L’Aquila ha dedicado más de una década y media a recomponerse tras el trauma del terremoto de 2009. En 2026, la ciudad luce por fin la insignia de Capital Italiana de la Cultura, y con ella aflora una pregunta tan simple como incómoda: ¿qué significa un año de efervescencia cultural en un lugar donde la vida pública ha estado, literalmente, en fase de reparación durante años? Los organizadores apuestan por un programa extendido en el tiempo. Con más de 300 citas repartidas a lo largo del calendario, buscan evitar la saturación de una temporada corta y sostener un flujo continuo.

L’Aquila has spent the past decade and a half rebuilding after the 2009 earthquake. In 2026 it carries a national badge, “Italian Capital of Culture”, and an obvious question: what does a full cultural year look like in a city where public life has been under repair for years? The organisers promise spread and scale. More than 300 appointments are planned across the year, spaced over months rather than compressed into a short festival season. The official portal, laquila2026.it, is the running timetable. How the year starts  The opening is scheduled for today (17 January 2026). The morning is institutional, with a

Parte da un tema malinconico, attraversa il buio e prova ad aprirsi alla luce: è la traiettoria di ‘When Time Begins… Again’, il brano che Fabrizio Mancinelli dirigerà sabato all’Auditorium della Guardia di Finanza per l’avvio di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. L’ispirazione originaria è legata alla tragedia di Rigopiano, della quale domenica 18 gennaio ricorre il nono anniversario, riproposta “in un contesto significativo per L’Aquila” perché accompagna l’apertura dell’anno. “Mi è stato commissionato questo brano dall’Aquila Capitale italiana per la Cultura 2026”, dice Mancinelli, che ringrazia il sindaco del capoluogo, Pierluigi Biondi e la direzione artistica dell’inaugurazione, il

Mahmud Matin Kavè vive all’Aquila da quarant’anni ormai, ma in questi giorni l’Iran è di nuovo lì, appiccicato addosso. Di nostalgico c’è poco: qui si tratta più di urgenza. “Domenica ci sarà una manifestazione”, dice, “per sensibilizzare l’opinione pubblica”. Le notizie che si accavallano in questi giorni hanno un filo comune: la regia del potere tra blackout, paura, e una conta delle vittime che cambia con la linea, con la censura, con chi riesce ancora a far uscire una voce. I numeri fanno spavento: nel momento in cui stiamo scrivendo si arriva a parlare anche di 12mila vittime, come riporta Iran International, in quello

“Non avrei mai immaginato questo afflusso di gente (alla Mensa dei poveri per sostenere i migranti): vuol dire che c’è anche un’altra città, una città del cuore, una città dell’amore. Mi sembra di rivedere quando padre Quirino faceva le sue manifestazioni, bellissime e che ci mancano tantissimo: la gente era numerosa, numerosissima, perché sapeva parlare al cuore della gente, sapeva dire quello che era giusto e quello che no. La gente capiva e gli voleva bene per questo. Quel ricordo è ancora presente qui. È lui che vi chiama oggi attorno a un problema che è di tutta Italia, di

La notte, nel capoluogo abruzzese, sa presentarsi in anticipo. E quando scende con temperature sotto lo zero, pioggia e neve diventa un problema concreto per decine di giovani richiedenti asilo che da settimane dormono all’addiaccio all’Aquila: il riparo è una linea sottile tra resistere e ammalarsi. L’Aquila “ha un grande cuore e conosce il dolore di chi non ha un tetto sotto il quale dormire”: è il messaggio che accompagna un appello circolato sui social nelle ultime ore, mentre la vicenda dell’accoglienza notturna resta sospesa tra regole, ordinanze e urgenza. Un braccio di ferro che fa seguito alla proposta della

Il presepe e la mappa

Il presepe è in primo piano. Sul mappamondo alle spalle, vicino all’altare della chiesa di San Mario, sono indicati i conflitti ancora in corso. Le luci scaldano la scena davanti, mentre parte del mondo che si apre sullo sfondo rimane segnata dalla guerra. Un contrasto che ricorda cosa resta fuori dall’inquadratura.

La notte arriva presto. Scivola lungo i muri, entra nei vestiti, resta. Il freddo non fa rumore, lavora con pazienza. Prima le mani, poi i piedi, poi la schiena che cerca un angolo meno duro dell’asfalto. Si resta svegli per non perdere calore. Ci si muove poco, perché muoversi stanca. Le scarpe sai che non le devi togliere, neppure quando fanno male. L’umidità risale dal basso e si appiccica alle ossa. Le luci passano, i passi anche. Nessuno si ferma. Il tempo si misura con il respiro, corto, controllato. Quando arriva il mattino non è che cambi molto. È solo

Capodanno, di solito, è una trappola: aspettative alte, musica sparata, gente che si convince che a mezzanotte cambi la vita. Noi, formazione The Colleagues, abbiamo fatto una scelta diversa: abbiamo suonato. E a un certo punto ci siamo accorti che la serata stava andando via leggera, senza sforzo, come quando sei in un posto giusto e non devi dimostrare niente a nessuno. Il giro era partito qualche giorno prima, sabato 27 dicembre, al Bar Sand Creek all’Aquila. Locale caldo, luci giuste, facce amiche e quell’aria da “ok, facciamo musica e basta”. Un live che ha fatto da lancio perfetto: pochi