Dentro l’Abruzzo Film Commission con i protagonisti
3 Luglio 2026 Condividi

Dentro l’Abruzzo Film Commission con i protagonisti

L’Abruzzo ha fatto spesso da paesaggio al cinema. Ha prestato montagne, borghi, altopiani, coste, pietra e silenzi. Ora prova a fare qualcosa di più complicato: smettere di essere soltanto un fondale e diventare una filiera. Non basta più la bellezza, che da sola riempie le cartoline ma non crea lavoro stabile. Servono bandi, maestranze, location manager, produzioni, formazione, rapporti internazionali. Piercesare Stagni, presidente della Fondazione Abruzzo Film Commission, legge così la fase aperta negli ultimi mesi: set importanti, quasi cento progetti presentati al primo bando, nuove società nate sul territorio e un’attenzione crescente nei luoghi dove il cinema si decide davvero. Una fase sostenuta dalla Regione Abruzzo, dal presidente Marco Marsilio all’assessorato regionale alla Cultura guidato da Roberto Santangelo, che ha scelto di puntare sulla Film Commission come strumento di sviluppo culturale, economico e professionale. Accanto a Stagni lavorano, nel Cda della Fondazione, Peppe Millanta, scrittore e sceneggiatore, impegnato in particolare sul fronte dei bandi e dello sviluppo dei progetti, e Fabrizia Aquilio, avvocato e docente, che segue anche il tema della formazione professionale. La direzione generale è affidata ad Alessandro Voglino, figura centrale nella costruzione della macchina operativa della Fondazione: il punto in cui indirizzo culturale, gestione amministrativa, rapporti con le produzioni e organizzazione concreta devono trovare una sintesi.

Presidente Stagni, si può parlare davvero di un momento storico per il cinema in Abruzzo?

“Preferisco partire dai fatti. C’è un entusiasmo che prima non c’era. Si parla di Abruzzo a Cinecittà, nei luoghi d’incontro dei produttori, nei festival. Anche la politica ha capito che la Film Commission può essere uno strumento concreto. Poi ci sono segnali oggettivi: nuove società registrate in regione, giovani che investono nell’assistenza alle produzioni e nel noleggio di attrezzature cinematografiche. Significa che qualcuno comincia a vedere il cinema non più come una promessa o una chimera, ma come una possibilità reale di lavoro”.

Quali produzioni stanno cambiando la percezione della regione?

“Il film di Ridley Scott, The Dog Stars, sarà molto importante. Alcune scene girate in Abruzzo sono spettacolari. Io ho assistito a una sequenza in Val d’Arano, vicino Ovindoli: stuntmen a cavallo, un aereo, una scena da grande cinema americano realizzata qui. Poi c’è il docufilm su Celestino V, interpretato da Michele Placido, che ha coinvolto diverse location dell’Aquilano e anche della costa. Altre produzioni stanno arrivando o sono pronte a partire tra Pescara, Tocco da Casauria, L’Aquila, Santo Stefano e i paesi dell’interno. Sono numeri che in Abruzzo non si erano mai visti”.

Il primo bando ha raccolto 93 progetti. Che segnale è?

“È un numero incredibile. Il primo bando di produzione vale 4 milioni di euro ed è parte di un finanziamento più ampio, da 8 milioni e 700mila euro, legato ai fondi Por Fesr 2021-2027. Ora arriverà anche un bando di sviluppo, dedicato alla scrittura. È un passaggio importante perché vogliamo storie e sceneggiature con l’Abruzzo protagonista. Ci sarà un canale per i professionisti e uno per giovani sceneggiatori locali non professionisti. Peppe Millanta sta lavorando molto su questo fronte, perché non basta attirare produzioni esterne: bisogna anche far nascere storie da qui”.

Quindi l’Abruzzo non deve essere solo location?

“Esatto. L’Abruzzo deve essere location, ma anche racconto. Deve offrire paesaggi, certo, ma anche idee, autori, sceneggiatori, tecnici, imprese. Per questo la parte dei bandi è decisiva. Il primo bando di produzione ha già riaperto una partita. Il bando di sviluppo servirà invece a lavorare prima, sulla scrittura, sulle storie e sull’identità cinematografica della regione. Poi una parte delle risorse servirà per un secondo bando di produzione, che contiamo di aprire a febbraio 2027”.

La spinta della Regione quanto incide in questa fase?

Incide soprattutto perché consente alla Film Commission di non restare un organismo simbolico. Il sostegno politico e finanziario della Regione Abruzzo, con il presidente Marco Marsilio e l’assessorato alla Cultura guidato da Roberto Santangelo, ha dato alla Fondazione una base su cui costruire bandi, relazioni e servizi. È il passaggio che può trasformare l’interesse dei produttori in una politica strutturata. Senza risorse e senza una macchina amministrativa capace di accompagnarle, anche le migliori intenzioni finiscono presto nel reparto delle occasioni mancate, dove purtroppo l’Italia ha scaffali molto ampi.

Quali professionalità servono di più?

“Servono tecnici, assistenti, location manager, figure capaci di lavorare con produzioni nazionali e internazionali. Abbiamo location manager che stanno lavorando senza sosta, richieste continue, produzioni che cercano mare, montagna, borghi, aree interne. Il nostro compito è accompagnarle e, quando possibile, portarle anche fuori dai luoghi già conosciuti. Le produzioni internazionali spesso scelgono Campo Imperatore perché è vicino a Roma e perché esistono già riferimenti logistici. Noi dobbiamo far conoscere anche la Maiella, i trabocchi, i calanchi, i paesi meno battuti”.

Quanto conta la promozione internazionale?

“Conta moltissimo. Essere a Cannes, all’Italian Pavilion dell’Hotel Majestic, davanti agli addetti ai lavori, è stato un passaggio importante. Abbiamo presentato luoghi, attività, programmi, produzioni recenti. Non era una passerella, ma un modo per dire che l’Abruzzo c’è e può parlare con il mercato internazionale. Stiamo lavorando anche su relazioni di cooperazione culturale e professionale, come quelle avviate con la Repubblica del Sudafrica e con l’Eastern Cape”.

Lei arriva da una lunga storia personale dentro il cinema. Quanto pesa questa esperienza nel lavoro di oggi?

“Pesa perché il cinema è la mia vita. Ho studiato e insegnato all’Accademia dell’Immagine, poi ho lavorato con l’Ifa di Pescara e con il Centro sperimentale, sede Abruzzo. Ho incontrato generazioni di studenti. Ho fatto ricerca storica sulle location abruzzesi e ho individuato più di quattrocento film girati, almeno in parte, in regione. Con Valentina Valente ho scritto Suspiria e dintorni, un volume tradotto anche all’estero e presentato in diverse capitali europee. Dal 2015 conduco Il cinema racconta, una trasmissione in cui racconto l’Italia attraverso i film”.

Che obiettivo si dà per i prossimi due anni?

“Rendere irreversibile questo processo. Non basta dire che l’Abruzzo è bello. Lo sappiamo tutti, e lo ripetiamo da decenni. Ora bisogna farlo lavorare. Vogliamo attrarre produzioni, formare tecnici, far tornare giovani che sono dovuti andare altrove, aiutare chi ha una storia da raccontare. Ricevo persone ogni giorno: produttori americani, professionisti, ragazzi, ma anche persone anziane che arrivano con un’idea e un sogno”.

Il punto di vista di Fabrizia Aquilio

Un set cinematografico porta alberghi pieni, ristoranti che lavorano, tecnici che si muovono, luoghi che finiscono sullo schermo. Per Fabrizia Aquilio, aquilana, avvocato e componente del Cda della Fondazione Abruzzo Film Commission, però, il punto è quello che resta dopo. Perché il cinema, se organizzato bene, può diventare anche lavoro. “Mi sono ritrovata in un ruolo che è molto più confacente a quelle che sono le mie competenze professionali”, spiega Aquilio, già rappresentante del ministro per gli Affari Esteri per la promozione del patrimonio culturale della città dell’Aquila. La promozione del territorio conta, ma da sola non basta. Per Aquilio il passaggio decisivo è trasformare l’arrivo delle produzioni in un’occasione di sviluppo stabile. “Un vero intervento industriale sarebbe veramente che fosse l’occasione per uno sviluppo dell’industria del cinema nel nostro territorio”, sottolinea. Un film, ricorda, non è fatto solo di registi e attori. Dietro ci sono operatori, elettricisti, tecnici, assistenti, figure di produzione. Mestieri spesso poco visibili, ma decisivi. Da qui l’attenzione alla formazione. Aquilio richiama il bando da due milioni di euro voluto dalla Regione per i mestieri del cinema e il possibile raccordo con l’Accademia di Belle Arti, anche su percorsi legati all’animazione. Un altro passaggio riguarda gli istituti superiori, per far conoscere ai ragazzi professioni che raramente entrano nell’orientamento scolastico, ma che possono aprire spazi concreti di lavoro. Il primo intervento già avviato riguarda la Production Guide, la sezione del sito della Film Commission in cui professionisti e servizi del territorio possono registrarsi, inserendo curriculum, competenze ed esperienze. “È stato il mio primo obiettivo, la prima cosa sulla quale sono intervenuta”, racconta Aquilio. Quando una produzione chiederà una figura specifica, la Film Commission potrà indicare profili già presenti in Abruzzo. La guida servirà anche a capire cosa manca. Se le produzioni cercano professionalità che sul territorio non si trovano, quello diventa un segnale su cui costruire nuova formazione. Nel bando, ricorda Aquilio, è previsto anche il ricorso a una quota di professionalità locali. Altro punto riguarda i numeri. “Il finanziamento deve avere una ricaduta moltiplicativa sul territorio”, osserva Aquilio. Per questo la Film Commission punta a seguire con precisione le spese sostenute dalle produzioni in Abruzzo.

Il punto di vista di Peppe Millanta

 Il cinema può portare l’Abruzzo sullo schermo, ma può anche far entrare le sue imprese dentro una storia. Non solo come sfondo o fornitrici di servizi, ma come parte di un racconto capace di viaggiare oltre i confini regionali. È uno dei temi su cui lavora Peppe Millanta, scrittore, sceneggiatore e componente del Cda della Fondazione Abruzzo Film Commission, impegnato in particolare sul fronte dei bandi, dello sviluppo delle sceneggiature e del rapporto tra produzioni e territorio.

Uno degli strumenti individuati è il product placement, cioè l’inserimento di marchi e prodotti all’interno di opere cinematografiche o audiovisive. “Le aziende stanno abbandonando l’idea dello spot classico, perché è invasivo, e inseriscono il loro brand all’interno dei prodotti”, spiega Millanta. Per la Film Commission, questo può diventare un doppio canale: da una parte aiutare le produzioni a trovare sostegno economico, dall’altra offrire alle imprese abruzzesi una visibilità più ampia. “È uno strumento che permette di far crescere ulteriormente sia l’attività del nostro territorio per le produzioni sia una forma per sponsorizzare le imprese del nostro territorio a livello nazionale, su scale più grandi”, osserva.

L’idea è costruire una lista di aziende disponibili a essere contattate dalle produzioni. Saranno poi le produzioni stesse a presentare progetti coerenti con i singoli film o con le singole serie. “Noi, come regione, abbiamo il compito di essere facilitatori per tutti gli aspetti della composizione di un film, che non è soltanto location, ma è anche trovare liquidità”, sottolinea Millanta. Il compito della Film Commission, quindi, sarà quello di fare da tramite tra chi gira e chi può sostenere un progetto attraverso forme di sponsorizzazione o inserimento del marchio.

L’altro fronte riguarda il bando per lo sviluppo delle sceneggiature, previsto a ottobre, con una dotazione di 500mila euro. “È uno strumento per sviluppare sia il tessuto degli sceneggiatori del territorio sia per dare alle produzioni la possibilità di raccontare storie del territorio”, spiega Millanta. Non si tratta, chiarisce, soltanto di sostenere produzioni locali, ma di incentivare racconti locali: storie nate in Abruzzo, ambientate in Abruzzo, capaci di restituire alla regione una presenza più riconoscibile sullo schermo.

Il punto è proprio questo. L’Abruzzo è stato spesso scelto dal cinema per la forza dei suoi paesaggi, ma non sempre è stato raccontato per quello che è. “La nostra regione è stata tante cose negli anni e nei decenni”, ricorda Millanta. “È stata Tibet, è stata deserto, però c’è necessità che sia anche Abruzzo”.

di Fabio Iuliano – articoli usciti anche sul Centro