La propone come una cartolina da Dublino, nel giorno di San Patrizio la canzone divulgata nelle ultime ore, proprio come omaggio al patrono di Irlanda, così come a tutte persone che nel mondo stanno vivendo l’emergenza legata al Covid 19. «Per gli italiani che ci hanno ispirato … per gli irlandesi … per tutti quelli che questo giorno di San Patrizio sono in difficoltà e continuano a cantare. Per i dottori, le infermiere, i volontari in prima linea, siamo noi a cantare» La canzone “Let your Love be Known” è, infatti, anche ispirata anche a tutti i medici e infermieri impegnati

«Liberiamo la nostra mente: nessuno a parte noi può farlo». Questo cantava Bob Marley nella sua Redemption song, la ballata sua che è un po’ diventata il testamento d’addio. Quello stesso messaggio ereditato dalle canzoni che Francesca Catenacci porta sul palco. Parliamo di una delle voci più interessanti delle nostre coordinate geografiche. Le sue corde spaziano dall’alternative rock Usa e Gb, sino alle evoluzioni blues e soul declinate da talenti come Nina Simone e Amy Winehouse. Un percorso che non prescinde da ballate di Woodstock come Somebody to love e accarezza varie icone rock come Patty Smith, Janis Joplin, Joan

«Un corridoio e qualche porta. Questo ci divide fisicamente dai casi di Covid-19 nel nostro ospedale. Ma noi radiologi i loro polmoni, le loro tac all’arrivo e nella lunga permanenza ce li abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni». Federico D’Orazio, radiologo aquilano in servizio all’Humanitas Research Hospital, nell’area metropolitana di Milano, si affida a Facebook per descrivere queste giornate difficilissime. «Di alcuni ormai ricordiamo i nomi, e quotidianamente ne consultiamo le cartelle cliniche elettroniche, vediamo le novità e facciamo il tifo per loro», racconta. «Quella signora arrivata durante la mia guardia notturna di due settimane fa, lotta ancora nonostante

“Canta che ti passa”. L’Italia dei social chiama e i quartieri deserti si accendono attraverso migliaia di persone che si danno appuntamento fuori dai balconi: intonano in coro canzoni e condividono ore di socialità nonostante l’isolamento del Paese. Da Nord a Sud, tutti rigorosamente rinchiusi in casa, ma comunque insieme. E con la musica come terapia contro la paura del Covid-19. Quella dell’inno di Mameli prima di tutti. Poi il suono delle cornamuse a Torino, la ‘Napul’è’ di Pino Daniele nel capoluogo partenopeo, la ‘Roma Capoccia’ di Antonello Venditti nella capitale e le strofe in sardo con la fisarmonica a

Domenica 14 giugno, nella main area del porto turistico di Pescara, sarà allestito un grande set multimediale per realizzare un videoclip che immortalerà una super rock band. Tantissimi musicisti si riuniranno per suonare insieme per la prima volta alcuni brani rock chiamati a rappresentare l’anima musicale pulsante della regione e non solo. Rullante, tom, sei corde e amplificatori valvolari: adrenalina pura a riempire un palco delle grandi occasioni, con video mapping, effetti luci e scenografie. Si aprirà così, fatti i dovuti scongiuri, Estatica 2020 alla Marina di Pescara. “The Biggest Combat Rock Band”, questo il nome dell’iniziativa, è una proposta

Musicisti, attori, scrittori, scienziati: insieme in una lunga diretta streaming e YouTube per raccontare al mondo come gli italiani stanno reagendo a questa grave emergenza sanitaria. Per dimostrare come “stare a casa” possa essere anche l’occasione per fare qualcosa di straordinario. Ma soprattutto per promuovere una raccolta fondi volta a sostenere medici, infermieri e le strutture che stanno offrendo assistenza nei territori più colpiti dal contagio. Tutto questo è l’Italia chiamò, maxi diretta web di 18 ore, in onda oggi dalle sei a mezzanotte in live streaming dalle 6.00 alle 24.00 su www.litaliachiamo2020.it, su YouTube e su centinaia di altri

Nello scrivere il suo monologo non poteva certo immaginare che la metafora utilizzata per raccontare i fatti del 6 aprile 2009 fosse di stretta, strettissima attualità. Marco Valeri, attore e regista aquilano, si è limitato a ideare, concepire il suo spettacolo “Il dottore e lo specialista… metafora di un disastro”, prendendo spunto da una sua lettera scritta ai propri concittadini alle prese con una ferita che dopo 11 anni è ancora aperta, approfondendo vari aspetti legati a quegli eventi tragici. Una ferita individuale e collettiva ancora lungi dal cicatrizzare. Eppure, l’immagine “sanitaria” giunge alle nostre orecchie con un’eco diversa, in

Mattina, interno giorno, 18 gennaio 2017: i sismografi registrano varie scosse superiori al 5 di magnitudo. La tentazione è quella di aprire la porta e scappare. Ma fuori c’è la neve a scoraggiare qualsiasi iniziativa. Di lì a qualche ora succederà l’impensabile: i movimenti sismici scateneranno quella concausa di eventi che porteranno alla tragedia di Rigopiano e all’isolamento di tanti piccoli Comuni e la tragedia di Rigopiano. Ma questa è un’altra storia da dimenticare. Ciò che resta, di quei giorni, è la sensazione di smarrimento, tutt’altro che inedita per una comunità di persone chiamate da anni a ripensare le sue

«Siamo stati anni in zona rossa, due o tre settimane ci rimbalzano». Ben lungi dal voler ostentare sicurezza, anzi, piuttosto preoccupato per l’emergenza di questi giorni e le possibili ripercussioni sulla sua attività, Marcello Bernardi affida queste parole all’inizio della sua giornata, prima di dedicarsi a sistemare chitarre e bassi negli espositori igienizzati e sanificati con cura. Titolare di Musicaviva, sa bene cosa vuol dire fare conti con punti di riferimento sempre inediti, in cui si passa da un’emergenza all’altra. Prima il terremoto, a costringere la sua attività a lasciare il centro storico e affrontare diversi traslochi, oltre a una