Stranieri a scuola, la nuova vita passa dai banchi del Cpia L’Aquila
22 Settembre 2026 Condividi

Stranieri a scuola, la nuova vita passa dai banchi del Cpia L’Aquila

 Le storie che trovano poco spazio nelle cronache siedono ogni giorno ai banchi del Cpia L’Aquila: minori arrivati soli, adulti che studiano dopo il lavoro, persone fuggite da guerre e crisi. Cercano una licenza media, le parole per lavorare o l’autonomia quotidiana.

Accessibile dai 16 anni, il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti conta nell’anno scolastico 2025-26 quasi duemila iscritti, 1.495 all’alfabetizzazione in italiano. Stranieri in larga maggioranza nelle sedi dell’Aquila, Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro; lingue straniere, informatica e certificazioni attirano anche italiani.

“L’apprendimento della lingua italiana è propedeutico a tutto il resto”, spiega la dirigente Alessandra De Cecchis. Dal livello A1 si può arrivare al diploma, ma servono anche lezioni sul lessico del mestiere: “Con i costruttori che fanno riferimento alla scuola edile San Vittorino – prosegue – abbiamo affrontato un problema concreto: alcuni lavoratori non superavano i test dei corsi obbligatori sulla sicurezza e non potevano accedere ai cantieri”.

La rete territoriale, sottolinea De Cecchis, è decisiva: i Comuni offrono spazi, risorse Fami (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione) e progetti delle aree interne hanno consentito di attivare corsi di italiano a Pescina, San Benedetto dei Marsi e Ortucchio. A Trasacco il Fami coinvolge lavoratori del Fucino; si parte anche a Celano.

Il Centro collabora con terzo settore e case famiglia, opera nelle carceri, anche di alta sicurezza, e nell’Istituto penale minorile. A Luco dei Marsi prevalgono le donne: decenni di immigrazione legata al Fucino, famiglie radicate, figli nelle scuole locali e genitori che imparano l’italiano.

Tra badanti, muratori e lavoratori agricoli, anche giovani senza familiari come Mohamed Elsayed, arrivato minorenne dall’Egitto dopo quattordici giorni in mare, ha preso qui la licenza media e fatto volontariato con la Comunità XXIV Luglio.

Oppure, Ilhor Denysov, fuggito dall’Ucraina grazie all’associazione “Salvati per servire” che poi lo ha scelto come volontario tra i terremotati in Turchia nel 2023 e gli alluvionati a Valencia, l’anno dopo. O, ancora, il ruandese Sam Yaddah, arrivato con il sogno di portare la sua musica in Europa.

Alla recente festa multietnica, gli acquerelli di Vlada Shamova, “Imagine” con Jen Forti e Hai Pham Thu e i piatti preparati dalle famiglie. Si fa scuola anche così.

di Fabio Iuliano – fonte Ansa

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