Alle 20.46, a Piazza di Siena, il passato lascia il posto a una chitarra acustica. Sui ledwall è appena terminato il filmato del concerto di Claudio Baglioni del 24 ottobre 1982, quello di “Alé-oó”. Le ultime immagini sono accompagnate da “Avrai”, scritta per il figlio Giovanni, nato proprio quell’anno. Quarantaquattro anni dopo è lui a entrare sul palco per eseguire “Get Up!”, seguito da “Roots”. Le radici, appunto. Tra il pubblico qualcuno bofonchia in romanesco, poco convinto: “… ‘Nsomma, sentiamo un po’ queste radici…”. Giovanni prosegue con la sua chitarra, costruendo melodie e accompagnamenti attraverso tapping e fingerstyle. Più tardi

«Non farsi domande è comodo. E Guccini, comodo non lo è affatto». Danilo Sacco parte da qui: dal fastidio di guardarsi dentro, riconoscere i propri limiti, provare a superarli, trascendere in qualche modo. È questo che si sta preparando a portare nei teatri con Danilo Sacco canta Guccini, insieme alle canzoni che interpreta da una vita. «Cercherò di portare sul palco anche il suo spirito, quello che mi ha lasciato, quello che mi ha insegnato». Per spiegarlo tira in ballo il professor Keating, il docente interpretato da Robin Williams, in quel capolavoro di Peter Weir che è L’Attimo fuggente: «Siamo

Una corsa nella sera di Halloween, con due distanze e le prove giovanili. Federico Ciocca e Monica Foglia vincono l’Urban Trail di Barisciano del 31 ottobre: 9,7 chilometri per la competitiva, conclusa da 69 atleti, e 6 per la non competitiva, con 19 arrivati. Durante la manifestazione è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo di Vanessa Di Nardo, scomparsa prematuramente. La competitiva: Ciocca e Foglia al primo posto Ciocca, dell’Atletica Abruzzo L’Aquila, chiude in 36’57”, davanti a Carlo Silvagni della Live Your Mountain, secondo in 38’13”, e Marco Pezzopane dell’Academy Atletica Abruzzo, terzo in 38’26”. Seguono Davide De

A teatro Andrea Spezzacatena può avere anche 27 anni. Può voltarsi indietro, raccontare quello che è successo, immaginare una vita che nella realtà gli è stata negata. È una delle intuizioni più interessanti del musical “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, diretto da Massimo Romeo Piparo, arrivato alTeatro Sistina di Roma con la prima del 29 ottobre. La storia è quella che il cinema ha già portato nelle sale, ma sul palcoscenico cambia il modo di raccontarla. Soprattutto quando entra in gioco la musica. L’adattamento, firmato da Piparo insieme a Roberto Proia, sceneggiatore dell’omonimo film, ripercorre la vicenda di Andrea, il

Gianni Belleno ricorda ancora la paura di entrare in studio per suonare con un’orchestra, quando il rock dei New Trolls stava per incontrare la scrittura di Luis Bacalov. «Vedere dei professori che quasi si inchinavano davanti a noi mi sembrava assurdo. Ero veramente emozionato». Era il 1971, l’anno del “Concerto grosso per i New Trolls“. Domani, alle 21, quella musica arriverà al Teatro dei Marsi per la stagione di Harmonia Novissima. Sul palco gli Of New Trolls, la formazione con cui Belleno e Nico Di Palo, entrambi nel gruppo originario, portano avanti il repertorio della band genovese. Con loro Claudio

“Non me lo dire”

“Buccia di banana, nocciolina americana. Se qualcosa non va bene, me lo dici a me. Ma se tutto va bene, non me lo dire”. Ottavo chilometro della Maratona di Venezia. Ho appena mangiato un paninetto al prosciutto rimediato per strada, “perché altrimenti che li abbiamo uccisi a fare, questi maiali?”, come va dicendo l’allevatore locale che me lo offre in alternativa alle banane. E mi torna in mente una canzone che mi ero inventato quando avevo cinque anni e mezzo. Non so perché. Non ci pensavo da tempo. Eppure eccola lì, completa di melodia e parole senza senso. O forse

E poi c’è l’oceano. Quello non lo puoi nemmeno fingere di conoscere. Ti avvolge, ti fa perdere i riferimenti. Puoi nuotarci dentro, attraversarlo, passare ore a fissarlo. Lui non si accorge neppure che ci sei. Mi piace questa sua indifferenza. L’oceano non ha bisogno di te, non ti offre spiegazioni e soprattutto non si lascia portare a casa come un souvenir. Al massimo ti lascia addosso un po’ di sale. E qualche domanda… (da Fabio Iuliano, il mestiere di attraversare di Lucia Guida) Foto di Ivan Bandura su Unsplash

Di solito sono io a fare le domande. Questa volta rispondo, in un’intervista su Mentinfuga che attraversa il mio percorso tra giornalismo, insegnamento, musica e sport. Un’occasione per fermarmi a raccontare esperienze che spesso, nelle mie giornate, si intrecciano più di quanto sembri. Grazie a Lucia Guida e alla redazione per l’attenzione e per avermi dato questo spazio. L’intervista a questo link

“L’arte è vita. La vita è arte. L’importanza di entrambe è al tempo stesso esagerata e fraintesa. L’arte non ha un significato perché ne ha molti, infiniti. L’arte è diversa per ogni individuo, ed è definibile solo dal singolo individuo. Non esistono risposte fisse, solo domande”. Basterebbero queste parole, tratte dai diari di Keith Haring, per raccontare la mostra che Roma gli dedica a Palazzo Braschi. Oltre 140 opere per attraversare l’universo di un artista che ha portato l’arte fuori dai musei, sui muri e nelle metropolitane di New York, mescolando cultura pop, musica, politica e impegno civile. I bambini