Paolo Talanca e Giulia Mei al Fla con parole e musica
3 Novembre 2026 Condividi

Paolo Talanca e Giulia Mei al Fla con parole e musica

“La capacità di stare nella fascia mediatica è importante, è una sfida da dover vincere”. Per Paolo Talanca la vera prova è raggiungere il grande pubblico senza rinunciare alla propria identità. Il critico traccia un bilancio del Premio Tenco e guarda al Fla, dove domenica 8 novembre alle 19 incontrerà Giulia Mei per “Tra parole e musica”. Intanto riflette sui percorsi di Melozzi e Setak.

Che cosa ha funzionato al Tenco quest’anno?

“È stata un’edizione enorme, intanto per i numeri, ma i numeri da soli non bastano mai, soprattutto se si parla di canzone d’autore. Gli incontri pomeridiani sono riflessioni critiche, tavole rotonde, l’impalcatura contenutistica della tre giorni. E poi c’è stato l’omaggio a Francesco Guccini: ‘Dio è morto’, è stato il titolo dell’edizione dedicata al rapporto fra creatività e intelligenza artificiale. Una scelta che peraltro è arrivata in primavera, ben prima dello scorso agosto. Però è nelle cose che Francesco è il Premio Tenco, quindi è chiaro che viene fuori sempre. Questi grandi artisti costruiscono l’immaginario della società”.

E poi c’è il Dopotenco.

“Le tre serate quest’anno sono state esplosive, con Scanzi, Neri Marcorè e Filippo Graziani che cantano insieme, Manuel Agnelli che ha proposto una canzone dei Beatles. Ci siamo divertiti, per me è stata una cosa fondamentale”.

Che cosa riconosce a Giulia Mei, ospite all’Ariston e già finalista alle Targhe nel 2019?
“È stata come un diamante incastonato in tutto il percorso. Unisce una scrittura importante, una grande cura della musica, una capacità di stare sul palco. Le canzoni di Giulia Mei sono così perché è Giulia Mei che le fa, non scimmiotta nessuno”.

Quanto Abruzzo c’è nel Tenco?
“Da un po’ di anni c’è tanto Abruzzo nel Tenco. Setak nessuno lo dice, ma è stato finalista alle targhe tre volte, che non è poco con ‘Blusanza’ nel 2019, con ‘Alestalé’ nel 2021 e dunque ‘Assamanù’, vincitore nel 2024 per il miglior album in dialetto. Ivan Graziani da un po’ di anni è praticamente sempre presente, per un premio o per un altro. Poi Angelo Valori, che ha diretto l’anno scorso e quest’anno l’Orchestra Sinfonica di Sanremo”.

Come giudica il lavoro di Melozzi?

“Apprezzo tantissimo tre cose di Enrico: il coraggio, il buon gusto e la capacità di creare provocazioni musicali. Mi ha colpito subito in maniera molto positiva. Ha delle idee molto belle”.

E oggi quali dubbi ha?

“Non mi spiego la scelta di far condurre La Notte dei Serpenti a Elettra Lamborghini, non mi spiego Filippo Graziani che fa una canzone sulla Sardegna. Secondo me questa serata è una cosa esplosiva, fatta in maniera più intelligente e più ricercata, potrebbe fare la differenza. Scelte troppo commerciali rischiano di sminuirne il potenziale”.

Dal fronte opposto c’è chi sembra quasi voler rinunciare alla visibilità?
“Non mi piace nemmeno l’atteggiamento di chi, e in questo Setak molto spesso c’è, per andare dietro all’aspetto culturale puro a tutti i costi deve in qualche modo rifuggire dalla mediaticità”.

Però Setak si è ritrovato sul palco del Jova Summer Party, come è nata questa cosa?

“Io stavo intervistando Lorenzo sul palco, lui cercava qualcuno che rappresentasse la musica abruzzese. Gli ho detto: ‘Allora devi portare Setak, perché è quello che musicalmente sta più avanti’. Lui mi fa: ‘Setak? Chi è Setak?’ Boato fra il pubblico. Si è incuriosito, è andato a cercarlo, poi l’ha contattato. Sono orgoglioso di aver creato quella situazione”.

E così Setak ha cantato “Pane e ‘ccicorje” sullo stage secondario duettando col padrone di casa
“Io lo avrei fatto esibire sul palco principale. Quella era comunque una dimensione in mezzo alle persone, in mezzo a un certo tipo di musica. Nicola ci sta benissimo lì in mezzo. Lorenzo va a cercarsi quelli come Nicola dall’altra parte del mondo, qui ce lo aveva a pochi chilometri”.

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro