Davanti a migliaia di spettatori assiepati su scogli, barche e sulla spiaggia del centro di Polignano a Mare, l’inglese Gary Hunt si è aggiudicato la tappa italiana del World Series di Cliff Diving, ipotecando la vittoria finale nel circuito. La gara di tuffi da grandi altezze si è svolta con due trampolini posizionati a 27 metri d’altezza.

A Polignano a Mare (Bari) va in scena lo spettacolo dei tuffi dalle grandi altezze. Dopo mesi di attesa, è il giorno delle finali della tappa italiana delle World Series della Red Bull Cliff Diving. In palio anche il titolo femminile: la lotta è serrata dopo le prime due gare stagionali. Per Gary Hunt, invece, passerella in vista dopo un anno da assoluto dominatore del circuito impreziosito anche dall’oro mondiale. Notevole, infine, la risposta del pubblico pugliese, pronto a sostenere Alessandro De Rose che torna a gareggiare nel “suo” Sud dopo l’esordio iridato di Kazan. Uno spettacolo per il pubblico

Compare sul palco sulle note soffuse che escono dal pianoforte di Danilo Rea e inizia a cantare, quasi sottovoce, la sua “Sapore di sale” davanti a una piazza gremita. Quasi una dissolvenza incrociata con le ultime battute di Enrico Rava. Gino Paoli ritrova così il pubblico aquilano che lo ha sempre sostenuto, nel concerto simbolo della maratona jazz, un evento ideato per tenere alti i riflettori sulla ricostruzione aquilana. Paoli canta la Gatta e il Cielo in una stanza e lascia ai Doctor 3 la facoltà di improvvisare sulle note di Bocca di rosa, del suo concittadino Fabrizio De Andrè.

Nessun concerto pop, nessun concerto rock. Sul palco neanche cantanti o gruppi da stadio. Solo il jazz a riempire piazze, strade e vicoli, un fiume di gente che canta, balla e si lascia trasportare da improvvisazioni e virtuosismi. Vortici di note e pause improvvise. Il silenzio dei vicoli interrotti da transenne e puntellamenti a fare da contraltare a una festa della musica che non conosce precedenti né all’Aquila, né altrove. (video racconto fonte: News-Town.it)

Faticò a lungo Duke Ellington a realizzare uno dei suoi sogni di artista, quello di suonare un concerto sotto le ampie volte della cattedrale della Grazia di San Francisco. Un progetto ostacolato dagli ambienti religiosi più conservatori che, pur non obiettando in linea di principio sul fatto che il jazz possa servire ad avvicinare a Dio come gli altri tipi di musica, in realtà lo contrastarono nei fatti ritenendo che quei suoni e soprattutto quei ritmi sensuali non fossero adatti a un luogo di culto. Cocciuto, come tanti lo ricordano, Duke Ellington non si arrese fino a quanto non strappò

La regola è che “ognuno vale uno”. Ma almeno in questo caso Grillo e i suoi pentastellati non c’entrano niente. Che si tratti di Enrico Rava o che, invece, sia semplicemente un componente di un’ensemble giovanile, il nome di ciascuno dei 587 musicisti che animeranno questa inedita maratona verrà riportato allo stesso modo nel cartellone. «Questo perché ciascuno di noi viene all’Aquila a portare la sua solidarietà attraverso la musica», sottolinea Paolo Fresu, icona del jazz italiano e direttore artistico di questa kermesse. Quasi un veterano di imprese uniche. «Ciascuno di noi è parte di questa grande mobilitazione che non

Sgombriamo il campo da equivoci. Chi si aspetta di venire all’Aquila e trovare un parterre di ospiti internazionali rimarrà probabilmente deluso. Qui non parliamo di festival che sfruttano nomi dello star system dal cachet improponibile che magari col jazz hanno poco a che vedere. È pur vero che da tempo circolano leggende metropolitane in merito alla presenza di Woody Allen tra le strade del capoluogo armato di clarinetto. Ma il punto non è questo. A differenza di Umbria Jazz, Verona Jazz o di Pescara jazz, la maratona che verrà messa in campo domenica è una vetrina dell’eccellenza del jazz italiano.

Non aspettare di essere felice per sorridere, ma sorridi per essere felice. E i Pearl Jam, in Etiopia si declinano anche così