La bandiera di Street Science sventola sulle mura di Rocca Calascio. È l’immagine che apre simbolicamente l’edizione 2026 della manifestazione dell’Università dell’Aquila dedicata alla divulgazione scientifica, in programma dal 20 al 27 settembre. Più di 130 persone hanno partecipato sabato mattina alla prima Street Science Trek&Flag, con partenza da Santo Stefano di Sessanio, salita verso Rocca Calascio e ritorno al punto di partenza. Dieci chilometri complessivi, con un dislivello tra 250 e 350 metri, affrontati con temperature adatte alla camminata. Il rettore Fabio Graziosi ha percorso l’intero itinerario insieme al gruppo. Sotto la Rocca i partecipanti sono stati accolti dal sindaco di Calascio, Paolo
Da Vasco Rossi a Fabrizio De André, passando per Ivan Graziani e i Litfiba. Poi Jimi Hendrix, con “Red House”, a riportare l’ascolto verso il blues. Il viaggio nel rock italiano al quale ho partecipato nei giorni scorsi, al Centro diurno psichiatrico della Asl 1 dell’Aquila, aveva un repertorio largo e parecchie possibilità di deviare dal percorso. L’invito è arrivato da Stefano Ventruto, nell’ambito dell’attività di musicoterapia di gruppo con il metodo Music Hospital. Ho portato il mio contributo di giornalista musicale e musicista, affiancando il lavoro del conduttore e dei partecipanti. Abbiamo presentato, ascoltato e analizzato insieme le canzoni.
Tre quarti di Guinness
Erano gli anni Novanta e certe cose costavano poco, altre moltissimo. La Guinness rientrava nella seconda categoria. Tremila, forse quattromila lire a lattina. Per noi bastava questo a trasformarla in un bene di lusso. Io, Simone e Antonello stavamo spesso sul tetto di un palazzo di dieci piani. La chiave non era nostra. L’avevamo presa a un’amica che non voleva farcene fare una copia. Sarebbero bastati pochi spicci dal fabbro, ma vuoi mettere l’originale? Quel tetto era il posto dove si andava quando non si sapeva bene dove andare. Una sera Simone dice che ha un’idea. “Io della Guinness sono
Il pianoforte di Oscar Pizzo ha accompagnato l’ultima giornata di Performative al Maxxi. Nella Sala del Camino, il musicista e curatore ha interpretato “For Cornelius” di Alvin Curran, dedicato al compositore Cornelius Cardew. Un’esecuzione intensa, tra i momenti più forti della domenica che ha concluso la sesta edizione del festival: oltre cinquanta appuntamenti in tre giorni, con il pubblico libero di attraversare Palazzo Ardinghelli seguendo il suono proveniente da una sala o fermandosi davanti a una performance. Pizzo, quest’anno alla curatela con Fanny Borel, ha indicato una direzione precisa: «Lavorare con la città, con i ragazzi, con le persone che
Intervista, Aprea a Performative 06
La politica offre già uno spettacolo tale da mettere in difficoltà chi deve farne satira. Valerio Aprea lo osserva ogni volta che una notizia sembra togliere spazio all’invenzione: «La realtà spesso e volentieri supera la satira». L’attore di “Boris” e della trilogia “Smetto quando voglio”, volto dei monologhi di “Propaganda Live”, sarà domenica alle 18 al Maxxi L’Aquila con “Il (vero) problema di questo Paese”. Il libro, di Marco Dambrosio, in arte Makkox, con Valerio Aprea, pubblicato da Solferino, raccoglie 34 monologhi televisivi rielaborati per la pagina. Nel racconto che dà il titolo al volume, un passaggio a livello diventa la presunta origine
Cento metronomi in funzione nella stessa sala. Il suono cambia mentre, uno dopo l’altro, si fermano: l’esecuzione finisce quando si arresta l’ultimo. Il “Poema sinfonico per 100 metronomi” di György Ligeti è uno dei lavori in programma a “Performative”, il festival che dall’11 al 13 settembre torna al Maxxi L’Aquila per la sesta edizione. Cinquanta appuntamenti gratuiti, con Palazzo Ardinghelli come sede centrale e alcune performance nella piazza antistante. Fanny Borel e Oscar Pizzo firmano la curatela. Il tema scelto, “Combinatorie”, riguarda anche il pubblico: nelle sale si svolgeranno più eventi contemporaneamente, alcuni ripetuti nel corso della giornata. Si potrà
Jazz per le terre del sisma, un format che tiene
Quasi 30mila presenze nel centro storico durante il fine settimana. È la stima degli organizzatori della dodicesima edizione del “Jazz italiano per le terre del sisma”, in un centro frequentato anche dai turisti di fine estate. Il bel tempo ha favorito le uscite e gli spostamenti fra i concerti, distribuiti nelle piazze e nei cortili. Una parte del festival è passata dalle librerie. A Polarville Stefano Zenni ha dedicato a John Coltrane l’incontro “Nascita di un capolavoro. Come John Coltrane ha creato A Love Supreme”, nel centenario della nascita del sassofonista. Un’occasione per approfondire la costruzione del disco oltre l’ascolto
I genitori conoscono le parole quanto i figli, anzi molto di più. Alla Villa Comunale migliaia di persone cantano con Cristina D’Avena, protagonista ieri sera del minilive della diciassettesima edizione di “Sulle Tracce del Drago”. Davanti al palco ci sono bambini e adulti cresciuti con le sigle che l’artista interpreta da oltre quarant’anni. La sera precedente era stato Giorgio Vanni a tenere banco, nello stesso spazio. Due serate dedicate alle voci dei cartoni animati, con un pubblico che attraversa le generazioni. Il repertorio di D’Avena ripercorre la storia dei cartoni in televisione: da “Occhi di gatto” a “Kiss Me Licia”, passando per “Mila
Il soffio del sassofono, una chitarra spinta fuori dal suo suono abituale, i movimenti dei danzatori a pochi passi dal pubblico. Poi la tromba solitaria, le voci e le piccole percussioni. Palazzo Benedetti ha attraversato le due giornate del “Jazz italiano per le terre del sisma” trasformando il cortile di via Sassa in uno dei laboratori più raccolti della manifestazione. Sei appuntamenti, quasi tutti costruiti su organici minimi, nei quali ogni nota restava esposta. Alle spalle dei musicisti continuava il percorso nelle arti visive. I volti dipinti da Maria Gabriella Ludovici, le strutture di Alik Cavaliere, il ricordo ancora recente degli arazzi
