“Fuckin’ Italy… ti vogliamo bene”
“Fuckin’ Italy, vi vogliamo bene…”. Nick Cave lo dice quasi sorridendo, con quella sua grazia storta che può sembrare una carezza o un avvertimento. Bastano pochi minuti al Parco BussolaDomani per capire che l’unica data italiana del tour estivo dei Bad Seeds non sarà una celebrazione ordinata, ma un corpo a corpo.
Il concerto parte con “Get Ready for Love” e si accende subito. Cave cerca le prime file, afferra mani, accarezza volti, si sporge oltre il palco fino quasi a farsi inghiottire dal pubblico. Intorno, la band tiene insieme furia e precisione. Con lui c’è Colin Greenwood, bassista dei Radiohead, ormai dentro il suono dei Bad Seeds con naturalezza.
La giornata del festival si è aperta con i set di Sara Parigi e Dove Ellis, è proseguita con l’atmosfera rarefatta di Emilíana Torrini e con l’urto post-punk degli Sleaford Mods. “La Prima Estate” accoglie il pubblico con l’aria larga del festival: stand, aree ristoro, sdraio, tende, spazi nel verde, Virgin Radio e American Express tra i marchi presenti nel villaggio Ma quando Cave arriva, l’ambiente da villaggio vacanza si ritira un po’. Gran parte degli occhi e degli smartphone sono rivolti verso il palco.
La scaletta attraversa epoche diverse. Dopo “From Her to Eternity” e “Train Long-Suffering”, arriva “Wild God”. Poi “O Children”, tra i momenti più inattesi della serata: Cave fa salire sul palco un bambino con una maglietta dei Nirvana. Lo tiene accanto a sé, lo protegge dentro la canzone, mentre il parco applaude.
“Tupelo”, “Carnage”, “Joy”, “Rings of Saturn” e “Bright Horses” portano il concerto in una zona più sospesa. In “Henry Lee” entra Janet Ramus, per un duetto che restituisce al brano la sua natura teatrale. Poi Cave riapre la ferita elettrica con “The Mercy Seat”, “Papa Won’t Leave You, Henry”, “Red Right Hand” e “Jubilee Street”, una delle vette della serata.
Nel finale arrivano “Hiding All Away / White Elephant” e “Hollywood”. Il bis riparte con “City of Refuge”, passa per “The Weeping Song” e “Wide Lovely Eyes”. Sembra finita, ma Cave resta solo al pianoforte.
“Into My Arms” chiude tutto in sottrazione. Dopo due ore di energia enorme, restano voce, piano e occhi lucidi. Il pubblico si ferma. Nessuno ha bisogno di riempire quel silenzio.
di Fabio Iuliano – fonte: The Walk of Fame


Scaletta
Get Ready for Love
From Her to Eternity
Train Long-Suffering
Wild God
O Children
Tupelo
Carnage
Joy
Rings of Saturn
Bright Horses
Henry Lee
The Mercy Seat
Papa Won’t Leave You, Henry
Red Right Hand
Jubilee Street
Hiding All Away / White Elephant
Hollywood
City of Refuge
The Weeping Song
Wide Lovely Eyes
Into My Arms

