La tre giorni di Performative 06, nel segno della musica
Il pianoforte di Oscar Pizzo ha accompagnato l’ultima giornata di Performative al Maxxi. Nella Sala del Camino, il musicista e curatore ha interpretato “For Cornelius” di Alvin Curran, dedicato al compositore Cornelius Cardew. Un’esecuzione intensa, tra i momenti più forti della domenica che ha concluso la sesta edizione del festival: oltre cinquanta appuntamenti in tre giorni, con il pubblico libero di attraversare Palazzo Ardinghelli seguendo il suono proveniente da una sala o fermandosi davanti a una performance.
Pizzo, quest’anno alla curatela con Fanny Borel, ha indicato una direzione precisa: «Lavorare con la città, con i ragazzi, con le persone che vivono in questa città». Nella corte quella scelta ha preso voce con il poetry slam di Matteo Di Genova ed Eleonora Fisco, “Nel nonsense la parola è alla prova del nulla”. Il lavoro è nato da un laboratorio ispirato a Toti Scialoja e ha coinvolto gli studenti dell’Università dell’Aquila: la scrittura è passata alla lettura ad alta voce, si è misurata con il ritmo e con chi ha ascoltato.
Anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti hanno partecipato alla giornata, nella “Foresta di voci” con Camilla Barbarito. Il Conservatorio “Alfredo Casella” ha portato nel festival le percussioni di “Drumming” di Steve Reich e le pagine di “Attica” di Frederic Rzewski. È proseguito il percorso sulle musiche di Philip Glass, affidate alla danza e alle immagini, mentre Andrea Riccio è tornato alle “Sonatas & Interludes” di John Cage. La parola ha attraversato il pomeriggio anche nel confronto fra Simone Gozzano, Marco Brandizzi e Diana Anselmo, con interpretariato in Lis.
«È un festival a ritmo continuo, sembra una lavatrice», ha detto Pizzo, descrivendo il susseguirsi degli appuntamenti nelle sale. «L’Aquila è una città veramente incredibile», ha aggiunto, richiamando la presenza del Conservatorio, dell’Accademia, dell’Università, del Teatro stabile e dei musei. Al festival è stata presente anche Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione Maxxi.
Valerio Aprea ha concluso gli appuntamenti dal vivo nella Sala della Voliera con “Il (vero) problema di questo paese”, monologo che ha cercato nei paradossi una spiegazione dei mali italiani. Durante la giornata hanno continuato a battere i cento metronomi del “Poema sinfonico” di György Ligeti, accostato al video “Metronome” di Ziad Antar. Il loro tempo si è consumato fino all’arresto dell’ultimo meccanismo. Una chiusura già scritta nella partitura, dentro un museo che per tre giorni ha cambiato ritmo a ogni porta.
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