La notte dei Litfiba al Terrasound Festival di Pescara
“Questa notte non deve finire mai…”, cantava Piero Pelù in “Pierrot e la luna”, brano ispirato al “Pierrot Lunaire” di Arnold Schönberg. Quasi una porta d’accesso alla notte dei Litfiba al Porto Turistico di Pescara, una delle serate più attese del Terrasound Festival organizzato da Best Eventi. Domani sera, Pelù, insieme a Ghigo Renzulli, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, e con il supporto ritmico di Luca Martelli, porterà in Abruzzo il tour “Quarant’anni di 17 Re”, dedicato a uno degli album più visionari del rock italiano degli anni Ottanta. La data dei Litfiba è il cuore rock della prima finestra del Terrasound: da stasera a domenica il Porto Turistico ospiterà Delia, Litfiba e Tony Pitony, prima del ritorno del festival dal 21 al 23 agosto con Pippo Sowlo, Mannarino e Morad. Un doppio tempo estivo che conferma l’area pescarese come uno dei luoghi centrali della musica live in città. Domani il botteghino sito a Lido Azzurro aprirà alle 18 (ultimi biglietti disponibili anche su Ticketone, Ciaotickets e Vivaticket), le porte alle 18.30, mentre l’inizio dello show è previsto alle 21.15.
L’ALBUM. Pubblicato nel 1986, “17 Re” resta uno dei dischi più importanti dei Litfiba e uno dei lavori più ambiziosi del rock italiano di quegli anni. Secondo capitolo della “trilogia del potere”, dopo “Desaparecido” e prima di “Litfiba 3”, l’album segna l’allargamento del linguaggio della band: meno legato alla sola new wave degli esordi, più orientato verso un rock nervoso e teatrale, ma ancora attraversato dalle tastiere di Aiazzi, dal basso di Maroccolo e dalle chitarre dall’approccio estremamente ragionato di Renzulli. Dentro convivono atmosfere dark, suggestioni latine e orientaleggianti, ballate, testi enigmatici e tensione politica. Le prime date del tour hanno mostrato una scaletta molto compatta, aperta dall’introduzione strumentale di “Febbre” e poi immersa nel cuore del disco con “Come un Dio”, “Oro nero”, “Sulla Terra”, “Vendetta”, “Ferito”, “Apapaia”, “Ballata”, “Re del silenzio”, “Univers”, “Tango” e “Cafè, Mexcal e Rosita” e la stessa “Pierrot e la luna”. La seconda parte, almeno nell’impianto già emerso nelle prime uscite, apre poi ad altri brani della storia della band fiorentina: “Gira nel mio cerchio”, “Cane” e “Resta”, prima di un finale affidato a pezzi riconoscibili e corali come “Il vento”, “Istanbul”, “Santiago”, “Eroi nel vento”, “La preda”, “Tex”, “Cangaceiro”.
IL TOUR. Il tour riporta in superficie quel laboratorio sonoro nato senza calcoli e diventato, con il tempo, materia di culto. Nel comunicato di presentazione, la band spiega: “Quel modo di fare musica ancora oggi evidentemente ha un senso, e non ce lo diciamo da soli, per fortuna ce lo dicono le vendite del tour, ce lo dice il fatto che il 45 Giri di 17 Re è andato sold out in quattro ore”. E ancora: “Questo significa tanto per noi, perché vuol dire che in un momento in cui facevamo le cose in maniera totalmente artistica, senza calcolare nessun tornaconto economico futuro e nemmeno presente, stavamo costruendo qualcosa di duraturo, perché dopo 40 anni abbiamo questo riconoscimento da parte del pubblico e lo ringraziamo tanto”. Al centro del progetto c’è anche la chiusura di un piccolo mistero discografico. La title track “17 Re”, rimasta fuori dall’album originario, è stata completata e pubblicata soltanto ora. “Nel nostro piccolo, possiamo dire che 17 Re è come l’Opera del Duomo di Firenze che ci ha messo un secolo e mezzo a realizzarsi. Noi per fare una canzone ci abbiamo messo quarant’anni, però non abbiamo mai perso la speranza e siamo convinti che la canzone rimarrà in piedi come il Cupolone”. Una scelta maturata dopo anni: “All’epoca non eravamo convinti dell’arrangiamento né del ritmo. Quello che abbiamo realizzato adesso è sicuramente una versione più rock, più in sintonia con noi stessi e con i tempi odierni”.
A Pescara il Terrasound Festival ospita così una serata che tiene insieme memoria, fisicità e ritorno sul palco. Anche su questo, la band usa parole nette: “Forse in un periodo di intelligenza artificiale come questo il fatto che ci sia qualcuno che suona veramente è un grande dato di fatto perché anche nella musica di oggi ce n’è sempre meno”. L’attesa è tutta nel rapporto diretto con il pubblico: “Mi aspetto di vedere gente sudata, almeno quanto suderemo noi sul palco e quindi un grande scambio di energia tra il palco e il pubblico”. La notte dei Litfiba può cominciare.
di Fabio Iuliano – articolo uscito anche sul Centro

