Due sedie di plastica, un bagno chimico e una tenda blu del ministero dell’Interno la cui collocazione, a ridosso degli impianti sportivi di Centi Colella, riporta la mente a un vissuto di undici anni fa. È lì che due persone

Simona Molinari ha vissuto da vicino la tragedia del terremoto del 2009 e il successivo processo di ricostruzione. Lento e faticoso ma dai risultati tangibili, tanto da permettere a un’intera comunità di guardare al presente con rinnovata speranza. Un sentimento

L’Aquila, il capoluogo D’Abruzzo, terra tremante e tosta, reagisce di nuovo ad un evento che limita la vita della città e lo fa con dei bigliettini d’amore. Da quel 6 aprile del 2009 la città in questi, quasi, 11 anni

Un girello per bambini si fa strada tra le colonne di cemento della piastra alla fine del viale. Unico elemento di colore in un garage altrimenti grigio e spoglio. Il silenzio lascia spazio a qualche soffio di vento che accarezza

«Da qui, messere, si domina la valle». Si può dirla con le parole dell’Ariosto, assortite con la musica del Banco del mutuo soccorso: ben definiscono la vista che si gode dalle palazzine alte del Progetto Case di Camarda. Un altro

Auditorium sold out, nel cuore del centro storico dell’Aquila, per “Ric[amo] nel blues”, spettacolo in musica e parole in omaggio alle canzoni che trent’anni fa consacrarono Zucchero Fornaciari, con il suo album “Oro, incenso e birra” (1989) come icona del blues italiano nel

Posto che l’ordinanza antibotti in parte viene ignorata, da un po’ di tempo a questa parte c’è da dire però che i fuochi di Capodanno arrivano piuttosto in sordina. Solo qualche anno fa, a ridosso della mezzanotte, partivano delle vere

«La mia è la voglia di rendere omaggio, attraverso la mia musica e il mio lavoro, a una terra che mi ha dato tanto». Simona Molinari torna in Abruzzo e lo fa con due date a ritmo di jazz e

«Si vede così tanto che mi dispiace, ve’?». Scherza, ma neanche più di tanto, Andrea “Sisò” Di Giandomenico negli spogliatoi, fa fatica a nascondere la delusione: per chi sa di essere, forse, l’allenatore più vincente nella storia della Federugby, la mancata possibilità di

Che strano effetto fanno gli edifici di notte, quando sembra tutto più piccolo, più vicino. Sai bene che forme e distanze sono le stesse del giorno, ma la luce artificiale disegna prospettive inedite tra gli strati cutanei del conscio. Alle