Paris, last stop of the leg
Un piccolo giro nei luoghi del racconto ha chiuso la prima tornata di presentazioni. E come atto finale, una copia “sospesa” di Lithium 24 — proprio come il caffè a Napoli — lasciata a La Libreria italo-francese di Rue du Faubourg Poissonnière. Nata nel 2006 grazie all’energia di Florence Raut e al suo instancabile socio Andrea De Ritis, questa libreria è un angolo d’Italia nel cuore del IX arrondissement, un punto di riferimento per chi ama la cultura, le storie e le connessioni tra mondi. Da questa settimana, Lithium 24 entra ufficialmente nel loro catalogo. Fonte
Parigi, ritorno a Maison Blanche
Martedì sono tornato a Maison‑Blanche dopo oltre venti anni. Neuilly‑sur‑Marne, alle porte di Parigi. È da qui che parte Lithium 24 – il libro. Ritrovare questo luogo significa tornare a sentire l’odore delle ferite di Simone, fare i conti con ciò che è stato. Fino a pochi decenni fa, questa era una delle più grandi strutture manicomiali di Francia: padiglioni chiusi, reparti divisi rigidamente tra uomini e donne, contenimenti fisici, elettroshock usati come routine. Qui si entrava anche senza consenso, su ordine della polizia o della prefettura. Ricoveri forzati, trattamenti sanitari obbligatori, una cura che talvolta somigliava più a una
“No Surrender” ha il volto stanco di Little Steven, scortato sul palco da Bruce Springsteen in coda alla E Street Band. Ci si aspetta che faccia un semplice saluto – reduce com’è da un’operazione per l’appendicite – e invece resta lì, chitarra in spalla fino all’ultimo accordo. È l’immagine perfetta per una serata che, quarant’anni dopo il primo storico concerto del 1985, trasforma di nuovo San Siro in un’arena di passione e memoria. Un concerto che si propone anche come un atto d’accusa frontale contro la deriva autoritaria della politica americana. “Ciao San Siro, siete pronti?”, chiede Bruce appena salito sul palco. Dopo “No
Rock in Cent(r)o a Tagliacozzo
Never take the opportunity to experience live music for granted. A Tagliacozzo, per Rock in Centro, ripensando a quello che una volta disse David Letterman
On air su Story Time da Milano
Nella puntata di StoryTime andata in onda su Radio Canale Italia, ho avuto modo di raccontare un po’ del mio percorso: dalla carta stampata agli stadi di Rockin’1000, passando per le maratone, i reportage sull’immigrazione e le pagine dei miei libri. Con Nicolò abbiamo parlato di come è cambiato (e forse involuto) il giornalismo, dell’impatto che ha l’intelligenza artificiale sul nostro mestiere, ma anche di cosa significhi “stare dentro la notizia” quando corri una maratona o ti ritrovi a raccogliere finocchi nei campi del Fucino con i migranti. C’è spazio anche per Lithium 24, il mio ultimo romanzo – una
Lithium 24, l’intervista su BookReporter
(di Paolo Tocco) Con pochi click sugli store digitali e qualche centinaia di euro potete comprare il primo casco per pilotare i computer con la forza del pensiero. Non è pazzia. È tutto vero… Dunque, cosa sia la follia oggi è un tema che purtroppo (o per fortuna) si mescola con la realtà dalle possibilità infinite. E sotto la traccia di questo racconto, raccolgo anche lo spunto per aprire riflessioni interessanti sul capitalismo della sorveglianza, su quante allucinazioni mentali, forse (e sottolineo forse), potrebbero avere anche una solida base di verità che noi ormai chiamiamo normalità. Come a dire: un
Dai segni del sisma al Mondiale Under 20
Nel rugby alcune mete valgono ben più dei punti sul tabellino. Come quella che Riccardo Ioannucci ha segnato il 6 aprile 2024 allo stadio ‘Tommaso Fattori’ dell’Aquila nell’amichevole tra Italia e Inghilterra Under 19. Una giornata limpida e una data che stringe il cuore, quindici anni esatti dal sisma del 2009. Sulle maglie degli azzurri i nomi di Lorenzo Sebastiani e Riccardo Giannangeli, due rugbisti scomparsi quella notte tragica. Così quella corsa verso i pali, quel tuffo oltre la linea, ha avuto il sapore del riscatto. Riccardo, classe 2005, è uno dei ragazzi della ricostruzione: cresciuto tra impalcature, puntellamenti e
Chiedi chi erano i Guns N’ Roses
Ma che prima giornata! Ma che spettacolo! Ma che caldo! Ma che prezzi al bancone del cibo e dell’abbeveramento! Ma, soprattutto, che iniezione di hard rock in tutte le sue formule! Ben tornata estate dei concerti. Ben tornato caldo africano (o, forse, no). Ben tornato Firenze Rocks! La Visarno Arena, gremita in ogni posto disponibile per il ritorno in Italia dei Guns N’ Roses, ha risposto presente all’attesissimo show della band californiana in occasione della calata tricolore di questo nuovo tour. Tanti i temi che dovremmo trattare in questa prima giornata, a cominciare dalla scelta audace, ma vincente, di inserire un parterre di
“Se un giorno dovessi morire, vorrei tornare a casa”. Aveva detto qualcosa del genere, tempo fa, Rahmat Hussain, il ventenne annegato venerdì nel lago Sinizzo, a San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila). Nessuna premonizione, solo un pensiero intimo, condiviso con alcune delle persone che in questi anni lo hanno accolto, aiutato, accompagnato nel suo percorso. Quelle stesse persone che Rahmat chiamava “la sua famiglia italiana”. Ora, quelle parole risuonano come un testamento. E una comunità intera prova a realizzarle, con una raccolta fondi per riportare Rahmat nella suo Pakistan, dove potrà ricevere l’ultimo saluto dei familiari. Era arrivato in Italia giovanissimo
