Ticket to Ride, pt. 14: viaggio sulle strade della peste
21 Gennaio 2021 Condividi

Ticket to Ride, pt. 14: viaggio sulle strade della peste

Una sequenza tratta dall’adattamento di Salvatore Nocita ai Promessi Sposi ricostruisce il clima di sospetto e paura nella Milano afflitta dalla peste. Immagini di figure temute e odiate, come i monatti e i presunti untori: “Paure ingiustificate, qui non c’è nulla di cui preoccuparsi, solo un po’ di sporcizia”, dice nel video il protomedico Tadino, personaggio storico realmente esistito, peraltro.

“Ma è una menzogna, l’ho visto io quel vecchio mentre ungeva una panca, anche una donna l’ha visto”, replica un uomo fra la folla. “Avete sentito il dottore no? È un uomo di scienza, sa le cose: quelli che voi chiamate untori non esistono. Non è così che il morbo si propaga”. E poi in disparte, a bassa voce: “Resta mio dovere intervenire per tranquillizzare gli animi, ma le confesso che la penso esattamente come loro, signor protomedico Tadino”.

“Voi? Anche voi credere a questi untori, questi perversi, emissari dei francesi o, addirittura, al Malefico?”

“Se credo in Dio, dottore per quale ragione non dovrei credere nel diavolo?”

“Perché il diavolo non è così stupido, il diavolo è una creatura geniale. Non si servirebbe mai di pochi miseri untori per seminare la morte e il delirio tra la povera gente. Lui approfitterà della peste per insinuare il suo vero flagello: la paura. La paura inizierà a colpire sia il povero che il ricco e non rispetterà nessuno. E sarà peggio dell’epidemia”.

Orientarsi tra pandemia e infodemia  è cosa difficile. Ma ci viene in soccorso qualche storia del passato. Così, per questa puntata di “Ticket To Ride – Canzoni in viaggio“, oltre a Manzoni, abbiamo scelto di  affidarci alle pagine di Boccaccio, Camus e Saramago per scovare qualche possibile analogia con quello che sta succedendo nei nostri giorni.

Un percorso che non prescinde dagli omaggi di artisti internazionali come Bono Vox e Michael Stipe agli eroi di questa epoca. “Operatori sanitari e infermieri“, si trova a riconoscere Tom Rivett-Carnac,  “si sono presi cura di altri esseri umani come loro nel loro momento di maggiore vulnerabilità. E questo lavoro ha un enorme significato”.

Ma cosa possiamo fare tutti noi? “Churchill”, prosegue ancora Rivett-Carnac “viene ricordato per molte cose, e non tutte positive, ma quello che ha fatto nei primi anni della guerra è stato cambiare la prospettiva in cui gli inglesi nell’ora più buia: dove prima c’erano ansia, nervosismo e paura, ora c’era una calma determinatezza. Quel cambiamento dalla paura e dall’ansia all’affrontare la realtà, per quanto dura potesse essere, non aveva niente a che fare con le possibilità vittoria o meno della guerra. Non c’erano novità dal fronte che le battaglie migliorassero nemmeno quando un potente nuovo alleato si era unito alla battaglia cambiando il vento in loro favore. Fu semplicemente una scelta. Emerse una profonda, determinata e tenace forma di ottimismo, che non evitava né negava l’oscurità che si avvicinava, ma si rifiutava di lasciarsene dominare”.

Una scelta verso l’unica cosa che può sostenerci: “Once you hold the hand of love it’s all surmountable”, cantano i Pearl Jam in Love Boat Captain, “una volta che hai  per mano l’amore, tutto si può superare”.

TICKET TO RIDE – Canzoni in viaggio. Puntata n. 14 del 19.01.2021