Jovanotti tra eclissi e stelle cadenti
13 Agosto 2026 Condividi

Jovanotti tra eclissi e stelle cadenti

Jovanotti è entrato nel mainstream quando facevo ancora le elementari. Ricordo un’intervista su un giornale di quegli anni: lui aveva poco più di vent’anni, erano i tempi di “Gimme Five”, poi di “La mia moto” e “Vasco”. Diceva che avrebbe voluto continuare a fare musica fino a cinquant’anni.
Io provavo a immaginarmelo a quell’età e, per qualche motivo, nella mia testa finiva in giacca e cravatta, ancora lì a fare rap. Mi sembrava una scena improbabile. Cinquant’anni, quando ne hai dieci, sono un luogo molto lontano.

Ora, che Jovanotti va verso i sessanta, te lo ritrovi sul palco capace di tirare un filato di tre ore, dopo una giornata cominciata molto prima del concerto, tra jam, incontri, presentazioni, ospiti e improvvisazioni. E magari oggi si rimette pure in bicicletta per continuare il suo Jovagiro, giusto per mettere definitivamente in difficoltà tanti coetanei che considerano attività fisica anche cercare parcheggio.
La cosa più curiosa, però, la vedi guardando il pubblico. A Montesilvano erano circa trentamila e dentro quella folla convivevano tre, forse quattro generazioni. Quelli di “Jovanotti for President”, quelli cresciuti con “L’ombelico del mondo”, chi è arrivato dopo, ma anche bambini di otto o dieci anni per i quali il

Jovanotti ventenne appartiene a un’epoca remota quanto Carosello apparteneva a noi.
Alla fine, ripensando a quell’intervista, quello che aveva poca fantasia ero io. Lui aveva detto che a cinquant’anni avrebbe fatto ancora musica.

Io ci avevo aggiunto la giacca e la cravatta.

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