«Ogni Universiade rappresenta un’esperienza a sé: e sono rimasto molto colpito da quello che ho visto sino a ora qui in Trentino». Visita inattesa del presidente della Federazione internazionale sport universitario, Claude Gallien, al palaghiaccio di Cavalese, in occasione del match di hockey sul ghiaccio tra Canada e Ucraina, finito 11-0 per i nordamericani.

Italia, Stati Uniti, Lettonia, Russia, Slovacchia, Kazakistan e Canada. Sono queste le nazionali già sicure di partecipare ai quarti di finale del torneo di hockey maschile alla Winter Universiade Trentino 2013: ne manca una, tra Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Ucraina e Giappone.

Con le tre partite di quest’oggi si chiudono le seconde giornate di gioco per i gironi B e C, che decretano già le prime quattro squadre qualificate alle fasi finali. Nel pomeriggio ad Alba di Canazei, la Russia ha facilmente la meglio della Repubblica Ceca con un netto 7-1.

Si conclude la terza giornata di incontri dell’hockey maschile alla XXVI Winter Universiade Trentino 2013. Prima sconfitta del torneo per l’Italia contro la Svezia, che coglie invece i primi tre punti dopo la sconfitta contro gli Stati Uniti. Gli azzurri, che schierano a sorpresa tra i pali Alessandro Tura, disputano una buona gara contro i ben più quotati scandinavi, ma devono cedere ai colpi di Thomson e compagni: l’obiettivo del Blue Team resta comunque la qualificazione alla fase finale come una delle due migliori terze, ma serve dare più di uno sguardo agli altri gironi, in particolare all’Ucraina, anche se raccogliere almeno un punto contro i

Un’esperienza a 360° sulle strade di Trento. Ecco gli highlights della cerimonia di apertura della XVI Universiade. Servizio a cura della Fisu (Federazione internazionale sport universitario).

Non è tanto per i due incidenti capitati in contemporanea nel tardo pomeriggio. Non è neanche per un ragazzone arrivato all’ospedale con uno zigomo rotto e un ematoma sull’occhio, anche perché è talmente ubriaco che sembra quasi prendere con filosofia il fatto di aver rimediato qualche cazzotto in giro per L’Aquila. E non è neanche per la gente appollaiata sulle sedie della sala d’attesa, con cui devono vedersela due-tre medici a turno coadiuvati da pochi eroici infermieri. Il minimo sindacale per affrontare la notte. Come se di notte fosse vietato avere incidenti o sentirsi male. Il fatto è che, a

Una delle telefonate che ho ricevuto subito dopo la scossa del 6 aprile 2009 aveva il prefisso della Corea del Sud. Ricordo bene quello 0082 sul display del mio Nokia associato a un nome in rubrica: Kiara Chung. Ci siamo conosciuti una sera a Parigi, sbagliando metropolitana e poi lei è venuta a trovarmi all’Aquila. Le ho mostrato strade e vicoli di un centro storico che di lì a qualche anno sarebbe stato distrutto dal terremoto. Mi capita spesso di pensare a lei in questi giorni. Scorro il suo profilo Facebook che racconta di una professionista in campo assicurativo, madre

In bici sui sassi dell’ex tracciato ferroviario c’è da rompersi le ginocchia ma non esiste, al momento, alternativa alla Statale 16. Così, fare sulle due ruote da San Salvo a Pescara, proseguendo quel viaggio ideale iniziato da Martinsicuro, ha ancora il sapore di un’impresa sportiva, almeno per gente poco allenata come me. Nonostante annunci e convenzioni, la via Verde della Costa dei Trabocchi è ancora in fase progettuale e sull’ex ferrovia è rimasta una massicciata in balìa dell’erosione. Pista ciclabile o no, l’itinerario della costa sud attraversa, comunque, alcune delle riserve naturali più interessanti, con panorami mozzafiato e paesi che

«Colapietra col terremoto ha chiuso». Chiedere al professor Raffaele Colapietra un’intervista sulla notte del 6 aprile e sugli eventi successivi è ormai sconsigliato. Non che manchino argomenti, ma la sua apparente reticenza nasconde il desiderio di liberarsi dai cliché e dalle etichette. «Si parla più dei miei gatti che dei miei libri», commenta, ricordando la sua casa in centro, rimasta intatta ma spesso al centro dell’attenzione mediatica. Colapietra, storico prolifico, ha scritto opere su biografie, politica, Stato Pontificio, Mezzogiorno, Abruzzo e L’Aquila, città alla quale è profondamente legato. Nato nel 1944, racconta episodi di un’infanzia vissuta tra adulti e il