Corridoio adesivi, reparto nicotina
Corridoio adesivi, reparto nicotina: sembrano foto casuali, in realtà è il catalogo Ikea del rock fai da te. In vetrina ci sono il poeta delle periferie, il bassista con la faccia da “io mi trovavo solo a passare”, il cantante, cioè io, che prova a fare la rockstar e sembra, invece, in coda alle poste. Il quarto, il chitarrista, non si vede perché sta montando da solo ampli e cavi per tutti, mentre noi facciamo gli artisti davanti al muro di sticker. Poi chiudiamo la sessione selfie, spegniamo le sigarette e si passa al reparto seriamente rumoroso: batteria Tama, valvole
All’Unipol Arena ci arrivi già in difesa, con addosso la stanchezza della settimana convinto che saranno due ore belle cariche. Ti basta vedere il prisma luminoso a dodici facce che si apre e si chiude intorno ai Radiohead per capire che la serata andrà oltre il solito concerto. Il palco è al centro, loro in mezzo, noi intorno. Prima delle quattro notti bolognesi, ritorno dopo sette anni: già così basterebbe. Invece no, ci sono venticinque brani in cui arrangiamenti e luci ti lavorano addosso, ti spingono a guardarti dentro, a fare i conti con quello che magari pensavi di aver
Deliver me from nowhere
“Il luogo da cui provieni non esiste più, il luogo in cui pensavi di andare non c’è mai stato, e il luogo in cui ti trovi non è buono a meno che tu non riesca a scappare. Dov’è un posto per te? Nessun posto… Niente fuori di te può darti un posto… In te stesso, in questo momento, è tutto lo spazio che hai”. (Flannery O’Connor)
The Italian city of L’Aquila has recently become a destination for migrants, fuelling political and social controversy. Many locals and officials argue that social media platforms such as TikTok are helping to spark interest in the town among a mostly young migrant community. The arrivals gather outside government offices while the city is still asleep: the door is shut, the windows catch the first morning light, and the wheels of suitcases rattle on the pavement. They queue in silence, as if someone might call their name. Some clutch a plastic bag; others stare at their phone screens. It is through
La domenica ridisegna la geografia di Piazza d’Armi. Dove nei giorni feriali si allestisce il mercato, oggi indiani e bengalesi giocano a cricket. Sullo skate park, ragazzi aquilani provano trick e acrobazie. Poco distante, in un campo di terra battuta, un gruppo di giovani migranti aspetta. Sanno che alle 18 apre la mensa dei poveri: lì riceveranno un piatto di pasta, come avviene ogni giorno, anche a colazione e pranzo. Poco dopo il tramonto, uno di loro si inginocchia all’ombra di un albero. Appoggia lo smartphone a terra: una bussola digitale indica la direzione della Mecca. Gli altri lo raggiungono
Lithium 24 dall’associaizone Pietralunare
Ho parlato di Lithium 24 a Pietrasecca, ospite del giornalista Claudio Mele e dell’Associazione Culturale Pietralunare. Fino a qualche tempo fa per me Pietrasecca era solo un viadotto dell’autostrada. Ora è un borgo pieno di vita e di persone che fanno accadere le cose. Abbiamo visitato le Grotte di Pietrasecca: un percorso dentro una cavità carsica con passaggi, concrezioni e una storia geologica che ti rimette in riga. La presentazione ha avuto luogo nell’ex chiesa di San Rocco, trasformata da Pietralunare in spazio culturale. Serata semplice: libri, chiacchiere, gente che ascolta davvero. C’erano anche Antonella Finucci e Valeria Valeri di
Ovunque ci porteranno….
“Ovunque ci porteranno, per noi sarà meglio. Inshallah, se Dio vuole”.. Lo ha detto uno dei ragazzi mentre, sul display del telefono, una traduzione automatica trasformava le parole in italiano: “La polizia mi ha detto che sta per arrivare un bus per portarvi fuori dalla regione”. Poco dopo, il bus è arrivato davvero. Sin dall’alba, davanti alla Questura, il gruppo di giovani migranti ha stretto negli zaini tutto quello che possiede. Per quasi due settimane hanno dormito nei parchi del centro, all’aperto, tra le coperte distribuite dai volontari e la speranza che qualcosa si sbloccasse. La convocazione era per le
Tre bambini cresciuti nel bosco nel Vastese
Nell’entroterra abruzzese, in un bosco del Vastese, c’è un rudere isolato. Chi lo ha raggiunto parla di una struttura fatiscente, senza luce, acqua e gas, con pareti lesionate e danni strutturali. Intorno, una roulotte di piccole dimensioni, un’area per allevare animali e un sistema di bagno a secco. Qui una coppia di origine anglosassone cresce i propri tre figli: una bambina di otto anni e due gemelli di sei. I piccoli non vanno a scuola e non hanno un pediatra. Una situazione che i magistrati definiscono di “grave pregiudizio”, tanto da chiedere un intervento immediato del tribunale con l’affidamento dei
Richiedenti senza casa, in 25 dormono all’aperto
La cicatrice di Usama taglia l’addome in diagonale, quindici centimetri di pelle ricucita in fretta. Lui la sfiora con due dita, mostrandola da sotto la felpa, senza compiacimento. «Serbia», dice. Secondo il suo racconto, qualcuno ha tentato di rapinarlo lungo la rotta balcanica. Nella fuga lo hanno accoltellato. È stato medicato con alcuni punti di sutura e ha continuato a camminare. La Bosnia gli ha lasciato altri segni, compatibili con morsi di cani utilizzati nei controlli di frontiera. SETTE ANNI A PIEDI. Usama ha 24 anni ed è partito a piedi dal Pakistan circa sette anni fa. Attraverso Iran, Turchia,
