Jazz per le terre del sisma, un format che tiene
8 Settembre 2026 Condividi

Jazz per le terre del sisma, un format che tiene

Quasi 30mila presenze nel centro storico durante il fine settimana. È la stima degli organizzatori della dodicesima edizione del “Jazz italiano per le terre del sisma”, in un centro frequentato anche dai turisti di fine estate. Il bel tempo ha favorito le uscite e gli spostamenti fra i concerti, distribuiti nelle piazze e nei cortili.

Una parte del festival è passata dalle librerie. A Polarville Stefano Zenni ha dedicato a John Coltrane l’incontro “Nascita di un capolavoro. Come John Coltrane ha creato A Love Supreme”, nel centenario della nascita del sassofonista. Un’occasione per approfondire la costruzione del disco oltre l’ascolto dal vivo. Proprio Polarville prosegue questa sera con Sofia Ara, ospite alle 20.30 nel cortile di Palazzo Micheletti, in via Castello 47. La producer, cantautrice e flautista romana porterà elettronica e indie pop al dodicesimo appuntamento di “Sonic Collision”, la rassegna realizzata con Francesco Diodati e Stefano Calderano.

Al Bistrot Liberamia Massimo Garritano ha invece presentato “Come un funambolo in equilibrio – Solo Performance e Improvvisazione”, aprendo un confronto sulla pratica dell’assolo.
A Palazzo Benedetti Francesca Falli ha proposto “Riflessi di Pollarte”. Le piccole opere sospese, realizzate su superfici specchianti, hanno restituito ai visitatori la propria immagine accanto ai polli colorati dell’artista aquilana. Nell’ispirazione dell’allestimento è entrato anche Charlie Parker, attraverso uno dei racconti sul soprannome “Yardbird”. I colori delle composizioni hanno richiamato le atmosfere dei jazz club.

Sulla collaborazione fra istituzioni culturali è intervenuto Alberto Mazzocco, presidente della Sinfonica abruzzese: “Quando le istituzioni culturali collaborano, infatti, non cresce soltanto la qualità della proposta artistica, cresce anche la qualità della vita civile di un territorio”. Corrado Beldì, presidente del Jazz all’Aquila, ha auspicato di proseguire insieme nei prossimi anni.
Il festival ha annunciato intanto la direzione artistica del 2027. Il testimone passerà da Maria Pia De Vito, Paola Martini e Nicola Pisani a Stefania Tallini, Diego Borotti e al gruppo del Südtirol Jazzfestival formato da Stefan Festini Cucco, Max von Pretz e Roberto Tubaro.

Il nuovo gruppo raccoglierà il lavoro di un’edizione che ha dato spazio agli incontri fra linguaggi diversi. Il sassofono ha affiancato gli archi, la danza è entrata nei cortili e le voci hanno accompagnato il tramonto sul sagrato della Chiesa del Crocifisso. Una scelta che ha portato il pubblico anche verso formazioni e progetti meno conosciuti.

Il festival ha lasciato spazio anche ai musicisti più giovani. Al Teatro San Filippo si sono esibiti i ragazzi dell’Orchestra Jazz che Vorrei, diretta da Emanuele Parrini, laboratorio gratuito rivolto alla fascia dagli otto ai diciotto anni. La loro partecipazione ha affiancato quella degli studenti dell’Orchestra nazionale jazz dei Conservatori, protagonisti del concerto inaugurale con Ada Montellanico e Rosario Giuliani.

di Fabio Iuliano – articolo uscito anche sul Centro
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