SULMONA. Innovazione, sviluppo, creazione di nuove prospettive occupazionali. Le aziende della Valle Peligna possono ora toccare con mano i primi incentivi inquadrati nell’ambito del Programma attuativo regionale del Fondo di sviluppo e coesione Abruzzo 2013 (Par Fsc-il già rodato programma Fas per intenderci).

Music credit: Toulomne, Eddie Vedder

Un tuffo nella storia di una tradizione secolare. Il calore e le tecniche dell’artigianato locale, ma anche l’immaginario collettivo di una comunità che si raccoglie intorno ai simboli del Natale. Quanto sono belle le immagini dei presepi abruzzesi. Tante le iniziative anche quest’anno legate alla rappresentazione della Natività. Iniziative che valorizzano gli scenari naturali, dai borghi antichi alle grotte. LA MAPPA INTERATTIVA Il presepe dell’associazione Mousikè allestito a Pescara dove sono in mostra presepi provenienti da 88 paesi del mondo (foto di Federico Deidda)

[youtube=http://youtu.be/oyApFd1Ws20] Il cinema e l’arte come terapia oppure come strumento per raccontare la disabilità, per renderla meno distante dalle nostre vite “normali”, ma anche per far emergere disagi e denunce, come in Vietato ai disabili di Fabio Masi (2014), solo per citare un esempio recente; è in questo ambito che si colloca il lavoro di Francesco Paolucci, regista e sceneggiatore di La mano nel cappello, insieme a Giuseppe Tomei e Luca Serani.

Miguel de Cervantes, nello scrivere il suo Don Chisciotte non poteva certo immaginare quanta fatica si fa nel portare in scena le gesta del fantastico hidalgo. Specie se a provarci è una comunità di disabili, i cui volontari hanno poca dimestichezza con cavalli e cavalieri. Ma ecco che in aiuto del gruppo arrivano tre nuove leve del servizio civile che – per vari motivi – si trovano ad affrontare questo percorso insieme. Si gioca su queste premesse il film “La mano nel cappello”, un lungometraggio che nasce da un progetto in parte finanziato dal fondo 8xmille della Chiesa valdese.

Tutto parte dal tempo. E dallo spazio. Dalla percezione mutata di una città in cui 32 secondi ne hanno cambiato il volto. L’orologio disegna un presente sospeso, come se macerie e puntellamenti ci fossero sempre stati. Da quella notte del sei aprile è cambiato tutto, ma quanto è difficile trovare le parole per raccontare il passato e il presente all’Aquila. Ecco che, a cinque anni e mezzo dalla tragedia, i versi di Anna Maria Giancarli si infilano tra gli angoli delle periferie disorientate e tra i puntellamenti del centro. “E cambia passo il tempo”, un titolo (presentato in forma di

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