Pochi accordi per pochi euro: questa storia parte così. Joseph passa le giornate tra le strade di Napoli a dispensare canzoni e sorrisi fino a quando un balordo (come altro potresti chiamare chi ha aggredito gratuitamente questo giovane?) non decide di dar senso al proprio tempo distruggendogli la chitarra. Uno o due colpi e il manico si separa dalla cassa. Le corde restano a collegare una parte con l’altra, ma di suoni da quello strumento non ne escono più. “Stamattina ho trovato questo ragazzo di cui non conosco il nome, ma conosco la sua gioia, positività ed educazione che lo distinguono…”, scrive Francesco

Carlos Ruiz Zafón aveva le idee chiare quando parlava di città: “Le considero come organismi, come esseri viventi. Per me, Madrid è un uomo e Barcellona è una donna. Ed è una donna estremamente presuntuosa”. Uno dei luoghi più adatti per conoscerne il carattere è il Barrio Gótico (Barri Gòtic) in catalano. Parliamo di un nucleo importante della città, un circuito di strade, piazze e piazzette che accarezzano la centralissima area compresa tra Las Ramblas e la via Laietana, fino all’altezza di Plaça de Catalunya. Leggi anche: “Quando l’Abruzzo supera se stesso: il borgo medievale di Roccascalegna e il suo castello fiabesco“ Dal lato opposto della Rambla,

Puntata interamente dedicata alla primavera con canzoni di ambiente come Shiny Happy People dei Rem o Musica leggerissima, peraltro al vertice della classifica dei singoli tra le etichette indipendenti. Si parla anche dei quarant’anni di Quark, il programma di approfondimento e di alcune iniziative lanciate in occasione del Dantedì. Infine, spazio a un cortometraggio realizzato a Terni contro la mortificazione della cultura.  Rt RadioTerapia · The Walk of Fame Week – 24 Marzo

Un filo invisibile lega tra loro L’Aquila, Pescara e Reggio Calabria: tutte e tre lottarono cinquant’anni orsono per ottenere il capoluogo delle rispettive Regioni, i cui Statuti furono approvati, mezzo secolo fa, dopo dure sommosse popolari. L’Aquila rappresentò l’ultimo anello di una catena di un malcontento che si evidenziò nel giugno del ’70 in riva all’Adriatico, poi, dal luglio successivo fino al 24 febbraio del ’71, sullo Stretto e, infine, dal 26 al 28 febbraio seguenti, sotto al Gran Sasso. Quelle rivolte vengono analizzate nel libro I Moti del pennacchio – Barricate a Pescara, Reggio e L’Aquila per il capoluogo (One Group editore, 152

Zaini e cartelle, grembiuli a terra, quaderni e astucci sistemati sul piazzale dell’Emiciclo. Tanti cartoni bianchi con scritte “Mai più dad”, “Dimenticati a distanza”, oppure “Casa nostra non è una scuola”. L’Aquila risponde così alla mobilitazione organizzata dalla rete nazionale per la didattica in presenza. Toni pacifici, mascherine e distanziamento, decine di manifestanti hanno scelto di ritrovarsi davanti alla sede regionale, anche in risposta alle ordinanze del presidente Marsilio numero 11, 13 e 15/2021 che hanno determinato la sospensione della didattica in presenza, dalla primaria alle scuole superiori, in tutte e quattro le province indistintamente. LE VOCI. «Non capiamo questa scelta,

Tornerà ad aprirsi il sipario del teatro “Maria Caniglia”, nelle giornate del 27, 28 e 29 marzo 2021 con “ION” per la regia di Dino Lopardo. Lo spettacolo, vincitore del Festival inDivenire per il Teatro 2019 a Roma, come miglior spettacolo, viene registrato al Teatro comunale e successivamente trasmesso in streaming sulla piattaforma oooh.events. ION, nato da un’idea di Andrea Tosi e con Alfredo Tortorelli, Andrea Tosi e Iole Franco, prodotto da Nostos teatro con il collettivo I.T.A.C.A., è la storia di due fratelli “rinchiusi in una gabbia immaginaria” come racconta il regista Dino Lopardo, “quella delle mura domestiche da dove prende il via questa vicenda, questo conflitto ancestrale”

Lo scenario è quello di Trainspotting e ti sembra di sentire la voce fuori campo di Marc Renton che dice: “Ci saremmo sparati anche l’AstraZeneca se l’avessero dichiarata illegale”. Ma qui non c’è nessuna sostanza chimica da spacciare, solo libri e performance: i ragazzi lasciati senza cultura, cinema e teatro cercano disperatamente di riemergere dal vuoto in cui sono precipitati. L’idea arriva dalla Francia, ma le scene sono state riadattate e, tra una battuta e l’altra, fa breccia anche un po’ di dialetto umbro, con tanto di sottotitoli. Il cortometraggio è rimbalzato sui social nel giro di pochi giorni. “L’idea

CHERNOBYL

In tanti hanno evocato Chernobyl in questo ultimo anno, individuando a loro modo analogie e riferimenti indiretti alla sottovalutazione del rischio. Nella mia mente, però, Chernobyl si ferma al primo filo d’erba. Ricordo le attenzioni che prestavamo anche in Italia riguardo alla contaminazione degli alimenti e dei prodotti del pascolo e dell’allevamento. Alla tv lo ripetevano di continuo e sullo sfondo c’erano le immagini della centrale in rovina. Però un giorno di quelli mi misi in bocca un filo d’erba senza farci caso. Un gesto distratto, insignificante e senza conseguenze. Solo una: da quel giorno nella mia testa oltre alla

«Tu sei felice?». «No io solo un povero clown». Ironia, spiazzanti soluzioni sceniche, battute e musica nel nuovo appuntamento in tv dell’iniziativa “L’arte non si ferma”, a cura del Teatro Stabile d’Abruzzo. Una puntata che andrà in onda giovedì 18 marzo alle ore 22.30 su Rete 8 e, in replica, domenica 21 su La QTV, alle 18. Si tratta dello spettacolo “All’umor non si comanda” prodotto dal Tsa insieme all’associazione Ricordo e a Spazio Rimediato. Il testo è di Giuseppe Tomei, la regia di Fabrizio Pompei. In scena Cecilia Cruciani, Gemma Maria la Cecilia e i musicisti Alessia Centofanti e Fabio Iuliano. La scenografia è di Edoardo Gaudieri, i costumi del BrucaLab e