Giornata omaggio a Noemi Tiberio, giovane regista scomparsa nel terremoto del 6 Aprile 2009. Una data significativa anche per la ricorrenza con l’altro sisma che distrusse la città, nel 1703. Nel pomeriggio, l’Auditorium del Parco ha ospitato la proiezione del documentario “Vajont” di Marco Paolini, nell’ambito del confronto-dibattito sulla tragedia del 9 ottobre del 1963, nel bacino al confine tra Friuli e Veneto (il cui processo si è celebrato all’Aquila), oggetto di studi, per la tesi di laurea, da parte della stessa Tiberio. In serata c’è stata l’esibizione di alcuni artisti che eseguiranno canzoni care alla ragazza, che si era laureata all’Aquila

“Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso”. Basta mettere mezzo piede nello chalet di legno che subito hai in testa la sequenza di accordi del Fiume Sand Creek, a prescindere dalla musica proposta dalle casse del locale. Una suggestione accentuata dallo stile degli allestimenti che fa un po’ pensare alle inquadrature di Sam Peckinpah, uno dei maestri del western statunitense. La mente non può far altro che ripercorrere quel massacro nel quale persero la vita tantissime donne e tantissimi bambini delle tribù Cheyenne e Arapaho. Era il 1864 e il governatore del territorio (non ancora Stato) del

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare». Capita spesso che Roberta Terchi Nocentini si trovi a prendere in prestito le parole di Alessandro Baricco in “Novecento” per parlare di sé e della sua passione per la musica. Una vicenda, quella del Pianista sull’Oceano, che ha di fatto accompagnato la sua carriera, «anticipandone profeticamente» una sua evoluzione che dall’Aquila l’ha condotta prima a Londra e poi a Chicago, negli Stati Uniti, dall’altra parte

Cibo venezuelano e solidarietà in un’iniziativa a cura  dell’Associazione volontari per il servizio internazionale (Avsi)  nel ristorante La Churuata nella zona industriale di Sassa (L’Aquila). Un’iniziativa a sostegno di un progetto di accoglienza in Brasile di migranti venezuelani, dal titolo “Brasile Bem-Vindo”. “La realtà purtroppo è molto più drammatica delle immagini trapelate dai media”, spiegano i volontari dell’associazione. “Dai racconti che abbiamo raccolto da qualche amico venezuelano che è riuscito a far ripartire la sua vita all’Aquila, ci siamo resi conto che un piccolo aiuto da parte nostra può fare la differenza. Tanto per dare un’idea, basti pensare che lo

Circa 300 persone, tra cui molti giovanissimi ed alcuni migranti ospiti di centri di accoglienza, hanno partecipato nel pomeriggio a Teramo alla manifestazione contro il razzismo, organizzata per esprimere solidarietà ai migranti, dopo le vicende della chiusura del Cara di Castelnuovo di Porto e il trasferimento di molti migranti, 26 dei quali sono stati inviati nei Cas di cinque comuni della provincia. Il partecipanti all’iniziativa, tra i quali cittadini comuni, ma anche esponenti dell’amministrazione comunale cittadina, si  sono radunati in piazza Sant’Anna al ritmo della musica murga, genere di arte di strada argentino, per poi muoversi lungo il centro storico,

Tra i concorrenti ce n’era uno che per tutta la corsa, dall’inizio alla fine, rimuginava su un motto appreso dal fratello (un maratoneta anche lui): Pain is inevitable. Suffering is optional. Quello era il suo mantra. Il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale. Supponiamo per esempio che correndo uno pensi: «Non ce la faccio più, è troppo faticoso». La fatica è una realtà inevitabile, mentre la possibilità di farcela o meno è a esclusiva discrezione di ogni individuo. (da L’arte di correre di Haruki Murakami)

Un “Buongiornissimo!!! Caffè?“, inoltrato alle 7,02 di un mattino qualsiasi di questo tempo invernale, può dimezzare i livelli di serotonina. Specie quando fuori è ancora buio e c’è un tempo del cavolo. Magari sei ancora nel letto a girare come una rotoballa da un lato all’altro e, volendo, ne avresti ancora per venti minuti, tanto tuo figlio prima delle 7,30 non apre gli occhi neanche se gli dici che è tornato Babbo Natale. Potresti quindi prenderla con calma, leggendo qualche riga sul Kindle retroilluminato, così che non devi neanche fare la fatica di accendere la luce in camera. Invece no.

Lo scrittore Paul Auster diceva che la verità è nei dettagli e che i dettagli fanno la storia.  Lo scrittore Giulio Cavalli che con “Caranaio” ha narrato una mostruosa miscela di cadaveri, potere, egoismo e denaro, spiega che quando i pescatori del Mediterraneo tirano su i corpi dei migranti ciò che resta nelle reti è “lesso”. La carne si sfalda. E’ l’acqua. E’ per colpa dell’acqua e del sale. E’ colpa di tutti quei giorni alla deriva, tra le onde Cristiana Cattaneo fa il medico legale, ma ha scritto un libro. Si intitola “Naufraghi senza volto” (Cortina Editore). Come riporta

In questo momento ci sono in strada donne e bambini che supplicano di essere portati subito “a casa” perché si gela. I centri a loro dedicati non apriranno prima delle 20 e 40 e siamo qui a stringerci nei cappotti e nelle coscienze in attesa che i volontari li possano portare a destinazione. Arrivano a decine al presidio di Piazzale Spadolini, nonostante i porti chiusi a scopo propaganda, in questi giorni freddi, freddissimi fuori e dentro. Dopo lo sgombero del 13 novembre, abbiamo avuto oltre 150 nuovi arrivi, compresi donne e bambini anche molto piccoli provenienti dagli sbarchi in Sicilia