«Come artista ho suonato per cinquantamila persone e ho suonato per cinquanta persone, e vi posso dire che è più difficile suonare davanti a cinquanta persone. Cinquantamila persone hanno un’unica identità, a differenza di cinquanta spettatori: ciascuno di loro è un mondo a sé». Nell’accettare il Nobel per la Letteratura, Bob Dylan si era trovato a far pronunciare questa sua considerazione ad Azita Raji, ambasciatrice statunitense in Svezia. Come per dire che talvolta i palchi più piccoli sono quelli più impegnativi. Perché quando suoni in ambienti da pochi metri quadrati, la gente è lì non solo per ascoltarti ma per

“Fanc… la forza di gravità, quando sto con te io volo”. No, non bastava un sms o un messaggio su Whatsapp, magari corredato da un selfie. La dedica all’amata è rimasta impressa nel cemento grigio di uno dei corridoi interni dell’ex Sercom, questa sorta di incompiuta all’interno di quello che sarebbe stato un anfiteatro verde, con tanto di laghetto e sito paleontologico, tutto a ridosso del progetto case di Pagliare di Sassa. Una scritta a grossi caratteri rossi che, nel contesto di questa struttura il cui degrado la avvicina sempre di più alla definizione di “ecomostro”, appare addirittura più efficace

«Divulgare la scienza è come piantare dei semi tra le nuove generazioni, è questo lo spirito che anima iniziative come Sharper».  Originaria delle Marche e laureata in astronomia all’Università di Bologna, Roberta Antolini cura il coordinamento di Sharper nell’ambito della notte dei ricercatori all’Aquila.  Dal 1995 è responsabile delle relazioni esterne e della comunicazione scientifica dei Laboratori nazionali del Gran Sasso: in questo ambito organizza eventi a carattere divulgativo per le scuole e il pubblico in genere, gestisce l’ufficio stampa dei Lngs e mantiene rapporti istituzionale con enti e istituzioni nazionali ed esteri, oltre a ricoprire incarichi di rappresentanza dell’Istituto

A correre il rischio della solitudine, ci si ritrova in mezzo a una folla Nel maggio del 2015 Cumhuriyet, il maggiore quotidiano turco di opposizione, lancia uno scoop esclusivo che smaschera il coinvolgimento diretto della Turchia nella questione siriana. Un video girato un anno prima mostra un tir dei servizi segreti turchi che trasporta in Siria, nascosto sotto casse di medicinali, un carico d’armi pesanti, verosimilmente destinato alle forze del radicalismo islamico, al-Qaida e Isis. La notizia imbarazza il potere di Ankara; il presidente Erdoğan in persona minaccia pubblicamente i responsabili della diffusione del video. Pochi mesi dopo, Can Dündar,

“La Turchia che R-Esiste. Diritti umani e libertà di stampa”. È questo il titolo dell’evento organizzato dal gruppo aquilano di Amnesty International in collaborazione con altre associazioni del territorio e ospitato dalla Università degli Studi dell’Aquila. A ripercorrere le tappe delle ultime vicende della Turchia sarà uno dei più importanti giornalisti turchi, Can Dündar, arrestato dal regime mentre era direttore del quotidiano Cumhuriyet e dal 2016 esule in Germania, dove ha fondato il sito d’informazione Özgürüz (Siamo liberi). Vincitore del Premio Anna Politkovskaya per l’edizione 2017 del Festival Internazionale di Ferrara, prestigioso riconoscimento dell’ impegno e il coraggio dei reporter

Costi esorbitanti, sprechi milionari – parliamo di un affare da un miliardo e 50 milioni di euro – danno urbanistico, piloni marci, balconi che cadono: eppure, una risposta logistica senza precedenti al terremoto dell’Aquila. Un sistema, quello del progetto Case e Map, che se paragonato alle misure messe in campo nel terremoto del centro Italia, si avvicina a ragione alle descrizioni dai toni miracolistici divulgate dal dipartimento della Protezione civile e dalle fonti governative nei primi mesi dell’emergenza sisma. I 19 complessi furono realizzati a tempo di record grazie a un lavoro senza soluzione di continuità avviato il giorno stesso

Y.a.w.p. live martedì 26 settembre in occasione del secondo appuntamento della Foruli jam session, una creazione a cura dell’associazione culturale che ha base nell’omonima frazione di Scoppito. Funziona così: band sempre differenti aprono la serata portando sul palco dell’Irish cafè a Pianola (L’Aquila) un mini concerto. A seguire, chi vuole suona sia accompagnato dalla band dell’associazione, sia con strumenti propri. Un mix che funziona, consentendo di alternare generi e allestimenti, dall’acustico alle sessioni più ritmate. In apertura di stagione le creazioni di Jonathan Di Felice, frontman degli Shades, una band alternative rock vicina nelle cover e negli arrangiamenti a gruppi

Accade questo in una giornata anonima di settembre. Diego Fiordigigli, titolare del Pocoloco di Paganica posta su Facebook una foto anonima del Terminal T2 dell’aeroporto di Fiumicino dicendo di mettersi in viaggio per aver da fare dei corsi di aggiornamento, non meglio precisati. Per qualche ora la sua bacheca, di solito sempre ricca di eventi e appuntamenti promossi dal pub di Paganica è silente. Poi compare una foto inequivocabile, con tanto di immancabile braccialetto ricordo dell’evento e un boccale di Hb. “Che il corso abbia inizio” scrive, ma il riferimento è all’Oktoberfest di Monaco, evento gettonatissimo anche quest’anno, in programma

Se fai parte della combriccola del Blasco sai bene che nel backstage di un concerto può accadere di tutto. Mai però Nando Bonini si sarebbe aspettato di incontrare due occhi che avrebbero cambiato per sempre la sua vita: gli occhi della Madonna di Pompei, la statua posta in un angolo anonimo degli spogliatoi del San Paolo.  Uno sguardo malinconico scolpito nel gesso a far eco a una frase che si sentì uscire dal petto: «Nando, che stai facendo?». Una notte chiara a metà degli anni Novanta, la band di Vasco Rossi aveva suonato su un palco dove per qualche minuto