“Non vogliamo essere chiamati eroi, ma sicuramente andiamo al lavoro con tanto coraggio e di tanta forza d’animo”. L’emergenza Covid-19 si è abbattuta come uno tsunami sugli operatori sanitari della Penisola. Molte strutture ospedaliere si sono convertite, del tutto o in parte, per ospitare pazienti affetti da Covid-19, mettendo così a disposizione posti letto in più e garantendo un supporto agli ospedali maggiormente sotto pressione. Non fanno eccezione gli ospedali specialistici, come l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna che ha dovuto stravolgere l’organizzazione riorganizzando i reparti, a partire dal pronto soccorso. “Tanto è cambiato della nostra vita lavorativa e non”, spiega Daniela

Da inizio marzo, il governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia. Una delle misure più restrittive, imposta su tutto il territorio nazionale, riguarda gli spostamenti delle persone: senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro  o per ragioni di salute o per altre necessità, è richiesto e necessario restare a casa. È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha – e avrà – grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani. In particolare, che cosa dicono

The sound of silence

“In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche ‘sentire’ il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare”

“Una cosa è certa. Al termine di questa pandemia, il mondo avrà molti più poveri, perché come è noto, le malattie causano le povertà e viceversa. Molte persone, quindi, si troveranno a fare i conti con l’abisso della carenza e della precarietà. È impossibile anestetizzare la povertà, ma se si vuole è possibile guarirla”. Ne è convinto il professor Francesco Barone, docente al dipartimento di scienze umane dell’Università dell’Aquila, con all’attivo oltre cinquanta viaggi umanitari in Africa, portavoce del premio Nobel per la Pace 2018, Denis Mukwege, che ha denunciato la catastrofe umanitaria in Congo, con centinaia di migliaia di donne violentate,

«Riacquisterò le forze, tornerò presto me stessa, vi darò tutte le mie energie, colorerò le mie piume, colorerò le nostre vite». Sono le parole, tradotte dal francese di Phénix, il nuovo singolo che Deborah Garruba, in arte Lamuh, aveva realizzato a febbraio; un omaggio all’Aquila in un brano che reca un messaggio di speranza e rinascita. La leggenda narra che la fenice, chiamata anche uccello di fuoco, fosse un favoloso uccello sacro, simile ad un’aquila reale, noto per il fatto di saper rinascere, dopo la morte, dalle proprie ceneri. La giovane artista dance, originaria del Piemonte, vive a Tornimparte. Il brano

Si chiama “We’re all in the same dance”, un video che sin dal titolo si propone a sostegno del progetto #NessunoEscluso di Amnesty International. Violino, tamburello, percussioni, accompagnamenti a corde, moog, in un concept che ha visto impegnati Gabriele Surdo, Silvia Perone e Mauro Durante del Canzoniere grecanico salentino. Quest’ultimo ha registrato l’accompagnamento musicale a casa durante la qarantena con l’aiuto di Francesco Aiello al missaggio e al mastering. L’iniziativa #NessunoEscluso di Amnesty chiede il riconoscimento di uguali diritti, uguali attenzioni e uguali assistenza per tutte le persone di tutte le aree del pianeta interessate da questa pandemia. “Metà della popolazione mondiale”, si legge nell’appello di Amnesty, “è

Pierpaolo Battista, classe 1993, è un cantautore e chitarrista abruzzese. Comincia gli studi di chitarra dapprima con Cecilio Perrozzi e poi con Paolo D’Angelo. Sotto la guida di Letizia Guerra si laurea in chitarra classica al conservatorio D’Annunzio di Pescara con la votazione di 110/110 e lode. A 17 anni entra a far parte del progetto Aypo (Avezzano Young Pop Orchestra) di Stefano Fonzi, noto compositore e arrangiatore abruzzese con il quale ha condiviso il palco e suonato per artisti come Gino Paoli, Fabio Concato, Ron, Audio 2 e Fabrizio Bosso. Ha sempre avuto la passione per la composizione e la scrittura.

È una delle canzoni di questo tempo, scelta anche l’altra sera da Jennifer Hudson per “One World: Together at home” il maxi concerto in streaming organizzato in supporto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Hallelujah di Leonard Cohen appartiene all’immaginario collettivo, sia nella versione originale, sia nella versione che consegnò Jeff Buckley alla leggenda. Un brano dalle vicende alterne che non conobbe subito la fama. Parole elaborate, rimodulate, cancellate, riviste. Cohen ha scritto decine di strofe per questa canzone, alcune delle quali ha cantato dal vivo nel corso degli anni. Tutte le versioni, a partire da quella originale, contengono dei riferimenti all’Antico Testamento, in particolare alla figura controversa di re Davide.

Mentre iniziano a circolare ipotesi su quella che sarà la fase due, con riaperture e riduzioni progressive delle misure di contenimento del contagio, organizzazioni, enti di produzione e associazioni culturali si interrogano sul futuro della loro offerta. Un dibattito nazionale che non fa eccezione nella nostra regione. A partire dalla provincia dell’Aquila, a cui fanno riferimento istituzioni dal curriculum prestigioso che hanno dovuto stravolgere il calendario stagionale, in un momento di totale incertezza in cui mancano completamente punti di riferimento. Ettore Pellegrino, direttore artistico dell’Istituzione sinfonica abruzzese, così come del Teatro Marrucino di Chieti, si è preso la briga di