Le porte dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio tornano a svelare dei fiori nascosti. In aprirle, stavolta, sono i ritmi latini di Simona Molinari in un video clip diretto, montato e post-prodotto da suo fratello Massimo, con l’aiuto alla regia di Stefano Ianni, la fotografia di Francesco Colantoni, le scenografie di Mardin Nazad (coadiuvata da Vittoria Giampaolini e Daniele De Santis), i costumi di Jessica Di Martino e le coreografie di Alessio Colella. Un team tutto aquilano, dunque, ad accompagnare Maldamore, il nuovo singolo di Simona Molinari che anticipa il nuovo progetto di inediti della cantante. La canzone, scritta in collaborazione

Devo essere sincera, appena mi è arrivato questo libricino non gli avrei dato una “lira” di fiducia. La rilegatura non è delle mie preferite, si ha la sensazione di un opuscolo ben sviluppato, e purtroppo anche l’impaginazione non è delle migliori. Dalla sua ha una bellissima copertina. Quindi inizio la lettura mal volentieri, ma mi devo ricredere! La storia è quella di Simone, blogger e musicista di 23 anni e mezzo, che si racconta partendo da alcuni stralci della sua infanzia (in realtà flash d’infanzia riferiti sempre allo stesso periodo temporale, e cioè a quando Simone aveva cinque anni e

Un racconto ambientato nel 2002 in una Parigi stravolta dalle paranoie del protagonista Simone, rinchiuso tra le mura di un ospedale psichiatrico con un buco nella memoria di quarantotto ore. Una storia intensa e sofferta che riflette un momento storico in cui le certezze dell’umanità si stanno sgretolando una dopo l’altra. Simone si fa portatore del senso di smarrimento e sospetto che è seguito all’11 settembre 2001, e della paura che si è introdotta in ogni contatto umano esterno al proprio quotidiano. Con una scrittura acuta e sensibile, Fabio Iuliano racconta del viaggio del protagonista a ritroso nel tempo per

Cosa può succedere alla propria vita in quarantotto ore? Quanto può cambiare senza che, sulle prime, non si ricordi nulla? Come ci si può improvvisamente trovare in una stanza sconosciuta con le sbarre alle finestre? Come si è arrivati ad essere rinchiusi in un ospedale psichiatrico senza neanche ricordare come ci si è finiti? È questo quello che succede a Simone, il protagonista del nuovo, meraviglioso romanzo di Fabio Iuliano che, dopo il suo primo romanzo, New York, Andalusia di cemento, ci porta in giro per una Parigi diversa da quella turistica, una città vista attraverso gli occhi confusi di

Fabio Iuliano,giornalista e docente di lingue straniere, firma un nuovo e particolare romanzo dal titolo Lithium 48, edito da Aurora. Lithium come i sedativi somministrati in una clinica psichiatrica francese; 48 come le ore ripercorse da Simone, blogger e musicista ricoverato per un TSO in seguito a… non si sa, da qui i flash del protagonista in cerca di risposte. Cosa è successo? Può la vita cambiare ed essere stravolta in 48 ore? Siamo a Parigi, nel 2002 all’ombra di quella che è stata una delle tragedie più assurde; le Torri Gemelle sono crollate, sbriciolate dalla pazzia umana, l’orrore è negli occhi e nel cuore di tutti. La coscienza collettiva è stravolta. Simone è ossessionato dall’essere spiato

Nuova avventura editoriale per Fabio Iuliano, giornalista e docente aquilano: dopo New York, Andalusia del cemento – il viaggio di Federico Garcìa Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz, esce adesso il libro Lithium 48, per la collana Pensieri nuovi della casa editrice trentina Aurora. Lithium 48 si gioca nell’arco di 48 ore: 48 ore di ricordi, incontri, vite incrociate, passioni e immagini. Dopo un esordio nel quale le vibrazioni di jazz e flamenco andavano ad intrecciarsi alla poesia di Lorca, anche in questa seconda opera si parte da una suggestione di tipo musicale. Un racconto ambientato nel

Con Lithium 48 mi sono imbattuta in Fabio Iuliano per la prima volta. Questo romanzo breve, di sole 70 pagine, è stato categorizzato come distopico, io ho preferito, però, presentarvelo come Postmoderno, perché mi ha ricordato molto i romanzi dei grandi autori fautori del genere: specialmente DeLillo. Questo romanzo, infatti, sarà anche breve ma non è di semplice lettura: leggerete dei passaggi senza sapere bene se avete capito veramente quello che l’autore vi voleva dire e, anche una volta terminatolo, non avrete tutte le risposte ben confezionate: le dovrete cercare da voi. Questo, abbinato ad un importante ruolo, negativo, dell’avvento della modernità (in questo caso principalmente

Capire. Cercare di capire. Chi siamo? Chi siamo diventati? Una corsa, una ricerca esistenziale tra le strade e le linee della metro di una Parigi dall’animo vibrante che avvolge tutto, osserva, schernisce, giudica come la coscienza di un inanimato essere senziente a cui nulla può essere nascosto, nulla può essere taciuto. Fabio Iuliano, giornalista e blogger aquilano, nel suo secondo, nuovo romanzo, ci porta a conoscere le gabbie, lo stretto spazio vitale in cui, in quest’epoca, ogni uomo o donna si trova a rinchiudersi quasi volontariamente. E mentre gli altri esseri umani si ritrovano a tirarsi dietro la porta e

Il motivo che mi ha spinto a leggere “Lithium 48” è stato il genere distopico. Io amo i romanzi distopici, sia le pietre miliari di Orwell, Bradbury e Huxley, sia i più recenti distopici con contaminazioni YA. Non è lo scopo di questa recensione perdersi nelle caratteristiche della distopia né analizzarne le varie sfumature, ma era una premessa importante da fare: io amo i romanzi distopici. La ragione per cui era così importante dirlo è perché “Lithium 48” non è un romanzo distopico. Più nel dettaglio, non è un romanzo e non è distopico. Se della prima evidenza ci si