriggio davanti a Palazzo dell’Emiciclo. Alta quasi tre metri e lunga 3 metri e 40, l’opera è stata ideata appositamente per la città, con la curatela di Giacinto Di Pietrantonio, nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Il progetto prosegue il rapporto con Ai Weiwei avviato con la recente retrospettiva “Aftershock” al MAXXI L’Aquila. Per l’inaugurazione, l’artista ha affidato a un messaggio video il racconto della genesi della scultura. L’idea nasce da un sopralluogo del luglio 2025,

Un legame durato quasi vent’anni, fatto di insegnamento, ricerca e produzione artistica. Il Muspac dell’Aquila dedica a Fabio Mauri, nel centenario della nascita, la mostra “Lo scandalo dello spirito”, aperta fino al 30 settembre negli spazi di Piazza d’Arti e realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Mauri, nato a Roma nel 1926 e morto nel 2009, insegnò Estetica all’Accademia aquilana dal 1979 al 1996, intrecciando la sua attività didattica con le esperienze del Centro Multimediale ‘Quarto di Santa Giusta’ e del Muspac. Il percorso raccoglie opere, fotografie, video, documenti e materiali d’archivio legati ad alcuni momenti centrali

avanti a “Con l’arco nero” del 1912 restano ancora alcune forme riconoscibili, o almeno la tentazione di cercarle. Poi lo sguardo si perde tra una grande massa rossa, campiture chiare, linee nere che attraversano la tela e colori che sembrano spingersi l’uno contro l’altro. Qualche sala più avanti, cerchi e geometrie galleggiano sulle pareti di uno spazio immersivo e si moltiplicano negli specchi. In mezzo c’è quasi tutta la storia di Vassily Kandinsky: il momento in cui la pittura smette progressivamente di raccontare ciò che l’occhio vede e dialoga con la musica. È il filo che attraversa la mostra dedicata

La bandiera di Street Science sventola sulle mura di Rocca Calascio. È l’immagine che apre simbolicamente l’edizione 2026 della manifestazione dell’Università dell’Aquila dedicata alla divulgazione scientifica, in programma dal 20 al 27 settembre. Più di 130 persone hanno partecipato sabato mattina alla prima Street Science Trek&Flag, con partenza da Santo Stefano di Sessanio, salita verso Rocca Calascio e ritorno al punto di partenza. Dieci chilometri complessivi, con un dislivello tra 250 e 350 metri, affrontati con temperature adatte alla camminata. Il rettore Fabio Graziosi ha percorso l’intero itinerario insieme al gruppo. Sotto la Rocca i partecipanti sono stati accolti dal sindaco di Calascio, Paolo

Da Vasco Rossi a Fabrizio De André, passando per Ivan Graziani e i Litfiba. Poi Jimi Hendrix, con “Red House”, a riportare l’ascolto verso il blues. Il viaggio nel rock italiano al quale ho partecipato nei giorni scorsi, al Centro diurno psichiatrico della Asl 1 dell’Aquila, aveva un repertorio largo e parecchie possibilità di deviare dal percorso. L’invito è arrivato da Stefano Ventruto, nell’ambito dell’attività di musicoterapia di gruppo con il metodo Music Hospital. Ho portato il mio contributo di giornalista musicale e musicista, affiancando il lavoro del conduttore e dei partecipanti. Abbiamo presentato, ascoltato e analizzato insieme le canzoni.

Erano gli anni Novanta e certe cose costavano poco, altre moltissimo. La Guinness rientrava nella seconda categoria. Tremila, forse quattromila lire a lattina. Per noi bastava questo a trasformarla in un bene di lusso. Io, Simone e Antonello stavamo spesso sul tetto di un palazzo di dieci piani. La chiave non era nostra. L’avevamo presa a un’amica che non voleva farcene fare una copia. Sarebbero bastati pochi spicci dal fabbro, ma vuoi mettere l’originale? Quel tetto era il posto dove si andava quando non si sapeva bene dove andare. Una sera Simone dice che ha un’idea. “Io della Guinness sono

Il pianoforte di Oscar Pizzo ha accompagnato l’ultima giornata di Performative al Maxxi. Nella Sala del Camino, il musicista e curatore ha interpretato “For Cornelius” di Alvin Curran, dedicato al compositore Cornelius Cardew. Un’esecuzione intensa, tra i momenti più forti della domenica che ha concluso la sesta edizione del festival: oltre cinquanta appuntamenti in tre giorni, con il pubblico libero di attraversare Palazzo Ardinghelli seguendo il suono proveniente da una sala o fermandosi davanti a una performance. Pizzo, quest’anno alla curatela con Fanny Borel, ha indicato una direzione precisa: «Lavorare con la città, con i ragazzi, con le persone che

La politica offre già uno spettacolo tale da mettere in difficoltà chi deve farne satira. Valerio Aprea lo osserva ogni volta che una notizia sembra togliere spazio all’invenzione: «La realtà spesso e volentieri supera la satira». L’attore di “Boris” e della trilogia “Smetto quando voglio”, volto dei monologhi di “Propaganda Live”, sarà domenica alle 18 al Maxxi L’Aquila con “Il (vero) problema di questo Paese”. Il libro, di Marco Dambrosio, in arte Makkox, con Valerio Aprea, pubblicato da Solferino, raccoglie 34 monologhi televisivi rielaborati per la pagina. Nel racconto che dà il titolo al volume, un passaggio a livello diventa la presunta origine