Homero Aridjis, la voce del poeta messicano
28 Ottobre 2019 Condividi

Homero Aridjis, la voce del poeta messicano

Appoggia il piede sul predellino di un’auto della Polizia penitenziaria per allacciarsi le scarpe prima di entrare in auto e ricevere l’omaggio della casa circondariale dell’Aquila, in occasione della cerimonia conclusiva del Premio letterario L’Aquila – Bper intitolato a Laudomia Bonanni, l’unico nella penisola che permette ai detenuti di mettersi in gioco attraverso un concorso letterario. Homero Aridjis, 79 anni, una vita spesa tra i versi e l’impegno sociale in difesa dell’ambiente, porta in città la sua esperienza, le sue origini e il suo vissuto.

Consapevole di viaggiare sulle strade di una città colpita dal sisma, condivide con i presenti la sua esperienza diretta. “Vivo a Città del Messico, una metropoli più volte devastata dal terremoto”, sottolinea, “è come se lì da noi si sentisse il cuore pulsante dell’intero mondo”.

Aridjis azzarda anche un parallelo tra la mitologia azteca e il nome della città dell’Aquila. Secondo la leggenda, gli aztechi avrebbero scelto di fondare Città del Messico nel luogo dove un’aquila era stata avvistata mentre divorava un serpente. Per loro, il serpente rappresentava la terra, l’aquila invece l’aria: Città del Messico, dunque, sorge dove cielo e terra si incontrano. “Voi vivete nel cielo” dice Aridjis agli aquilani “e respirate quell’aria”.

Aridjis legge alcune sue poesie tratte dalla sua ultima raccolta “Del cielo e le sue meraviglie, della terra e le sue miserie”, la cui traduzione è a cura di Valerio Nardoni. Versi che condivide con i detenuti presenti alla premiazione del concorso speciale: “Forse”, ha detto loro, “la poesia, da sola, non può farvi trovare la porta di uscita da questo carcere, ma sicuramente quella delle vostre emozioni e sensazioni. La vera libertà la troviamo solo guardandoci dentro”.

Le sue parole ai detenuti portano l’eco della Redemption song di Bob Marley: “Emancipatevi dalla schiavitù mentale, la mente possiamo liberarcela solo da noi”. Aridjis consapevole che non è facile parlare a chi si presenta con nome, età e periodo di detenzione, come un ragazzo ucraino, originario di una cittadina al confine con la Russia, segnata dai conflitti. Il giovane, tra i primi a prendere la parola, chiede ad Aridjis di condividere “quell’immaginazione che noi, qui dentro, a volte facciamo fatica a trovare”.

Il poeta messicano concentra l’attenzione sull’illustrazione di una farfalla monarca: “Un essere così fragile e delicato, eppure capace di migrare per migliaia di chilometri, dal Canada al Messico nonostante il freddo, il vento e le precipitazioni. Non c’è simbolo di libertà e di emancipazione più efficace”.

Sullo sfondo, l’attualità e le preoccupazioni di questi giorni. Il fronte siriano e quello cileno: dal monito di Isabel Allende alle indagini di Amnesty International dopo le notizie di feriti e arrestati. “Viviamo un momento politicamente instabile in cui alcune regioni dell’America Latina vivono la disillusione del socialismo. Un compito di realtà con cui molti ordinamenti governativi hanno fatto i conti”.

C’è tempo anche per parlare di Greta Thunberg e dei Fridays for future: “Quella ragazzina ha trovato la maniera più efficace per comunicare la preoccupazione di fronte ai cambiamenti climatici e ai temi ambientali. Ha indicato la via ai suoi coetanei per chiedere un cambiamento nel tentativo di assicurare un futuro alle prossime generazioni”.

di Fabio Iuliano – fonte: AgoraVox.it