Lirica, cinema, cantautori, finale di Perdonanza con il Volo
31 Agosto 2026 Condividi

Lirica, cinema, cantautori, finale di Perdonanza con il Volo

Collemaggio è blu. La luce si prende la pietra, lascia in evidenza il rosone e le geometrie della facciata. Davanti al palco, una fila di fari circolari rossi spezza la dominante azzurra. Poco dopo cambia tutto: anche la basilica vira al rosso. Il prato è pieno nella parte più vicina alla scena, la platea è compatta nelle prime file e nelle zone centrali, mentre verso il fondo gli spazi si allargano.

È qui che Il Volo torna alla Perdonanza Celestiniana per il “Concerto per L’Aquila”, ultimo appuntamento della 732esima edizione. Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble hanno alle spalle la Grande orchestra giovanile del Conservatorio “Alfredo Casella”, guidata dal maestro Edmondo Savio, con la direzione musicale di Giampiero Grani. Gli archi danno peso agli arrangiamenti e spingono il suono verso una dimensione più ampia, sinfonica. Davanti, tre registri diversi: il baritono Ginoble e i due tenori Barone e Boschetto.

La prima voce, però, si fa aspettare. Tocca all’orchestra rompere il brusio con il “Prelude” dalla “Carmen” di Georges Bizet. Poi entrano i tre. È Ginoble ad aprire sulle note di “The Gladiator – Now We Are Free”, cantato in italiano. Il tema si dilata, passa all’orchestra e si incastra con “Victory”. Il taglio dell’avvio è apertamente cinematografico.

Per Ginoble il ritorno ha una memoria recente. Esattamente un anno fa, il 30 agosto 2025, era sullo stesso palco con un medley dei Beatles, da “The Long and Winding Road” a “Yesterday” e “Hey Jude”. Stavolta accanto a lui ci sono di nuovo Barone e Boschetto.

“’O sole mio”, poi “Granada”. Dopo quest’ultima arriva il primo parlato, anticipato rispetto alla scaletta prevista. Ginoble ricorda il concerto del 2019 e saluta la platea: “Bentornati in Abruzzo, bentornati nella mia terra”. Gli altri raccolgono subito il tono: “Del resto siamo metà siciliani e metà abruzzesi: tra cannoli e arrosticini ci difendiamo”.

Sette anni fa Il Volo era già passato da Collemaggio. Era la Perdonanza del 2019, nel decennale del terremoto del 6 aprile, e il concerto era stato pensato come omaggio alla città. Un precedente che riaffiora subito nei primi scambi con il pubblico.

La scaletta continua a spostarsi. Tradizione italiana, cinema, melodramma. Con “Se”, da “Nuovo Cinema Paradiso”, entra Ennio Morricone. Poi Giuseppe Verdi, con alcune delle pagine più riconoscibili del repertorio lirico. Quando il trio lascia il palco, resta l’orchestra: l’”Intermezzo” dalla “Cavalleria rusticana” di Pietro Mascagni porta dentro Collemaggio anche il mondo di Giovanni Verga, dal cui racconto nacque la vicenda destinata all’opera.

La parte centrale cambia misura. Le tre voci si separano, si alternano, tornano a incontrarsi. Ed è qui che Ginoble si prende uno dei momenti più personali della serata. Prima di cantare da solo “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco torna a Montepagano, al nonno Ernesto, che suonava nella banda e gli trasmise l’amore per la musica. Poi guarda verso Leonardo De Amicis, al quale riconosce un ruolo importante nell’inizio della sua carriera, e ricorda il 2009, quando, appena quattordicenne, dopo il terremoto dell’Aquila cantò l’”Ave Maria” di Gounod a “Ti lascio una canzone”, con De Amicis alla guida dell’orchestra.

Da quelle radici Ginoble arriva a Tenco e a un repertorio che, sottolinea, non è fatto soltanto di lirica e grandi melodie. Ci sono cantautori capaci di cantare le ferite. La tristezza, dice, non è soltanto debolezza, può essere anche un modo di sentire la vita. E le canzoni finiscono per smettere di appartenere soltanto a chi le ha scritte: diventano di chi le ricorda, di chi le associa a un volto o a un amore perduto che non si è riusciti a trattenere. Nel racconto entra anche Battiato e quella stagione dell’amore che viene e va e talvolta resta solo un ricordo. Poi le parole finiscono e resta “Mi sono innamorato di te”.

Il concerto riprende il suo movimento tra assoli e duetti, con “My Way”, “Unchained Melody”, “Almeno tu nell’universo”, “A mano a mano”. È il tratto in cui le differenze vocali emergono di più e la forma compatta del trio lascia spazio alle singole interpretazioni.

Quello de Il Volo è anche un finale arrivato dopo un cambio di programma. Il 30 agosto avrebbe dovuto esserci Claudio Baglioni con il “GrandTour La vita è adesso”. Il cantautore ha rinviato l’intera tournée al 2027 dopo la polmonite interstiziale acuta che lo ha costretto a un periodo di cure e recupero.

Verso la conclusione arriva sul palco anche Leonardo De Amicis. È il saluto alla sua nona e ultima Perdonanza da direttore artistico, al termine di un percorso iniziato nove anni fa e arrivato, nell’edizione 2026, anche alla diretta in prima serata su Rai 1 dello spettacolo inaugurale.

Prima di “Grande amore” c’è poi una dedica all’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Da lì lo spettacolo entra nel tratto conclusivo, fino a “Il mondo” e “Nessun dorma”. Un ultimo ritorno alla grande tradizione vocale dopo una serata passata continuamente da un linguaggio all’altro, con Collemaggio che resta lì dietro, cambiando colore insieme alla musica.

di Fabio Iuliano – articolo uscito anche sul Centro