Il primo contatto con la frontiera israeliana lo abbiamo avuto in Betania, sulle sponde del Giordano – o di quello che è rimasto di questo fiume dopo secoli di siccità. In corrispondenza del sito dove si ritiene ubicata la fonte battesimale di Gesù, ci sono due punti di confluenza dei turisti nelle Holy Lands, quello della riva giordana e quello della riva israeliana.Abbiamo raggiunto il fiume in mattinata partendo da Amman e lasciando la macchina in un apposito parcheggio da dove ogni giorno si muovono decine di pullman per il tour guidato dell’area, ufficialmente l’unico modo che si ha di accedere

Roma – venerdì 27 giugno 2000 – aeroporto Leonardo da Vinci, arrivo al banco check-in dell’American Airlines alle 11.00 circa. Sono diretto a Monterrey in Messico, per un forum internazionale sullo sport alla quale prendo parte come rappresentante studenti. Con me ci sono Andrea di Trento, Franco di Bari, il professor Isler dell’Università di Trieste e Francesca, una studentessa di Venezia veramente niente male.  Dobbiamo fare due scali: Chicago e Los Angeles, chissà perché poi, dopotutto Monterrey ha lo stesso fuso orario di Chicago (7 ore di differenza con l’Italia). Che senso ha dover volare fino a L.A. (9 ore

Con “L’animale femmina” (Einaudi), il suo romanzo d’esordio, ha lasciato un segno nel panorama letterario nazionale, affrontando complesse dinamiche interpersonali con una scrittura elegante e curata. Emanuela Canepa, vincitrice del premio Calvino 2017 proprio grazie a questo volume, è all’Aquila per parlarne, ospite della libreria InMondadori Maccarrone. L’autrice, romana di nascita ma vive a Padova dove fa la bibliotecaria all’università, sarà a colloquio con Stefano Carnicelli, mentre Barbara Bologna leggerà alcuni estratti del volume. Protagonista della vicenda è Rosita Mulè è una giovane che studia medicina a Padova. L’università vuole essere anche una separazione, una fuga da una madre che

Doppio appuntamento per Lithium 48 (Aurora edizioni), un thriller fanta-psicologico a firma di Fabio Iuliano. Dopo le tappe dello scorso anno, in varie librerie del centro Italia, il volume verrà presentato per la prima volta a Pescara, nella libreria LaFeltrinelli. Un incontro che ha visto la partecipazione della giornalista Ylenia Gifuni e dell’attrice Barbara Bologna. Proprio quest’ultima, sabato 9 marzo a L’Aquila, sarà la protagonista, insieme con Alberto Santucci, di “Ossessivamente “, un libero adattamento proprio da Lithium 48 e da Diario di una mente bipolare (Pluriversum) di Tiziana Iemmolo. Lo spettacolo, nato da un’idea della stessa Barbara Bologna, con la regia di Eugenio Incarnati e musica live dello stesso Fabio Iuliano, si terrà

“Quanti cinema ci sono all’Aquila?”. Qualche tempo fa, il regista Roberto Andò, ospite all’Aquila di un appuntamento del Festival dei festival, si presentò al palazzetto dei Nobili con questa domanda. Niente di che, una domanda qualsiasi tanto per fare due chiacchiere e rompere il ghiaccio, prima di sedersi a dialogare col professor Massimo Fusillo. Eppure, quando si parla di grande schermo in una città che ancora fa i conti con le ferite del sisma, qualche considerazione in più bisogna pur farla. Specie se si pensa al cinema d’autore. Già nei mesi immediatamente precedenti al sei aprile avevano visto la chiusura, il cambio

Le transenne divelte della zona rossa, i secchi pieni di macerie che passano da una mano all’altra, impalcature, puntelli, vetrine in frantumi, manichini di plastica. Slogan e striscioni: “3 e 32, io non ridevo!”. Dieci anni diventano un secondo quando ritrovi nella testa quelle immagini. Proprio per questo, la nuova fiction Rai “Grandi Speranze” si fa carico di una sfida piuttosto impegnativa, quella di intercettare la memoria collettiva di una città di 70mila persone la cui vita è cambiata in pochi istanti. Ambientata nel capoluogo abruzzese, un anno e mezzo dopo il terremoto che la devastò, la serie tv diretta

Proposito per il prosieguo del 2019: niente più canzoni di Ligabue al karaoke, meno che meno Piccola stella senza cielo. Certo, però, che la tentazione è forte: Alessia Toscano, la ragazza al microfono posto in un angolo del Mastro caffè non ti lascia neanche il tempo di entrare. Le richieste di cantare a inizio serata non sono molte, di qui può capitare che arrivi, inaspettato, l’invito a esibirti. Così, su due piedi. Un po’, la proposta stuzzica il tuo narcisismo. E poi Alessia è carina e sa di esserlo, almeno a giudicare dal numero dei selfie che posta su Facebook.

La scommessa era bella impegnativa: scegliere uno come Giacomo Leopardi come testimonial della gioia di essere al mondo, quella luce dell’esistenza che ha cercato nelle storie di “La vita che si ama” (Einaudi), l’ultimo volume che, circa due anni fa, aveva presentato all’Aquila. Stavolta, il professor Roberto Vecchioni ha messo il professore di Recanati al centro del suo lavoro discografico, “L’Infinito”, dodici canzoni che si propongono come una unica. Un “concept album” che rappresenta un continuum con il libro, declinato attraverso storie d’amore piccole o grandi. «Il tema è sempre quello, cioè che la vita va avanti in ogni cosa

La questione non è tanto “chiedi chi erano i Beatles”. La questione è più che altro “chiedi cosa vuol dire essere uno di loro, anche solo per dieci giorni”. Chiedetelo a Jimmie Nicol, il batterista inglese che sostituì Ringo Starr, malato di tonsillite, alla vigilia del tour mondiale dei Fab Four del 1964, in piena “beatlemania”. Da un giorno all’altro, la sua vita diventò inaspettatamente il suo sogno: era davvero mozzafiato l’esperienza di suonare 10 giorni con i Beatles, mangiare, parlare, dormire con loro. Da Liverpool in Australia passando dai Paesi Bassi, la Cina e ovviamente, da Londra, in un turbine di