La sede di Avezzano del Cpia L’Aquila (Centro provinciale istruzione adulti) ha ospitato due docenti spagnole nell’ambito di un progetto Erasmus + (Job Shadowing), un’iniziativa di arricchimento professionale attraverso l’osservazione e lo scambio di buone prassi. Il progetto, coordinato da Amfi International, ha visto impegnate le docenti María Dolores Padilla Cano e Rocio Duque López della scuola per adulti iberica Cepa “Alonso Quijano”  di Villarrobledo (Castiglia – La Mancia). Le docenti spagnole hanno seguito per l’intera settimana le attività didattiche dei vari corsi  che si tengono nella sede di Avezzano. Si sono dette entusiaste dell’utilizzo nella didattica anche nelle nuove applicazioni digitali (in particolare Learning

SENSES

“Look after the senses and the sounds will look after themselves” (Bada al senso, e i suoni baderanno a se stessi) #LewisCarroll

Amare il mondo dove l’altro trova il proprio delirio. Amare con odio di mare in burrasca. Amare. Amare il giorno dopo e l’ora della rugiada quando svegliano i gerani il loro messaggio di terra e vita. (da Amare) La poesia di Carmen Yáñez, la sua lunga storia di amore con Luis Sepúlveda. Le ferite del terremoto, le ingiurie della pandemia. I versi che hanno incoronato il loro viaggio tra Cile ed Europa. Tutto questo negli occhi e nella valigia della scrittrice, scelta come ospite d’onore del premio letterario internazionale Laudomia Bonanni giunto all’Aquila alla ventesima edizione (vinta da Umberto Piersanti). Yáñez nasce a Santiago del Cile nel 1952.

«La morte del mio amato compagno di vita è stata un colpo enorme, duro e brutale. È come se avessimo avuto un terribile incidente e fossi sopravvissuta solo io».La voce di Luis Sepúlveda, sospesa tra l’America Latina a cui apparteneva e l’Europa dove s’era rifugiato, si era spenta solo qualche mese prima, nell’aprile del 2020. La scrittrice cilena Carmen Yáñez, compagna dello scrittore, aveva usato quel tempo per elaborare parole in grado di descrivere l’amarezza di una separazione. Parole affidate al settimanale Io Donna, nell’autunno dello stesso anno. Alla stessa testata aveva già raccontato l’intensità della loro storia di amore. Sarà proprio

A ridosso della proiezione del suo primo lungometraggio da regista, Alessandro Preziosi, parla delle sue esperienze nei luoghi segnati dal sisma, motivo di ispirazione del suo documentario “La legge del terremoto”. Un lavoro che si  propone come “Un viaggio visivo, storico, ma soprattutto emotivo dentro a uno dei cuori della storia fisica e psichica del nostro paese, i terremoti. Se l’Italia è un corpo, il terremoto è un colpo al cuore”. Il viaggio di Preziosi raggiunge l’Irpinia e il Belìce, per poi arrivare in  Friuli, ad Assisi, l’Aquila, Amatrice. Sismi, ma anche esperienze, umanità, ricostruzioni. La sua voce e la sua presenza

NON SOLO UN GIOCO

Sì lo so è solo un gioco per bambini (o bambini un po’ cresciuti). Ma è dai bambini che impariamo l’arte di correre anche quando ti fanno male le gambe. Fino a quando non senti il fischio finale

Parole & Suoni: Lorca

!Oh guitarra! Corazón malherido por cinco espadas Accade, a un certo punto una cosa inconsueta. Il giovanotto che per circa un’ora ci ha scorrazzati su e giù per le scale della Huerta de San Vicente, ultimo domicilio conosciuto di Federico García Lorca, invita i visitatori a sedersi al pianoforte del poeta. «Se avete in testa una bella melodia suonatela pure» dice indicando la mitica tastiera che fu percorsa, sembra, anche da Manuel de Falla. Tutti sono assaliti da una improvvisa timidezza. Fanno un passo indietro i turisti spagnoli, entrati nella casa-museo con de vozione religiosa. Al pianoforte non sederà nessuno

Sul palco le Impronte d’autore, con una scaletta che rende omaggio a Francesco Guccini e Fabrizio De André. Alla batteria, un musicista che si attesta come minimo comune denominatore tra i due cantautori e molti, molti altri: parliamo di Ellade Bandini e le sue migliaia di collaborazioni discografiche e live. Un sessionman d’altri tempi, quando le registrazioni in studio le portavano a termine proprio loro. “Si tratta di un percorso di un signore di 75 anni”, spiega parlando di se stesso in terza persona: “Un batterista che ha suonato fin da bambino iniziando dalle sale da ballo e che ha poi inciso più di mille dischi, raccontando aneddoti

“Il segreto è muoversi, non si viaggia per partire, ma per andare da qualche parte. E io sono qua”. “All’umor non si comanda”, in scena sabato 6 novembre (ore 19) a Spazio Rimediato, teatro off dell’Aquila, si propone come una cartina tornasole del mondo in cui viviamo, della società di cui facciamo parte. L’autore trae ispirazione dalla scrittura e dal pensiero di Samuel Beckett, in particolare dall’opera “Aspettando Godot”, rappresentando sulla scena un paradosso, un assurdo se visto dalla prospettiva del senso comune. Il concetto di trasformismo dell’artista stesso nella società odierna e il fatto che non è tanto l’artista ad essere importante,