Riempire questo tempo sospeso non necessariamente di paura. Poesia, musica, arte in generale possono venire in soccorso grazie ai social che, in questo, funzionano molto meglio dei balconi. Tanto più che c’è da ripensare decine di serate, concerti e altri

Non c’è bisogno di spiegare le ragioni che hanno spinto la Compagnia dei poeti a rivedere la programmazione della festa della poesia: per tutta la giornata del 21, la pagina ha proposto una serie di contributi recitati.  Questo è il

Prende il via dal pomeriggio di oggi, 19 marzo, il servizio di ascolto aperto a tutta la popolazione in risposta all’emergenza che stiamo vivendo. Il “telefono amico” è uno spazio virtuale in cui condividere le proprie paure e imparare a

«Un corridoio e qualche porta. Questo ci divide fisicamente dai casi di Covid-19 nel nostro ospedale. Ma noi radiologi i loro polmoni, le loro tac all’arrivo e nella lunga permanenza ce li abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni». Federico

“Canta che ti passa”. L’Italia dei social chiama e i quartieri deserti si accendono attraverso migliaia di persone che si danno appuntamento fuori dai balconi: intonano in coro canzoni e condividono ore di socialità nonostante l’isolamento del Paese. Da Nord

Musicisti, attori, scrittori, scienziati: insieme in una lunga diretta streaming e YouTube per raccontare al mondo come gli italiani stanno reagendo a questa grave emergenza sanitaria. Per dimostrare come “stare a casa” possa essere anche l’occasione per fare qualcosa di

«Siamo stati anni in zona rossa, due o tre settimane ci rimbalzano». Ben lungi dal voler ostentare sicurezza, anzi, piuttosto preoccupato per l’emergenza di questi giorni e le possibili ripercussioni sulla sua attività, Marcello Bernardi affida queste parole all’inizio della

Una web radio per condividere suoni e storie di musica dalle case di una città come L’Aquila che per 11 anni sta vivendo le sue zone rosse. Ecco Radio MusicAq, disponibile in streaming sulla web-app ufficiale. “Per una precisa scelta

No, non è la stessa cosa guardare dalle finestre di questa città agli svilupppi delle controverse dinamiche legate al coronavirus: il senso di smarrimento non è affatto inedito per una comunità di persone chiamate già 11 anni fa a ripensare

“Tutto andrà bene. Così, senza nessuna ragione a sostenerlo, se non la ragione stessa. Mentre le strade si svuotano, l’angoscia ci riempie e i profeti di sventura scalzano gli arruffapopolo dai talk-show, mani anonime hanno cominciato a scrivere «Tutto andrà