Kubla Khan, Lorca: Andalusia del cemento
La puntata di Kubla Khan di questa settimana è dedicata a Federico García Lorca. Un viaggio nelle pagine di “New York Andalusia del cemento – viaggio dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), volume di Fabio Iuliano che ripercorre le principali tappe artistiche e biografiche del poeta granadino. La storia e la colonna sonora di un poeta, vittima della guerra civile spagnola, a cui sono bastati 38 anni per entrare nell’Olimpo dei grandi della letteratura mondiale di tutti i tempi. Letture in spagnolo di Amarilys Desiree Gamez Silva LA PUNTATA
Le dediche, quelle vere
“Chi l’ha scritto deve essere davvero molto innamorato e/o molto in astinenza!”, così scriveva il fotografo Francesco Luongo lo scorso 29 gennaio sul proprio profilo Facebook. Mai avrebbe immaginato che quella foto scattata sul lungomare di Livorno sarebbe diventata virale. In effetti la spiegazione risulta semplice. “Mi manchi come un concerto”, scritta di Gabriele Milani, rappresenta l’espressione perfetta che racconta le mancanze forzate alle quali ci siamo abituati da un anno a questa parte a causa della pandemia. La mancanza della persona amata viene equiparata all’assenza della musica dal vivo, dei concerti, ma non solo. Un simbolo che rispecchia la tragica situazione che sta vivendo
Radio Terapia, colonne sonore del nostro tempo
“On air” da alcune settimane la nuova emittente radiofonica sfornata da Giulio Berghella della Gb Play di Montesilvano e dal cantautore e promoter discografico abruzzese Paolo Tocco. Si chiama Radio Terapia – www.rtradioterapia.it – e da questo forte moniker che si porta dietro promette una terapia contro l’appiattimento dell’informazione e della diffusione della musica, non solo quella prettamente radiofonica, quella di cassetta, di flusso, ma anche e soprattutto tantissima cultura, informazione, curiosità e collezionismo. Numerosi sono le proposte, i format prodotti in sede e quelli che arrivano grazie alla fitta rete di collaborazione sul territorio nazionale. Torna in vita Radio Indie Music Like, il fortunato format della classifica
Ticket to Ride, pt. 16: viaggio nel labirinto
“La bellezza del creato è l’entrata del labirinto. L’imprudente che vi entra, dopo pochi passi non sarà più capace di ritrovare l’uscita”. Le parole di Simone Weil cercano una via di uscita tra i vicoli di uno dei labirinti fisici e metaforici al centro della puntata numero 16 di “Ticket To Ride, canzoni in viaggio“. Ci avventuriamo nel labirinto sulle note di Elisa, col senso di orientamento smarrito come il rumore dei passi. Si cammina avvolti dalla nebbia, guidati dall’odore dei fiori secchi. Labirinti nel mondo, labirinti che ogni epoca forma e ricostruisce. Alla forma del labirinto cretese, se ne sono affiancate molte
“La mia città deve investire sui teatri”
“Se vuoi rimettere in piedi una città, c’è certo da lavorare con materiale da costruzione”. Inizia così l’intervento di Eugenio Incarnati, autore e registra teatrale che interviene dall’Aquila e a proposito della situazione teatri nel capoluogo abruzzese. “Ma se poi vuoi anche che essa sia abitata, vissuta, amata, considerata veramente ‘città’, allora devi portare calce e mattoni anche verso i luoghi di arte e cultura. Non si scappa. Ce lo dicono anche i numeri”. di Eugenio Incarnati – I dati SIAE degli ultimi anni parlano chiaro: dove ci sono teatri che lavorano, lì c’è un territorio vivo; infatti la Lombardia è
Non firmerà la convenzione triennale attraverso la quale il Comune assegna i contributi agli enti Fus che operano sul territorio. Una scelta inedita quella dell’autore e attore teatrale Manuele Morgese a nome e per conto dell’assemblea soci del TeatroZeta. In una conferenza in presenza, all’interno del Foyer del Parco delle Arti, Morgese ha spiegato le ragioni di questa scelta che si presenta come un gesto tutt’altro che simbolico: il TeatroZeta rinuncia anche al contributo ordinario annuale di 3 mila euro. Certo, poca cosa rispetto ai 53mila assegnati all’Isa, ai 27mila alla Barattelli, i 40mila alla Lanterna Magica o gli oltre 100mila al
I baci che salvano
Avevo in testa numeri, dati, circostanze relative a contagi, vaccini, dinamiche di governo oltre a stime e proiezioni ricavate dalla visione delle analisi del TG del mattino. Poi sono uscito per strada ad accompagnare i bambini e, mentre ero fermo al semaforo, ho visto due adolescenti con lo zaino che si baciavano di nascosto dal lato della strada che si affaccia sulla scuola. Oggi non ho bisogno di vedere altro
“The cats will know”
Se c’è una poesia che definisce l’epilogo della storia di Cesare Pavese, questa è molto probabilmente “The cats will know” . Ne conosciamo le ragioni con questo articolo che analizza testo e contesto verso dopo verso. di Rosamaria Lisi* – “The cats will know” è una delle dieci poesie di Cesare Pavese ritrovate, all’indomani della sua morte, nella scrivania dell’ufficio della casa editrice Einaudi, dove aveva lavorato. Queste dieci poesie furono pubblicate nel volume postumo del 1951 “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” che comprende anche un’altra raccolta, già precedentemente edita nel 1947, “La terra e la morte”. Il titolo complessivo del volume fu
“Io non ho una storia”
“Io non ho una storia”. Mi ha risposto ieri un ragazzo tra i più svogliati quando, prima di far vedere questo film a scuola, ho invitato tutta la classe a non limitarsi rispondere presente all’appello, ma a condividere un po’ nel proprio vissuto. “Sì, Ismael (nome di fantasia). Tu ce l’hai una storia. Hai lasciato a 16 anni tuo padre, tua madre e i tuoi fratelli e sei arrivato qui, continuando a vivere tra rinunce e diffidenze, per avere un futuro diverso”. “Sì Ismael”, gli ho detto ancora, “tu ce l’hai una storia ed è pure più interessante della mia.
