I Tiromancino e l’energia del pop-rock a Roseto
«Abbiamo costruito un repertorio molto riconoscibile, in qualche modo identitario. Gli arrangiamenti possono cambiare, ma l’ossatura resta la stessa». Federico Zampaglione racconta così i Tiromancino di oggi, oltre trent’anni dopo l’inizio di una storia musicale capace di attraversare formazioni, linguaggi e stagioni diverse senza perdere una propria fisionomia. Mercoledì 5 agosto, la band apre all’antistadio “Fonte dell’Olmo” di Roseto degli Abruzzi l’undicesima edizione di “Emozioni in Musica”, che proseguirà giovedì con Serena Brancale con il ‘Sacro Tour’, tra soul, R&B, jazz e sonorità mediterranee, accompagnata da otto musicisti e otto ballerini. La chiusura, venerdì 7 agosto, sarà affidata a Levante con ‘Dell’amore Live in estate 2026’, tra i brani più noti del suo repertorio e le nuove produzioni. Brancale e Levante sono inoltre legate dalla recente collaborazione in ‘Al mio paese’, realizzata insieme a Delia. Zampaglione e compagni portano a Roseto una tappa del “Quando meno me lo aspetto Tour”, con un concerto che si annuncia più rock ed energico rispetto alla dimensione raccolta dei teatri.
Come saranno i Tiromancino sul palco di Roseto?
«Siamo un quintetto, una band che ormai va avanti da tanti anni. La versione del concerto di quest’estate è abbastanza ritmata, è un concerto più rock, dove c’è grande spazio all’improvvisazione e anche a momenti sperimentali. Non è un concerto in cui le canzoni vengono rifatte più o meno uguali ai dischi, c’è spazio anche per degli arrangiamenti originali».
Quanto cambia rispetto alla dimensione più raccolta dei concerti nei teatri?
«Sicuramente nei teatri, con il quartetto d’archi, il concerto è più intimo. Questo estivo invece è più rock, più energico, quindi c’è una differenza tra i due spettacoli. Poi che il pubblico sia seduto o in piedi cambia poco».
Quanto il cinema ha influenzato il suo modo di scrivere canzoni?
«Il mio approccio è abbastanza visivo quando scrivo. Faccio il regista da trent’anni ormai, per cui mi viene di raccontare le cose a volte come se stessi girando la scena di un film. Scrivo delle immagini, descrivo le cose da un punto di vista visivo, anche le emozioni. È diventata una mia peculiarità, quella di portarmi dietro non soltanto l’orecchio, ma anche l’occhio».
Che rapporto avete costruito con l’Abruzzo?
«In Abruzzo siamo venuti tante volte a suonare, in contesti anche completamente diversi tra loro. Devo dire che la risposta del pubblico qui è sempre stata molto convincente, molto piena. Negli anni abbiamo costruito un rapporto solido con l’Abruzzo, quindi è un piacere tornarci».
In questi giorni l’Abruzzo sta facendo i conti anche con gli incendi. Voi avete scritto brani molto diretti sul rapporto con la terra e la natura. Quanto è urgente oggi quel tema?
«La terra purtroppo è vittima di tante azioni scellerate da parte dell’uomo. Dovremmo renderci conto che la Terra è una e che dobbiamo viverci noi e devono viverci i nostri figli. Invece c’è molto menefreghismo nei confronti dell’ambiente, dell’inquinamento, del surriscaldamento, della distruzione delle foreste, del disboscamento. Ti giri intorno e non vedi altro che follia nei confronti dell’ambiente. Speriamo ci sia più consapevolezza, perché i danni che tutto questo provoca possono essere veramente terribili».
La recente scomparsa di suo padre Domenico che cosa lascia le dentro, come uomo e come autore?
«Sono cose che ti toccano, ti segnano, perché con un genitore se ne va una parte immensa, enorme, della tua vita. Dall’altra parte certe cose non andranno mai via: quello che abbiamo vissuto insieme, quello che è stato il nostro rapporto, sono cose che mi porterò sempre e per sempre. Quello che mi fa essere sereno è sapere che lui ha vissuto una vita che amava, una vita lunga, piena di interessi e di passioni. Anche negli ultimi anni è rimasto molto creativo, molto presente, molto interessato a quello che gli succedeva intorno. Mi piacerebbe avere un’esistenza come la sua e magari un giorno andarmene con la consapevolezza che tutto quello che volevo fare, che mi interessava, l’ho fatto».

