La risposta è Southern Comfort, il famoso liquore statunitense creato nel 1874, anche se la domanda che lancia questo appuntamento live tra musica e parole è più che altro retorica. Si intitola “Cosa beveva Janis Joplin?” il nuovo appuntamento in calendario questa sera alle ore 21 per la stagione di prosa indipendente targata Teatro Off Limits, al Castello Orsini Colonna di Avezzano. Uno spettacolo che si propone come tributo a tutte le donne che si sono battute perché la musica continuasse a vincere e suonare sulle miserie della vita. Un racconto che abbraccia tante storie legate al numero più triste

Diversi gli appuntamenti musicali del week-end nei vari locali della città a partire dal venerdì sera, a partire dai pub irlandesi. Per sabato 15, segnaliamo il concerto acustico, in programma all’Oro nero caffè di via Beato Cesidio con il duo The Colleagues, composto da Francesca Catenacci (voce) e Fabio Iuliano (chitarra, voce, ukulele), che si esibisce insieme a Stefano Millimaggi (chitarra e voce).  Tra gli ospiti anche Barbara Bologna. Un repertorio che spazia dall’alternative rock Usa e Gb, sino alle evoluzioni blues e soul declinate da talenti come Amy Winehouse. Un percorso di “redemption songs”, dal nome “The Colleagues” che

Si chiama “Communication breakdown” la lezione concerto in programma al Centro provinciale istruzione adulti (Statale 80, 8b – telefono: 0862-313475) venerdì 14 febbraio alle 18. Musica, parole e immagini per un San Valentino alternativo: un confronto sulla “non-comunicazione” nell’era della comunicazione di massa. Intervengono Sonia Etere (counselor, dietista e autrice), Fabio Iuliano (docente e giornalista), Francesca Catenacci (docente e musicista) oltre a Ilaria De Angelis (insegnante di flamenco).

«Riacquisterò le forze, tornerò presto me stessa, vi darò tutte le mie energie, colorerò le mie piume, colorerò le nostre vite». Sono le parole, tradotte dal francese, di “Phénix”, il nuovo singolo che Deborah Garrubba – in arte Lamuh – ha realizzato in omaggio all’Aquila. Un singolo in rotazione radiofonica e in vendita, da venerdì 14 febbraio, su iTunes, Spotify, Amazon, Beatport e su tutti i digital stores, accompagnato da un videoclip che reca un messaggio di speranza e rinascita. La leggenda narra che la fenice, chiamata anche uccello di fuoco, fosse un favoloso uccello sacro, simile ad un’aquila reale, noto per il fatto

Metti insieme l’energia dell’hard rock e dell’heavy metal, il groove e le sequenze ritmiche sostenute, così come la forza emotiva di una ballata melodica e l’ispirazione ai grandi compositori classici (Bach e Mozart su tutti). Agita le sei corde con straordinaria pulizia tecnica in un mix accattivante: l’essenza del sound di Neil Zaza parte da qui. Originario dell’Ohio, classe 1964, il chitarrista torna in Italia nell’ambito di un articolato tour europeo che sarà subito seguito da una lunga serie di date negli Stati Uniti. Ad accompagnarlo e ormai da tempo in pianta stabile nel terzetto che compone la sua formazione,

Anche la superband di Rockin’1000 – seppure in una dimensione ridotta a 100 – sbarca a Sanremo con una clip in onda questa sera, registrata nei giorni scorsi dal maxi palco montato fuori dal teatro Ariston per il festival della canzone italiana. Una performance live di “La vita l’è bela”, brano celeberrimo di Jannacci e Pozzetto. Rockin’1000, il progetto musicale che ha creato “la più grande Rock Band del mondo”, partendo da un tributo ai Foo Fighters nel 2015, ha anche dato vita ad un flashmob in via Matteotti. Davanti all’Ariston i musicisti hanno intonato un brano in stile marching

Maniche lunghe che amplificano i movimenti controllati per raccontare sensibilità, fragilità o potenza. Arte e forme di una danza tradizionale che, grazie a un nuovo video di Luke Anthon, “L’Abruzzo incontra la Cina. Sheena Hao e la danza dalle maniche lunghe”, regista aquilano nonché Abruzzo Smart Ambassador, lambisce le montagne del comprensorio, con l’obiettivo di far incontrare due culture e due territori molto lontani. Da una parte la Cina della sensuale ballerina Sheena Hao (Taipei), esperta di “Shuixiu” (la danza delle maniche lunghe appunto). Dall’altra la geometria degli esterni nelle inquadrature a Campo Imperatore, Capo Pezza e dell’Altopiano delle Rocche.

Forse, la scelta del nome Pearl Jam, in sostituzione del primo, non utilizzabile, “Mookie Blaylock”, ha poco a che vedere con storielle tipo quella della “marmellata di funghetti allucinogeni”, specialità della nonna del cantante Eddie Vedder, o con altre invenzioni improvvisate sul momento. Questo nome ha sicuramente più a che vedere con l’essenza stessa della perla e con il procedimento naturale della sua creazione, che non è altro che quello di prendere elementi esterni, elementi anche negativi (la parola “grunge” non vuol dire forse rifiuto?) e trasformarli in qualcosa di straordinariamente bello.  Nasce da queste premesse una serata dedicata all’Aquila ai Pearl

Un girello per bambini si fa strada tra le colonne di cemento della piastra alla fine del viale. Unico elemento di colore in un garage altrimenti grigio e spoglio. Il silenzio lascia spazio a qualche soffio di vento che accarezza gli infissi dei piani superiori, quasi a creare un’armonia inedita. Da un momento all’altro, ti aspetti di sentire il carillon dell’Indio, con tanto di leitmotiv ipnotico che accompagna “Qualche dollaro in più”, uno dei capolavori del binomio Sergio Leone–Ennio Morricone. Forse per l’atmosfera sospesa da film western tra le palazzine sequestrate a seguito dei balconi crollati. O forse, più semplicemente, perché