È una delle canzoni di questo tempo, scelta anche l’altra sera da Jennifer Hudson per “One World: Together at home” il maxi concerto in streaming organizzato in supporto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Hallelujah di Leonard Cohen appartiene all’immaginario collettivo, sia nella versione originale, sia nella versione che consegnò Jeff Buckley alla leggenda. Un brano dalle vicende alterne che non conobbe subito la fama. Parole elaborate, rimodulate, cancellate, riviste. Cohen ha scritto decine di strofe per questa canzone, alcune delle quali ha cantato dal vivo nel corso degli anni. Tutte le versioni, a partire da quella originale, contengono dei riferimenti all’Antico Testamento, in particolare alla figura controversa di re Davide.
Mentre iniziano a circolare ipotesi su quella che sarà la fase due, con riaperture e riduzioni progressive delle misure di contenimento del contagio, organizzazioni, enti di produzione e associazioni culturali si interrogano sul futuro della loro offerta. Un dibattito nazionale che non fa eccezione nella nostra regione. A partire dalla provincia dell’Aquila, a cui fanno riferimento istituzioni dal curriculum prestigioso che hanno dovuto stravolgere il calendario stagionale, in un momento di totale incertezza in cui mancano completamente punti di riferimento. Ettore Pellegrino, direttore artistico dell’Istituzione sinfonica abruzzese, così come del Teatro Marrucino di Chieti, si è preso la briga di
La provocazione: “Meno droni, più tamponi”
“Meno droni, più tamponi”. Uno slogan provocatorio divulgato dal comitato spontaneo “3 e 32” sorto all’Aquila all’indomani del terremoto del 2009 e rimasto attivo per veicolare una serie di istanze sociali. In questi giorni, il comitato ha organizzato una serie di confronti sui social per monitorare la situazione attuale e vari aspetti legati all’emergenza Covid 19 Uno degli aspetti più discussi in questo periodo di quarantena è stato quello del “controllo sociale, nelle maniere più disparate”. Dai sindaci che inveiscono contro i loro cittadini sui social media fino alla “caccia all’untore” che va a correre o a passeggiare, in molti casi
Tre i motivi della mobilitazione (qui il video): “Lo spazio aperto è il luogo più sicuro; le persone sono fino a prova contraria responsabili, bisogna regolare non vietare”. “La mia iniziativa”, ha spiegato, “nasce per difendere la dignità mia e delle persone che si vedono ogni giorno limitate nella loro libertà senza che facciano alcunché di oggettivamente rischioso per la salute collettiva”. Secondo Manzotti, “le limitazioni alla libertà personale cui siamo soggetti non sono misure sanitarie ma sono giudizi morali sulla presunta irresponsabilità delle persone. Questo non è accettabile. Le persone sono responsabili fino a prova contraria. Le aree aperte sono
#Iorestoacasa – ma è veramente giusto così?
«Come da ordinanza del presidente del Consiglio, si invita e si consiglia la gente a rimanere in casa». Il contenuto del messaggio è lecito e sacrosanto, ma i toni e il tipo di registrazione sull’altoparlante ricordano un po’ quel celeberrimo “Donne è arrivato l’arrotino”. Anche qui, anche all’Aquila, al secondo mese di isolamento. Un’iniziativa che inizialmente era veicolata dalle forze di protezione civile, specie nelle frazioni ovest e nei paesi del circondario (Sassa, Pizzoli o altri borghi dell’Alta Valle dell’Aterno) e che poteva avere un senso, in quanto non tutti avevano compreso le restrizioni introdotte dai vari Dpcm. Un’iniziativa che
Affrontare attraverso l’arte le fragilità legate a questo momento, a partire dai più piccoli. Questo è lavoro di Roberta Di Maurizio, pittrice ritrattista nata nel 1976 ad Atri (Teramo). L’artista abruzzese ha sperimentato una gamma completa di tecniche nei vari anni di apprendistato grazie ai proficui dialoghi e sedute intercorsi con i pittori conosciuti. La pittrice, attualmente, ha visto crescere i propri collezionisti ,ampliandosi le occasioni nelle quali è stato possibile osservare le sue opere in diverse mostre. LA SUA VIDEOCALL Ha riscosso consensi di critica e di pubblico. Alcune sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Collabora al
r(E)sistere: quattordicesima puntata
Per Il Centro mi sono trovato a raccontare la storia di uno strambo concerto dal balcone: due chitarre dietro a una transenna coperta da un nastro bianco e rosso. Loro sono i Maiorano, un gruppo composto in parte da musicisti abruzzesi di stanza a Berlino. Lui è Alex Maiorano e questo il suo modo di r(E)sistere
“No, non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché volevamo contribuire anche noi al racconto collettivo di questo tempo sospeso”. Così gli Y.A.W.P. parlano di “Last Tango”, una canzone concepita a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano. Una notte che è la prima e che può essere l’ultima. Geometrie improbabili a definire i movimenti di un uomo e una donna. Una strada che assomiglia al tetto di un
Gli Y.A.W.P. presentano il video di Last tango
Lo aveva annunciato Worldwide Open Music nella rubrica Contaminazioni internazionali (qui), lo avevamo anticipato anche noi di MusicAq proponendo un’anteprima esclusiva (qui), lo ha pubblicato oggi The Walk of Fame: gli Y.A.W.P. presentano il video di Last tango, il loro ultimo singolo. La copertina dell’articolo di wom.altervista.org E proprio a The Walk Of Fame (qui), gli Y.A.W.P. spiegano che «non è questa la versione definitiva. Almeno quella che avremmo voluto divulgare. Ma la pandemia ha fermato tutto e le tracce sono rimaste allo studio di registrazione. Così, abbiamo messo insieme i test che avevamo fatto a gennaio e febbraio perché
