«Una volta che abbiate conosciuto il volo camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare». Le parole di Leonardo da Vinci, il fascino intatto del suo genio a cinquecento anni dalla morte, le istruzioni di volo per le generazioni future. Contenuti che si sovrappongono e vengono riproposti in chiave jazz in un’opera composta e diretta da Stefano Fonzi, musicista originario dell’Aquilano ma marsicano di adozione. Prendendo spunto da due grandi opere di Leonardo conservate nei Musei Reali di Torino, Il codice del volo e L’autoritratto, il maestro Fonzi ha costruito un’opera originale che lunedì

Si chiama “Halloween is coming” l’alternativa per la notte più tenebrosa dell’anno in quel di Scoppito (L’Aquila). Appuntamento giovedì 31 dalle 19. Sul palco allestito al bar di Tommaso 2.0 gli Y.A.W.P. in formato serata a tema. Due chitarre, basso, voce e batteria per un mix di suoni alternativi.  Un progetto, un esperimento, nato nell’hinterland – nella zona commerciale ovest – a due passi dal capoluogo. Dalla poesia arriva l’ispirazione del nome della band: un omaggio a quel grido barbarico che tanto piaceva a Walt Whitman. Questa la formazione: Stefano Millimaggi (voce e chitarra), Fabio Iuliano (voce e chitarra), Nino Maurizi (basso), Alessandra Chiarelli (violino), Piero Pozzi (batteria). Il gruppo, parallelamente a concerti

“Preferirei morire anziché vivere in un mondo in cui non posso più prenderti a calci”, si trova a dire a un certo punto del film il buon Andy Samberg – nei panni di Rod Kimble – protagonista di Hot Rod, lungometraggio statunitense senza troppe pretese uscito nel 2007 e distribuito in Italia come Uno svitato in moto (per inciso, un altro bel titolo storpiato nel tentativo di aumentare l’affluenza al botteghino – come se non bastasse il doppiaggio a rovinare le intenzioni iniziali del regista). Entri nel locale con in testa la storia bislacca di questo film: si parla di un

Un Papa accusato di eresia e condannato alla pena capitale. Un focus sulle lotte teologiche, economiche e di potere del clero. Ispirato da fatti e avvenimenti di stretta attualità e da scritti religiosi, “In nome del Padre – Scandali, complotti e intrighi oltre l’ombra del Cupolone” (Il seme bianco, 2019), secondo romanzo del giornalista e scrittore abruzzese Antonio Andreucci (ex caposervizio Ansa) si presenta come un “catto-thriller” nel quale si racconta di una rivolta contro il successore di Pietro. Intreccia fede, religione, affari, ricatti, potere e sesso. Racconta di un cardinale ispano-americano che organizza una Curia parallela facendo leva su

Appoggia il piede sul predellino di un’auto della Polizia penitenziaria per allacciarsi le scarpe prima di entrare in auto e ricevere l’omaggio della casa circondariale dell’Aquila, in occasione della cerimonia conclusiva del Premio letterario L’Aquila – Bper intitolato a Laudomia Bonanni, l’unico nella penisola che permette ai detenuti di mettersi in gioco attraverso un concorso letterario. Homero Aridjis, 79 anni, una vita spesa tra i versi e l’impegno sociale in difesa dell’ambiente, porta in città la sua esperienza, le sue origini e il suo vissuto. Consapevole di viaggiare sulle strade di una città colpita dal sisma, condivide con i presenti

«Forse la poesia, da sola, non può farvi trovare la porta di uscita da questo carcere, ma sicuramente quella delle vostre emozioni e sensazioni. La vera libertà la troviamo solo guardandoci dentro». Fa riferimento ad alcuni suoi versi Homero Aridjis, 79enne poeta messicano ospite d’onore del Premio letterario L’Aquila – Bper intitolato a Laudomia Bonanni. Le sue parole ai detenuti della casa circondariale del capoluogo portano l’eco della Redemption song di Bob Marley: «Emancipatevi dalla schiavitù mentale, la mente possiamo liberarcela solo da noi». Aridjis consapevole che non è facile parlare a chi si presenta con nome, età e periodo

«Iniziai a interessarmi della curva dopo aver letto su un muro questa scritta: “Il potere deve essere bianconero”. La cosa che mi colpì allora è che, solo qualche anno prima, sui muri al massimo si scriveva che “il potere deve essere operaio”». Così il regista e direttore del Centro di cinematografia sperimentale – sede dell’Aquila – Daniele Segre, presenta il suoi documentari dedicati ai tifosi juventini, a quattro decadi dai suoi primi lavori – Ragazzi di Stadio (1979), preceduto da Il potere deve essere bianconero (1978) – considerati prime vere inchieste sul mondo ultras italiano. Oggi alle 18.15, in occasione

Risponde da Lubiana dove è impegnata a presentare la sua retrospettiva fotografica “Mafia. Passion… love”. La voce è affaticata dal lungo viaggio, da Palermo all’alba, verso la capitale slovena. Eppure, a Maria Letizia Battaglia la voglia di raccontare del suo lavoro e del suo impegno contro la criminalità organizzata non manca. Protagonista di un’intera giornata del Festival del Reportage e del Documentario dell’Aquila, costola dell’’Aquila Film Festival, l’84enne siciliana diventò fotoreporter trovando il coraggio di puntare la propria macchina fotografica anche sulle vittime di brutali omicidi. Si ritrovò così in prima linea durante uno dei capitoli più sanguinosi della recente

È da poco passata la mezzanotte di un lunedì qualunque di una settimana qualunque di inizio autunno. Uno di quei lunedì in cui in giro c’è poco o niente, non si manifestano neanche gli spacciatori di popper. L’Aquila esercita la sua grande bellezza a tratti: le gocce colorate della Fontana luminosa, la sagoma del Forte spagnolo affogata nella notte, il cubo cromatico di Renzo Piano, l’arco dall’altro capo della strada. Cantieri e delimitazioni per lavori in corso sono l’altra faccia della medaglia, ma a quest’ora tutto si ferma. Non fa rumore neanche il fruscio delle foglie cadute. Tuttavia, dalle panchine