Al via oggi la Rockin’1000 Week: una settimana di musica, eventi e condivisione che trasformerà Cesena in un palcoscenico a cielo aperto, in attesa della Rockin’1000 10 Years Celebration”. Rockin’1000 celebra i dieci anni dalla nascita della più grande rock band del mondo con un ricco calendario di appuntamenti che anticipano l’attesissima doppia data evento del 26 e 27 luglio allo Orogel Stadium-Dino Manuzzi di Cesena – luogo simbolo da cui tutto è partito. La Rockin’1000 Week, in collaborazione con il Comune di Cesena e Visit Romagna, si presenta con un programma ricchissimo, pensato per coinvolgere la città di Cesena con un’esperienza unica nel suo genere che mette al centro musica, cultura e partecipazione collettiva. Tra gli appuntamenti di

Estatica a tutto rock al Marina di Pescara dove sta per tornare la rassegna ‘Combat Rock’ che farà risuonare l’Arena sul mare con quattro appuntamenti in programma: Floyd vs Floyd (25 luglio), The Biggest Combat Rock Band (27 luglio), AD/DC Rock Fest (13 agosto) e Best Rock Songs (16 agosto). Si inizia venerdì dalle atmosfere psichedeliche dei Pink Floyd con una grande novità: per la prima volta al Combat Rock ci saranno due band che si sfideranno a colpi di note. Davanti al pubblico del porto turistico pescarese si esibiranno la nota band locale Paintbox e gli And Then di Milano. Domenica

Un centinaio di persone ha preso parte, ieri, a Bussi (Pescara) all’iniziativa ‘Passi, parole e musiche per la pace’, un appuntamento voluto dall’amministrazione comunale e dall’Associazione Help Senza Confini, per ribadire un “no” deciso alla guerra e promuovere, con atti concreti, i valori universali di pace, solidarietà e amicizia tra i popoli. La giornata è iniziata presto, con il raduno dei partecipanti al Parco della Quercia Rossa. Poi, una marcia simbolica ha attraversato il Comune. La mattinata è proseguita nella sala Consiliare con una riflessione collettiva, dove, tra tavole rotonde e letture, i bambini hanno dato voce a un futuro

L’ultima volta che sono stato su Monte Calvo era tutto fermo. Era il 2021, piena pandemia, coprifuoco violato – con o senza autocertificazione – e la città, laggiù, sembrava un plastico da studio televisivo, di quelli che vedi da Vespa: luci spente, silenzio irreale, nessun movimento. Come se il mondo si fosse dimenticato di respirare. Stavolta invece il respiro l’ho sentito tutto. Il mio, per cominciare. Ma anche quello degli altri, quello della montagna, quello dei sassi sotto le scarpe che non sempre perdonano l’appoggio sbagliato. Il vertical Monte Calvo non lo racconti con i numeri – 4,8 km, +1025

La mia Folsom Prison

La Casa circondariale “Le Costarelle” dell’Aquila ha ospitato l’iniziativa “Semi di speranza”, organizzata nell’ambito dell’anno giubilare. Un momento di riflessione, musica e condivisione all’interno del teatro del carcere, tra poesie scritte dai detenuti, testimonianze, interventi istituzionali e una Messa celebrata dall’arcivescovo Antonio D’Angelo. Io sono arrivato in teatro con una chitarra sulle spalle, come faccio ormai da un po’ di tempo, per guidare il laboratorio musicale nato grazie alla collaborazione con il Cpia L’Aquila. E anche l’altro giorno, come ogni volta, ho capito che la musica qui dentro è uno spazio di libertà. È un modo per ricordare a se

Un piccolo giro nei luoghi del racconto ha chiuso la prima tornata di presentazioni. E come atto finale, una copia “sospesa” di Lithium 24 — proprio come il caffè a Napoli — lasciata a La Libreria italo-francese di Rue du Faubourg Poissonnière. Nata nel 2006 grazie all’energia di Florence Raut e al suo instancabile socio Andrea De Ritis, questa libreria è un angolo d’Italia nel cuore del IX arrondissement, un punto di riferimento per chi ama la cultura, le storie e le connessioni tra mondi. Da questa settimana, Lithium 24 entra ufficialmente nel loro catalogo. Fonte

Martedì sono tornato a Maison‑Blanche dopo oltre venti anni. Neuilly‑sur‑Marne, alle porte di Parigi. È da qui che parte Lithium 24 – il libro. Ritrovare questo luogo significa tornare a sentire l’odore delle ferite di Simone, fare i conti con ciò che è stato. Fino a pochi decenni fa, questa era una delle più grandi strutture manicomiali di Francia: padiglioni chiusi, reparti divisi rigidamente tra uomini e donne, contenimenti fisici, elettroshock usati come routine. Qui si entrava anche senza consenso, su ordine della polizia o della prefettura. Ricoveri forzati, trattamenti sanitari obbligatori, una cura che talvolta somigliava più a una

“No Surrender” ha il volto stanco di Little Steven, scortato sul palco da Bruce Springsteen in coda alla E Street Band. Ci si aspetta che faccia un semplice saluto – reduce com’è da un’operazione per l’appendicite – e invece resta lì, chitarra in spalla fino all’ultimo accordo. È l’immagine perfetta per una serata che, quarant’anni dopo il primo storico concerto del 1985, trasforma di nuovo San Siro in un’arena di passione e memoria. Un concerto che si propone anche come un atto d’accusa frontale contro la deriva autoritaria della politica americana. “Ciao San Siro, siete pronti?”, chiede Bruce appena salito sul palco. Dopo “No

Never take the opportunity to experience live music for granted. A Tagliacozzo, per Rock in Centro, ripensando a quello che una volta disse David Letterman