Nello Salza e il racconto in musica di Morricone
Non servono effetti speciali, schermi giganti o nostalgie prefabbricate. A volte basta una tromba che entra piano per riportarti in una sala cinematografica che non esiste più. Con Ennio Morricone c’è ancora. E dal vivo, venerdì 13 febbraio alle 21, al Teatro dei Marsi, con “Ennio Forever”. Il concerto è inserito nella stagione musicale dell’Associazione culturale Harmonia Novissima, in collaborazione con il Comune di Avezzano. Sul palco l’Orchestra Internazionale della Campania, 45 elementi diretti dal maestro Leonardo Quadrini, con solista alla tromba Nello Salza, storico collaboratore e amico del compositore. Accanto all’esecuzione, Salza accompagna il pubblico nella lettura delle partiture,
La pioggia fine scivola sui vetri di St James’s. Dentro la Royal Over-Seas League, a Park Place, il tempo sembra rallentare tra un via vai discreto di professionisti, ricercatori, freelance, artisti. È qui che, durante un viaggio privato a Londra, incontro Valeria Ricotti, aquilana di origine, medico e scienziata con una carriera costruita tra accademia, innovazione e imprenditoria biotech. Vive e lavora nel Regno Unito, pur mantenendo un legame costante con la sua città natale. Un filo che non si spezza anche quando il percorso professionale porta lontano e che affiora con naturalezza nel dialogo. Sullo sfondo, però, c’è un passaggio concreto e
Sul palco del Ridotto
Vedere mia madre sul palco mi ha fatto un effetto strano: orgoglio, tenerezza, e quella sensazione di scoprire una parte di lei che a casa non si vede. Questa avventura teatrale è iniziata con mio padre, insieme. L’altra sera in scena c’era anche quello.
Dal 124° piano del Burj Khalifa, Dubai sembra già post-prodotta. La verità, qui, coincide con ciò che appare perfetto sullo schermo: luci giuste, linee pulite, superfici che respingono impronte. La città funziona come un’interfaccia: mostra il risultato e tiene il processo sullo sfondo. Il lavoro scorre nei livelli inferiori, come nei menu che nessuno apre, finché tutto arriva a destinazione senza lasciare traccia. Eppure quella pulizia ha un retro. Le torri che salgono, le facciate che riflettono il sole, i piani che si accendono di notte sono anche tempo umano compresso. Migliaia di ore che tengono in piedi l’immagine. La
Dubai, al 32esimo chilometro
Momento più bello? Al 32° chilometro, quando la playlist random del telefono mi ha sparato nelle cuffie “Just Like Heaven” dei Cure. Lì ho capito due cose: che potevo ritoccare il personal e che il dolore, a volte, si lascia addomesticare da una buona canzone. Sempre un un tempo da bradipo in vacanza (4 ore 52 minuti), ma pur sempre meglio di quanto abbia mai fatto finora. E poi c’è il Guinness dei primati per la corsa con il mantello. Da Dubai è tutto.
La prima notte a Sarajevo passa dall’Hotel Story. Una stanza normale – tre stelle spacciate per quattro –luci normali, il genere di normalità che in questa città ha sempre qualcosa di sospetto. Fuori l’aria taglia e la città sembra quieta. Dentro il corpo si abitua in fretta. È quello che sanno fare le città: ti ospitano come se nulla fosse, poi ti consegnano una strada, una collina, una foto scolorita. Pochi metri e qualche bicchiere di rakija più avanti, Sarajevo ti mette una bussola sotto i piedi. Una rosa dei venti incastonata sull’asfalto di Ferhadija, il punto in cui la città mitteleuropea
Di corsa all’alba #Road2Dubai
Di corsa all’alba, mentre la città sbadiglia. Ringrazio il giorno in cui ho mollato il Garmin: il passo lo decidono i bpm delle canzoni in cuffia, non i minuti al chilometro.
La giornata della Memoria
All’Iis Amedeo D’Aosta per la Giornata della Memoria, con gli studenti protagonisti. Tra i ragazzi premiati c’è anche mia figlia. E oggi, da padre prima ancora che da qualsiasi altra cosa, sento il bisogno di dire grazie ai suoi insegnanti. Perché portare avanti la memoria, ogni giorno, in classe, senza retorica, senza scorciatoie, è un lavoro silenzioso e fondamentale. È così che una generazione impara a non voltarsi dall’altra parte.
La fisarmonica verde
A volte lavori col pilota automatico: scrivi cose che quasi non leggi. Le chiudi, le mandi, le archivi come si archivia tutto quando hai la testa piena e l’agenda che ti mangia. E il paradosso è questo: proprio mentre scrivi di cultura, memoria, diritti, finisci per trattarli come “contenuto”, roba da far scorrere. Non dai loro la giusta importanza, non perché non ti importino, ma perché ti ci abitui. Perché il mestiere, se non lo guardi in faccia ogni tanto, diventa una catena di montaggio educata. E a scuola è lo stesso. Ieri sera, con “La fisarmonica verde”, quel pilota
