“Meno droni, più tamponi”. Uno slogan provocatorio divulgato dal comitato spontaneo “3 e 32” sorto all’Aquila all’indomani del terremoto del 2009 e rimasto attivo per veicolare una serie di istanze sociali. In questi giorni, il comitato ha organizzato una serie di confronti sui social per monitorare la situazione attuale e vari aspetti legati all’emergenza Covid 19 Uno degli aspetti più discussi in questo periodo di quarantena è stato quello del “controllo sociale, nelle maniere più disparate”. Dai sindaci che inveiscono contro i loro cittadini sui social media fino alla “caccia all’untore” che va a correre o a passeggiare, in molti casi

Tre i motivi della mobilitazione (qui il video): “Lo spazio aperto è il luogo più sicuro; le persone sono fino a prova contraria responsabili, bisogna regolare non vietare”. “La mia iniziativa”, ha spiegato, “nasce per difendere la dignità mia e delle persone che si vedono ogni giorno limitate nella loro libertà senza che facciano alcunché di oggettivamente rischioso per la salute collettiva”. Secondo Manzotti, “le limitazioni alla libertà personale cui siamo soggetti non sono misure sanitarie ma sono giudizi morali sulla presunta irresponsabilità delle persone. Questo non è accettabile. Le persone sono responsabili fino a prova contraria. Le aree aperte sono

«Come da ordinanza del presidente del Consiglio, si invita e si consiglia la gente a rimanere in casa». Il contenuto del messaggio è lecito e sacrosanto, ma i toni e il tipo di registrazione sull’altoparlante ricordano un po’ quel celeberrimo “Donne è arrivato l’arrotino”. Anche qui, anche all’Aquila, al secondo mese di isolamento. Un’iniziativa che inizialmente era veicolata dalle forze di protezione civile, specie nelle frazioni ovest e nei paesi del circondario (Sassa, Pizzoli o altri borghi dell’Alta Valle dell’Aterno) e che poteva avere un senso, in quanto non tutti avevano compreso le restrizioni introdotte dai vari Dpcm. Un’iniziativa che

Affrontare attraverso l’arte le fragilità legate a questo momento, a partire dai più piccoli. Questo è lavoro di Roberta Di Maurizio, pittrice ritrattista nata nel 1976 ad Atri (Teramo). L’artista abruzzese ha sperimentato una gamma completa di tecniche nei vari anni di apprendistato grazie ai proficui dialoghi e sedute intercorsi con i pittori conosciuti. La pittrice, attualmente, ha visto crescere i propri collezionisti ,ampliandosi le occasioni nelle quali è stato possibile osservare le sue opere in diverse mostre. LA SUA VIDEOCALL Ha riscosso consensi di critica e di pubblico. Alcune sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Collabora al

Per Il Centro mi sono trovato a raccontare la storia di uno strambo concerto dal balcone: due chitarre dietro a una transenna coperta da un nastro bianco e rosso. Loro sono i Maiorano, un gruppo composto in parte da musicisti abruzzesi di stanza a Berlino. Lui è Alex Maiorano e questo il suo modo di r(E)sistere

“No, non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché volevamo contribuire anche noi al racconto collettivo di questo tempo sospeso”. Così gli Y.A.W.P. parlano di “Last Tango”, una canzone concepita a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano. Una notte che è la prima e che può essere l’ultima. Geometrie improbabili a definire i movimenti di un uomo e una donna. Una strada che assomiglia al tetto di un

Lo aveva annunciato Worldwide Open Music nella rubrica Contaminazioni internazionali (qui), lo avevamo anticipato anche noi di MusicAq proponendo un’anteprima esclusiva (qui), lo ha pubblicato oggi The Walk of Fame: gli Y.A.W.P. presentano il video di Last tango, il loro ultimo singolo. La copertina dell’articolo di wom.altervista.org E proprio a The Walk Of Fame (qui), gli Y.A.W.P. spiegano che «non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché

A volte, il mio lavoro sa essere imbarazzante. Non tanto per il fatto di intervistare un amico, anzi. Il problema è quando questo amico è un mio compagno di band. Quattro anni tra alti e bassi a suonare i nostri pezzi. Ne abbiamo fatta di strada, anche mani e piedi per carità, da quando per sbaglio ci incrociammo in centro, dalle parti dei quattro cantoni. Io ero in bici. «Dovremmo suonare insieme» mi fa Piero. Già, stiamo parlando di Piero Pozzi, batterista storico. Io gli dico di sì, senza dare peso più di tanto a questa cosa. Tanto che quando, settimane

La voce di Marco, in un audio Whatsapp, ha raggiunto le mie orecchie, stamattina, ancora prima del notiziario delle 8. Il suo messaggio parte da lontano e arriva a questi giorni incerti. Rinascita, Resurrezione, Pasqua, sembravano parole, racconti; ma mai come in questo momento queste parole splendono nel nominarle. Le parole sussurrate dall’attore-musicista sono da stimolo a «una lettura condivisa, un messaggio comprensibile a tutti». «Che occasione», spiega. «Abbiamo l’occasione di guardare a tutta questa pandemia come la somma di eccezionali responsabilità piuttosto che come un segno dei tempi. Una comunicazione chiara di come tutto sia collegato, in modo talmente