La scommessa era bella impegnativa: scegliere uno come Giacomo Leopardi come testimonial della gioia di essere al mondo, quella luce dell’esistenza che ha cercato nelle storie di “La vita che si ama” (Einaudi), l’ultimo volume che, circa due anni fa,

La questione non è tanto “chiedi chi erano i Beatles”. La questione è più che altro “chiedi cosa vuol dire essere uno di loro, anche solo per dieci giorni”. Chiedetelo a Jimmie Nicol, il batterista inglese che sostituì Ringo Starr, malato di

Torna all’Aquila Roberto Vecchioni, sabato (ore 18.30), quasi due anni dopo avervi presentato il suo libro, “La vita che si ama” (Einaudi). Il cantautore, ospite dell’Auditorium Sericchi (Strinella 88), parlerà del suo nuovo disco, “L’infinito”, un concept album condensato di musica e

“Domando scusa, fate vedere Sanremo qui?”. Ora, ci sono tempi e modi per fare domande. E, talvolta, è facile sbagliare entrambi. Entri in un bar, vedi uno schermo piatto non sintonizzato su una partita di pallone e chiedi di mettere

Nella foto in alto, Gianni Denitto con Marilena Paradisi Aspettando la maratona di fine estate, L’Aquila torna a riempirsi di jazz, grazie a Taimaut, la nuova rassegna dedicata al genere e alle sue contaminazioni, ideata da Polarville in collaborazione con

Musica, parole e solidarietà in un pranzo “a tempo di musica” al ristorante sudamericano La Churuata, in via Bruno D’Inzillo, nella zona industriale di Sassa. Tanti artisti si sono alternati sul palco nell’ambito di un’iniziativa volta a raccogliere fondi in

Giornata omaggio a Noemi Tiberio, giovane regista scomparsa nel terremoto del 6 Aprile 2009. Una data significativa anche per la ricorrenza con l’altro sisma che distrusse la città, nel 1703. Nel pomeriggio, l’Auditorium del Parco ha ospitato la proiezione del documentario

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare». Capita

Lo scorcio notturno di una strada metropolitana fa da sfondo a un grande bar illuminato da fredde lampade al neon. All’interno, tre clienti e un barista. L’espressione della coppia seduta di fronte al barman è assorta, persa in chissà quali

«Lo turbò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti». Le ultime righe del capolavoro di Gabriel García Márquez, “L’amore al tempo del colera”, danno il senso della forza di quei sogni che continuano