di Daniele Fulvi * – Con il diffondersi della pandemia di Covid-19, sembra essere tornata in voga l’idea secondo cui il progresso e l’eccessivo sviluppo tecnologico abbiano reso gli esseri umani più deboli e meno adatti a fronteggiare le calamità naturali. Questo fatto, poi, ci renderebbe anche meno inclini a sopportare l’isolamento forzato che il pericolo del virus ci impone. Insomma, il progresso sembra essere arrivato al punto da renderci incapaci di vivere senza le comodità di cui quotidianamente facciamo uso – a vivere cioè “come una volta” – di fatto corrompendo la nostra natura originaria. Tra i più noti sostenitori di
Sapete cosa mi fa specie di tutta questa faccenda? Che quella piccola percentuale di italiani che si è sempre dedicata al proprio benessere, alla cura del proprio corpo e della propria salute sia, paradossalmente, vista come l’untore. Proprio quelli che, in teoria, dovevano salvare il sistema sanitario dal tracollo”. Mentre sui social crescono le perplessità di chi trova inutile e persino dannoso rinunciare alle attività all’aria aperta, arriva lo sfogo di un ciclista amatoriale aquilano, Michele Rubeis, le cui parole esprimono perplessità non tanto nel merito delle restrizioni introdotte dai vari Dpcm, quanto in relazione alle numerose critiche mosse a chi, pur nel rispetto delle
“Non vogliamo essere chiamati eroi, ma sicuramente andiamo al lavoro con tanto coraggio e di tanta forza d’animo”. L’emergenza Covid-19 si è abbattuta come uno tsunami sugli operatori sanitari della Penisola. Molte strutture ospedaliere si sono convertite, del tutto o in parte, per ospitare pazienti affetti da Covid-19, mettendo così a disposizione posti letto in più e garantendo un supporto agli ospedali maggiormente sotto pressione. Non fanno eccezione gli ospedali specialistici, come l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna che ha dovuto stravolgere l’organizzazione riorganizzando i reparti, a partire dal pronto soccorso. “Tanto è cambiato della nostra vita lavorativa e non”, spiega Daniela
Da inizio marzo, il governo ha approvato una serie di provvedimenti per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus in Italia. Una delle misure più restrittive, imposta su tutto il territorio nazionale, riguarda gli spostamenti delle persone: senza una valida ragione, giustificata da motivi di lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, è richiesto e necessario restare a casa. È la prima volta che nella storia della Repubblica italiana viene adottata una misura di tale portata, che ha – e avrà – grosse conseguenze non solo sull’economia del Paese, ma anche sulla vita sociale dei cittadini italiani. In particolare, che cosa dicono
The sound of silence
“In questo tempo c’è tanto silenzio. Si può anche ‘sentire’ il silenzio. Che questo silenzio, che è un po’ nuovo nelle nostre abitudini, ci insegni ad ascoltare”
“Una cosa è certa. Al termine di questa pandemia, il mondo avrà molti più poveri, perché come è noto, le malattie causano le povertà e viceversa. Molte persone, quindi, si troveranno a fare i conti con l’abisso della carenza e della precarietà. È impossibile anestetizzare la povertà, ma se si vuole è possibile guarirla”. Ne è convinto il professor Francesco Barone, docente al dipartimento di scienze umane dell’Università dell’Aquila, con all’attivo oltre cinquanta viaggi umanitari in Africa, portavoce del premio Nobel per la Pace 2018, Denis Mukwege, che ha denunciato la catastrofe umanitaria in Congo, con centinaia di migliaia di donne violentate,
r(E)sistere: sedicesima puntata
«Riacquisterò le forze, tornerò presto me stessa, vi darò tutte le mie energie, colorerò le mie piume, colorerò le nostre vite». Sono le parole, tradotte dal francese di Phénix, il nuovo singolo che Deborah Garruba, in arte Lamuh, aveva realizzato a febbraio; un omaggio all’Aquila in un brano che reca un messaggio di speranza e rinascita. La leggenda narra che la fenice, chiamata anche uccello di fuoco, fosse un favoloso uccello sacro, simile ad un’aquila reale, noto per il fatto di saper rinascere, dopo la morte, dalle proprie ceneri. La giovane artista dance, originaria del Piemonte, vive a Tornimparte. Il brano
“We’re all in the same dance”
Si chiama “We’re all in the same dance”, un video che sin dal titolo si propone a sostegno del progetto #NessunoEscluso di Amnesty International. Violino, tamburello, percussioni, accompagnamenti a corde, moog, in un concept che ha visto impegnati Gabriele Surdo, Silvia Perone e Mauro Durante del Canzoniere grecanico salentino. Quest’ultimo ha registrato l’accompagnamento musicale a casa durante la qarantena con l’aiuto di Francesco Aiello al missaggio e al mastering. L’iniziativa #NessunoEscluso di Amnesty chiede il riconoscimento di uguali diritti, uguali attenzioni e uguali assistenza per tutte le persone di tutte le aree del pianeta interessate da questa pandemia. “Metà della popolazione mondiale”, si legge nell’appello di Amnesty, “è
r(E)sistere: quindicesima puntata
Pierpaolo Battista, classe 1993, è un cantautore e chitarrista abruzzese. Comincia gli studi di chitarra dapprima con Cecilio Perrozzi e poi con Paolo D’Angelo. Sotto la guida di Letizia Guerra si laurea in chitarra classica al conservatorio D’Annunzio di Pescara con la votazione di 110/110 e lode. A 17 anni entra a far parte del progetto Aypo (Avezzano Young Pop Orchestra) di Stefano Fonzi, noto compositore e arrangiatore abruzzese con il quale ha condiviso il palco e suonato per artisti come Gino Paoli, Fabio Concato, Ron, Audio 2 e Fabrizio Bosso. Ha sempre avuto la passione per la composizione e la scrittura.
