La storia di Andrea trova una nuova voce sul palco del Sistina
A teatro Andrea Spezzacatena può avere anche 27 anni. Può voltarsi indietro, raccontare quello che è successo, immaginare una vita che nella realtà gli è stata negata. È una delle intuizioni più interessanti del musical “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, diretto da Massimo Romeo Piparo, arrivato alTeatro Sistina di Roma con la prima del 29 ottobre. La storia è quella che il cinema ha già portato nelle sale, ma sul palcoscenico cambia il modo di raccontarla. Soprattutto quando entra in gioco la musica.
L’adattamento, firmato da Piparo insieme a Roberto Proia, sceneggiatore dell’omonimo film, ripercorre la vicenda di Andrea, il quindicenne vittima di bullismo e cyberbullismo. A interpretarlo è ancora Samuele Carrino, già protagonista della versione cinematografica. Con lui Sara Ciocca e Rossella Brescia, nei panni della madre Teresa. Christian Roberto interpreta invece Andrea a 27 anni, una voce che arriva da un futuro immaginato, un osservatore che conosce già le conseguenze di quanto sta accadendo.
È una scelta che permette allo spettacolo di respirare, di trovare qualche spazio di leggerezza anche dentro una storia della quale si conosce l’epilogo. E, soprattutto, consente alla musica di entrare progressivamente nel racconto, fino a diventare uno dei principali strumenti della sua crescita emotiva.
La formula è quella del jukebox musical: canzoni del pop-rock italiano riprese e adattate per accompagnare la vicenda. Una scelta tutt’altro che semplice. Con brani così riconoscibili, il rischio è che lo spettatore finisca per ascoltare la canzone dimenticando il personaggio. Qui il lavoro di Emanuele Friello, alla direzione musicale e agli arrangiamenti, riesce spesso a evitare questa frattura.
La macchina musicale è imponente, costruita con attenzione ai passaggi emotivi e alla progressione del racconto. Da “Canta ancora” di Arisa, già legata al film, a “100 messaggi”, “A modo tuo”, “Gigante”, “Il filo rosso”, “La fine”, “Sogna ragazzo sogna”, “Una musica può fare” e “Volevo essere un duro”, il repertorio attraversa linguaggi diversi. Gli arrangiamenti danno ai brani una nuova collocazione, li fanno dialogare con le scene. Ed è proprio nella seconda parte, quando il peso della storia aumenta, che questa costruzione mostra meglio le proprie possibilità.
Qualche riserva riguarda invece le interpretazioni vocali. Non tutti i personaggi sembrano affrontare le parti cantate con la stessa sicurezza. Si avvertono alcune incertezze, passaggi nei quali la voce fatica a sostenere ciò che l’arrangiamento prepara. Un peccato, perché in un musical che affida così tanto alle canzoni, anche una piccola esitazione può interrompere la tensione emotiva. La qualità della scrittura musicale rende questi momenti ancora più evidenti. Sarebbe bastata una maggiore omogeneità vocale per dare continuità a un lavoro sonoro altrimenti molto convincente.
Funzionano invece, e molto bene, le coreografie di Dalila Frassanito. Il ballo ha una presenza importante, dà ritmo alle scene collettive e porta sul palco un’energia che alleggerisce il racconto senza allontanarlo dalla sua materia. L’ensemble si muove con precisione, sostenendo anche i passaggi musicalmente più articolati. È uno degli aspetti nei quali si riconosce meglio la dimensione del grande musical, con una macchina scenica capace di occupare lo spazio e dare profondità al movimento.
Rimane poi la difficoltà di portare in teatro una vicenda tanto dolorosa senza affidarsi continuamente alla commozione. Piparo cerca una propria misura, immaginando Andrea adulto e lasciandogli la possibilità di raccontarsi. Il personaggio interpretato da Christian Roberto introduce una distanza temporale che nella realtà non esiste. Ed è forse qui che l’adattamento trova la sua idea più personale: permettere ad Andrea di osservare il proprio passato da un’età che non ha raggiunto.
Carrino riprende il ruolo che lo ha fatto conoscere al cinema, mantenendo quel legame con il personaggio che accompagna lo spettatore fin dall’inizio. Rossella Brescia veste i panni di Teresa, la madre, figura centrale anche nel percorso che ha portato questa storia dal libro di Teresa Manes al film e infine al palcoscenico.
Il coinvolgimento cresce con il procedere della rappresentazione. Ci sono momenti in cui la musica riesce a raccontare più dei dialoghi, altri nei quali qualche difficoltà vocale ne riduce l’efficacia. Il contrasto si avverte soprattutto perché gli arrangiamenti e le coreografie hanno già una struttura molto definita. Lo spettacolo trova i suoi momenti migliori quando lascia lavorare insieme questi elementi, senza insistere troppo sul significato di ciò che viene rappresentato.
Dopo le tappe di Crotone, al Teatro Scaramuzza il 16 e 17 ottobre, e Fermo, al Teatro dell’Aquila dal 23 al 25 ottobre, “Il ragazzo dai pantaloni rosa” resta al Teatro Sistina di Roma fino al 1° novembre. Il tour proseguirà al Teatro Verdi di Firenze dal 13 al 15 novembre, al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia dal 27 al 29 novembre e al Politeama Pratese di Prato il 2 e 3 dicembre.
Nel 2027 lo spettacolo sarà al Teatro Team di Bari il 23 e 24 gennaio, quindi al Teatro Abc di Catania dal 28 gennaio al 7 febbraio. A maggio sono previste le tappe al Teatro Rendano di Cosenza il 7 e 8, al Teatro Colosseo di Torino l’11 e 12, al Politeama Genovese di Genova il 14 e 15, prima delle sei date al Teatro Carcano di Milano, dal 18 al 23 maggio.
di Fabio Iuliano – fonte: The Walk of Fame
Foto Simone Ragozzino e Gianluca Saragò








