Musica per resistere e musica che resiste, anzitutto alle variabili del meteo che hanno costretto gli organizzatori del “Jazz italiano per le terre del sisma” a fare qualcosa a cui, in verità, dovrebbero essere abituati: improvvisare. Un summit del giorno prima aveva predisposto un “piano B” al Ridotto del teatro comunale per alcune postazioni all’aperto come piazza Chiarino e Largo Pischedda. Poi, il tira e molla prima del concertone finale all’Emiciclo, con Simona Molinari, Petra Magoni e Ambrogio Sparagna e, soprattutto, con i tecnici del suono a fare i conti con la pioggia che ha di fatto rallentato i sound-check

Le premesse c’erano tutte sin dalla vigilia. L’anteprima a piazzetta del Sole con Piero Odorici, Roberto Rossi, Roberto Tarenzi, Sefano Senni e Adam Pache, un crescendo di pubblico davanti a una jazz band resident, per un concerto serale in collaborazione con Umbria Jazz club e Italia jazz club. Poi una jam session con ospiti d’eccezione, da Max Paiella a Sarah Jane, voci note al pubblico di RadioRai. Poi la selezione di genere alla consolle di dj Rocca in piazza Chiarino. Un avvio riuscito e dinamico a cui ha fatto eco l’apertura vera e propria con la magia dei 100Cellos nella

Parlare di L’Aquila come città destinata a diventare la “capitale del jazz italiano” può sembrare un po’ azzardato se solo si pensa alle rassegne di questo genere in giro per la Penisola. Senza andare troppo lontano, senza neanche scomodare la kermesse perugina, risuona ancora nelle orecchie l’eco dei ritmi sincopati di Brad Mehldau o dei virtuosismi di Pat Metheny, a fare breccia tra il programma estivo di Pescara Jazz. Eppure, il festival che dal prossimo anno sostituirà la maratona del “Jazz italiano per le terre del sisma”, raccoglierà l’eredità di quattro anni in cui si sono alternati circa 2.500 musicisti,

Trasformare la kermesse del Jazz italiano per le terre del sisma in un festival nazionale che metterebbe L’Aquila in relazione con altri grandi appuntamenti di genere, a partire da Umbria Jazz. Questo l’obiettivo di un’intesa siglata ieri dal direttore artistico Paolo Fresu, il sindaco Pierluigi Biondi e la Siae a margine della conferenza stampa di presentazione della tappa aquilana di questa quattro giorni che ritorna anche quest’anno, per la quarta volta, a riempire i cuori delle comunità colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. Camerino, nelle Marche, Scheggino, in provincia di Perugia, Amatrice e poi L’Aquila per un totale

“Quello dei migranti è un problema complesso, ma sull’uomo non si può discutere: va aiutato, è la legge del mare, in base alla quale nessuna nave o imbarcazione può ignorare qualcuno che si trovi in una situazione di difficoltà. Bisogna scindere l’argomento politico (una soluzione va trovata) dall’aiuto in sé e per sé, fa parte del rispetto dell’essere umano”. A dirlo è Paolo Fresu, trombettista jazz impegnato in questi giorni nell’organizzazione della manifestazione ‘Il jazz italiano per le terre del sisma’, in programma sino al 2 settembre con inizio a Camerino (Macerata, e poi tappe a Scheggino (Perugia), Amatrice (Rieti) e

Sul primo scoglio dell’isola, c’è la porta di Lampedusa, l’opera del maestro Mimmo Paladino in ricordo di chi non è mai arrivato, a segnare uno dei punti più a sud dell’Europa. Ben più a sud del punto più a nord dell’Africa. E Lampedusa (Agrigento) è una zattera nel Mediterraneo disegnata dall’abbraccio dei due continenti. Il resort La Calandra è solo poco distante. Parliamo di una delle attività del gruppo Vitha, azienda aquilana legata all’imprenditore Marco Reato, per anni “re” delle vendite in Italia dell’aspirapolvere Kirby e papà di Alessia, nota per essere stata velina di Striscia la notizia. Un complesso

Ricordare il nome di Welela, Eze e Yassin, queste le storie ricostruite, è possibile. Tre in più in un cimitero, come quello di Lampedusa, in cui non si sa ancora con certezza quanti siano i migranti sepolti. Un piccolo gesto questo, che ci caratterizza come custodi della memoria insieme a tanti altri operatori, attivisti e semplici cittadini che operano sul versante Mediterraneo: diremmo poco o nulla in confronto alla mole di lavoro che andrebbe fatta per restituire un’identità alle migliaia di migranti morti, dispersi o mai identificati. Un gesto potente se si guarda alle responsabilità, a quei morti e dispersi

“Ero in Libia e mi picchiavano. Avevo sangue alla bocca e piangevo. Non per il dolore, ma perché mio padre non era con me. Era anziano mio padre, però mi avrebbe difeso”

Amnesty international ha avviato negli ultimi anni alcuni progetti per sperimentare nuove forme di attivismo, in grado di far fronte e di rispondere alle sfide e ai cambiamenti attuali. Questi progetti si sono concretizzati nei gruppi di lavoro Task Force, formati da attiviste ed attivisti che seguono una precisa modalità d’azione: specializzata e reattiva, in grado di garantire una risposta rapida ed efficace in determinate situazioni d’intervento in Italia.  Le Task Force attualmente attive sono tre ed operano ogni giorno per contrastare e monitorare le forme di odio, discriminazione ed ingiustizia, in un’ottica di difesa dei diritti umani. UNA TASK FORCE CONTRO I DISCORSI D’ODIO (HATE SPEECH) I discorsi d’odio online,