La prima notte a Sarajevo passa dall’Hotel Story. Una stanza normale – tre stelle spacciate per quattro –luci normali, il genere di normalità che in questa città ha sempre qualcosa di sospetto. Fuori l’aria taglia e la città sembra quieta. Dentro il corpo si abitua in fretta. È quello che sanno fare le città: ti ospitano come se nulla fosse, poi ti consegnano una strada, una collina, una foto scolorita. Pochi metri e qualche bicchiere di rakija più avanti, Sarajevo ti mette una bussola sotto i piedi. Una rosa dei venti incastonata sull’asfalto di Ferhadija, il punto in cui la città mitteleuropea

L’Aquila ha dedicado más de una década y media a recomponerse tras el trauma del terremoto de 2009. En 2026, la ciudad luce por fin la insignia de Capital Italiana de la Cultura, y con ella aflora una pregunta tan simple como incómoda: ¿qué significa un año de efervescencia cultural en un lugar donde la vida pública ha estado, literalmente, en fase de reparación durante años? Los organizadores apuestan por un programa extendido en el tiempo. Con más de 300 citas repartidas a lo largo del calendario, buscan evitar la saturación de una temporada corta y sostener un flujo continuo.

La notte arriva presto. Scivola lungo i muri, entra nei vestiti, resta. Il freddo non fa rumore, lavora con pazienza. Prima le mani, poi i piedi, poi la schiena che cerca un angolo meno duro dell’asfalto. Si resta svegli per non perdere calore. Ci si muove poco, perché muoversi stanca. Le scarpe sai che non le devi togliere, neppure quando fanno male. L’umidità risale dal basso e si appiccica alle ossa. Le luci passano, i passi anche. Nessuno si ferma. Il tempo si misura con il respiro, corto, controllato. Quando arriva il mattino non è che cambi molto. È solo

Capodanno, di solito, è una trappola: aspettative alte, musica sparata, gente che si convince che a mezzanotte cambi la vita. Noi, formazione The Colleagues, abbiamo fatto una scelta diversa: abbiamo suonato. E a un certo punto ci siamo accorti che la serata stava andando via leggera, senza sforzo, come quando sei in un posto giusto e non devi dimostrare niente a nessuno. Il giro era partito qualche giorno prima, sabato 27 dicembre, al Bar Sand Creek all’Aquila. Locale caldo, luci giuste, facce amiche e quell’aria da “ok, facciamo musica e basta”. Un live che ha fatto da lancio perfetto: pochi

Un pomeriggio normale, di quelli che nelle residenze rischiano di assomigliarsi tutti, è finito per prendere un’altra piega: la tombolata si è trasformata in una piccola festa fatta di musica, partecipazione e leggerezza. Merito dell’energia del gruppo del Centro sociale Torrione San Francesco – Italo Iuliano, coordinato da Aurelia D’Andrea, che ha portato in Residenza calore e presenza vera, senza troppi fronzoli. A condividere il momento anche la presidente dell’Istituzione, Daniela Bafile, che ha partecipato alla giornata insieme agli ospiti. Tra una cartella e l’altra, canti e musica dal vivo hanno accompagnato il pomeriggio. A dare ritmo e atmosfera anche

La sentinella di luce

Se ne sta lì, immobile, come una bestia venuta dal Nord che ha smarrito la rotta e si è fermata quando la festa era già iniziata. Una renna gigantesca, un’architettura di luce piantata in mezzo al corso, con le cuffie premute sulle orecchie: forse per ascoltare qualcosa di suo, forse per difendersi dal frastuono del “torniamo come prima”. A L’Aquila il Natale cammina così, con passo lento e concreto. Le luminarie fanno il loro mestiere: tengono acceso un margine, disegnano una presenza. Dietro restano i teli, i ponteggi, le facciate sospese, come un corpo che sta ancora guarendo e non

“La solidarietà… ❤️ Oggi è stata un’esplosione di emozioni!!! Ci avete travolto!!! Ci siamo travolti!!! Credo l’evento più bello che abbia mai fatto!!! Il valore del sorriso di un bambino non è paragonabile a nulla, e oggi abbiamo cercato almeno di assicurarcene qualcuno . In ogni dono c’è un po della stessa magia che ci ha visti uniti dagli abbracci più belli che si possono ricevere e donare . Un grazie di cuore a tutti, anche a chi non è potuto esserci ma ha fatto in modo di poter partecipare. L’anima, spesso, ha un nome e cognome, ma non sempre

Concerto rock collettivo, luci di Natale e profumo di vin brulé. A San Benedetto dei Marsi l’8 dicembre piazza Risorgimento si è trasformata in un piccolo festival: con “Rock in Christmas”, versione natalizia del progetto “Rock in Centro”, una super band formata da oltre cinquanta musicisti ha animato l’accensione dell’albero di Natale. L’idea, firmata da Claudio Baruffa e Guido Villa, ha portato nel cuore dell’inverno lo spirito delle jam estive tra Tagliacozzo e Pescina. Strumentisti e voci di generazioni diverse hanno condiviso arrangiamenti corali costruiti sui classici del rock, in un passaggio continuo tra chi ha scoperto quei brani sui vinili e chi li ascolta oggi

Oltre trecento eventi in trecento giorni per raccontare la rinascita di un territorio policentrico, quello dell’Appennino che porta ancora addosso la ferita del sisma del 2009. È la cornice del programma di “L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026”, presentato a Roma, nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri in Largo Chigi. IL PROGETTO. Il progetto – che prenderà il via con una cerimonia ufficiale il prossimo 17 gennaio – si distingue per il suo forte valore identitario, frutto di un percorso partecipato che mette al centro le città medie e le aree interne fragili dell’Appennino, definendo un modello esportabile