Le storie da raccontare nell’Italia che vince
L’Italia che vince nello sport ha molte storie da raccontare. Agli Europei di nuoto di Parigi, Sara Curtis ha conquistato cinque medaglie. Nei 50 dorso ha vinto l’oro migliorando per due volte, in meno di ventiquattr’ore, il record del mondo. È nata a Savigliano da madre nigeriana e padre italiano. Parlando di sé usa parole semplici e precise: è italiana ed è nera. Non “di colore”, un’espressione nella quale non si riconosce. Negli stessi giorni, agli Europei di atletica di Birmingham, Nadia Battocletti ha vinto i 5000 e i 10.000 metri, ripetendo la doppietta ottenuta due anni fa a Roma. Nata a Cles e cresciuta in Trentino, è figlia dell’ex mezzofondista italiano Giuliano Battocletti e della marocchina Jawhara Saddougui, anche lei con un passato nell’atletica.
Andy Díaz, nato a Cuba e diventato cittadino italiano, ha conquistato l’oro nel salto triplo con il nuovo record italiano. Dariya Derkach, nata in Ucraina e cresciuta in Campania, si è laureata campionessa europea del triplo. Zane Weir, nato in Sudafrica e italiano per discendenza, ha vinto l’argento nel getto del peso. A queste medaglie si aggiungono le storie di Marcell Jacobs, nato negli Stati Uniti e cresciuto in Italia, di Yeman Crippa, nato in Etiopia e adottato da una famiglia trentina, e di Zaynab Dosso, nata in Costa d’Avorio e cresciuta a Rubiera. Atleti con origini e percorsi differenti che indossano la stessa maglia e rappresentano lo stesso Paese.
Lo sport rende visibile, sotto le luci dei grandi appuntamenti, un’Italia che ha già molti volti e molte storie. L’appartenenza a una comunità, però, prende forma molto prima del podio, nei luoghi in cui persone con origini diverse imparano a riconoscersi come parte dello stesso Paese. Il primo di questi luoghi è la scuola pubblica. Alessandro Bianchi lo ha scritto in una riflessione dedicata proprio a Sara Curtis: «Noi discutiamo di identità nazionale come se fosse un’eredità, e intanto abbiamo un’istituzione che la produce ogni mattina alle otto. Si chiama scuola pubblica».
L’identità, infatti, non arriva già definita alla nascita. Prende forma attraverso la lingua, le conoscenze, le regole condivise e le relazioni con gli altri. La scuola pubblica è il luogo al quale una comunità affida ogni giorno questo compito: costruire uno spazio comune nel quale ciascuno possa dire “noi” senza dover rinunciare alla propria storia. Nei Cpia questo processo è ancora più evidente. Nelle nostre aule entrano persone con lingue, età, esperienze e Paesi d’origine diversi. Imparare l’italiano significa acquistare nuovi strumenti per partecipare alla vita della comunità, comprenderne i diritti e i doveri, raccontarsi ed essere ascoltati. Lo sport mostra il risultato sotto i riflettori. La scuola pubblica comincia il lavoro ogni giorno, spesso in silenzio: trasforma la convivenza in appartenenza e tante storie individuali in una comunità.
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