Tamaro: “L’Ia è una falsa amica, io continuo a scrivere a mano”
2 Agosto 2026 Condividi

Tamaro: “L’Ia è una falsa amica, io continuo a scrivere a mano”

L’intelligenza artificiale, la scrittura a mano, la difesa della scelta educativa della “famiglia nel bosco”. E poi la sua sfida personale: “Per anni sono stata vittima di grandi campagne denigratorie, che hanno danneggiato la mia carriera e anche la mia vita personale. Ma la cosa più importante è l’amore dei lettori”.

Susanna Tamaro affronta questi temi in un’intervista con l’ANSA alla vigilia della consegna del Premio La Stele della Ienca 2026, dedicato a S. Giovanni Paolo II, che la scrittrice conobbe personalmente. La cerimonia si terrà a 1100 metri ssul Gran Sasso, al Santuario di S.Pietro della enca, vicino alla frazione aquilana di Assergi. Un’iniziativa, quella del premio, ideata 25 anni fa da Pasquale Corriere, scomparso l’anno scorso; fu lui a designare la scrittrice per il premio in vista di ‘L’Aquila capitale cultura 2026’.

All’Aquila conduce una parte di ‘Va’ dove ti porta il cuore’, ma il legame di Susanna Tamaro con l’Abruzzo attraversa anche la sua vita. “È la mia regione di riferimento del cuore”. La protagonista del romanzo, Olga, trascorre all’Aquila gli anni della guerra insieme al marito Augusto, originario del capoluogo, trovando conforto nelle montagne e nei paesi abruzzesi. “Ho cominciato a conoscere questa regione quando lavoravo al programma ‘Geo’ – ricorda l’autrice – Frequentavo il Parco nazionale d’Abruzzo, anche d’inverno con le ciaspole, e piano piano ho conosciuto gli abruzzesi”. Al legame con il territorio si aggiunge quello con papa Giovanni Paolo II, che amava ritirarsi tra le montagne della Ienca. “Ho avuto la fortuna di conoscerlo e unire queste due cose per me è molto bello. Di lui abbiamo nostalgia: del suo coraggio e della sua capacità di parlare con chiarezza. La sua santità manca a questi tempi”.

Il successo di ‘Va’ dove ti porta il cuore’, tradotto in 46 lingue, oltre 16 milioni di copie vendute, non cancellò mai la distanza tra autrice e pubblico, pur tra le riserve di parte della critica. “Sono stata vittima per anni di grandi campagne denigratorie, che hanno danneggiato la mia carriera e anche la mia vita personale – ricorda -. Ma la cosa più importante è l’amore dei lettori, rimasti fedeli nel tempo. Non ho mai scritto un libro tanto per farlo o solo perché avevo un contratto”. Dopo il successo rifiutò proposte economiche sempre più importanti: “Dicevo agli editori: vendo libri, non la mia anima. Non potevo essere costretta a cercare di ripetere quella fortuna”. Sempre attenta alle questioni che riguardano la relazione tra la persona e la società, Tamaro lancia il suo alert: l’intelligenza artificiale “risponde con estrema gentilezza e affetto. Una persona sola, un bambino o un anziano potrebbero convincersi di avere davvero un amico”.

Il rischio riguarda anche la percezione della realtà: “Ormai non sappiamo più che cosa sia vero e che cosa non lo sia, e questo crea smarrimento. Anche per questo io continuo a scrivere a mano”. La scrittrice si schiera anche con la famiglia del bosco, la cui vicenda giudica “un grandissimo scandalo” nato anche da incomprensioni legate alla lingua. “Non si capisce perché, dopo quasi dieci mesi, i bimbi non siano stati restituiti alla loro famiglia. I genitori hanno adeguato la casa, fatto frequentare la scuola e rispettato le prescrizioni pur di non perdere la famiglia. Tenerli ancora lontani dà un grande disagio all’immagine di un Paese civile”.

“All’inizio pensavo fossero una famiglia di fricchettoni – racconta Tamaro – poi ho letto il libro di Catherine è ho capito che una persona straordinaria, con una preparazione pedagogica fuori dal comune. Nella loro scelta niente è lasciato al caso. È un progetto di vita integrale, naturale, certamente estremo, ma sostenuto da una linea educativa molto solida. I bambini sono amatissimi”.

di Fabio Iuliano – fonte Ansa – articolo uscito in varie versioni anche su Centro e L’Aquila Blog

Un’intervista del 2023

Le insidie del nostro tempo viste dall’ottica di un bambino, la cui innocenza fa i conti con tante incongruenze, in un’epoca che cerca di mettersi alle spalle le contraddizioni legate al contrasto della pandemia, mentre affronta le sfide del digitale e dell’intelligenza artificiale. Il bambino in questione è Sam, protagonista del nuovo libro di Susanna Tamaro “Tutti abbiamo una stella”(Il battello a vapore): un bimbo smarrito che parte per un viaggio avventuroso. Del resto, la scrittrice triestina, da un po’ ha scelto di mettere i più piccoli al centro della sua narrativa. Sarà lei domenica 2 luglio alle 17.30 la protagonista dell’appuntamento principale della rassegna aquilana “Il Giardino letterario”, nello spazio verde dedicato in San Pietro della Ienca. La 10ª edizione si è aperta con la presentazione del volume “Il mondo che va” di Goffredo Palmerini (One Group Edizioni) a seguire Francesco Fagnani. Dunque, Rodolfo De Laurentis (9 luglio) e Gianfranco Giustizieri (16). Domenica 22 arriverà il cardinale Angelo Comastri, il 30 luglio sarà la volta di Patrizia Cotticelli. Poi Giovanni Di Luca (13 agosto), Michele Antonelli (20), il generale della Guardia di Finanza Gianluigi Mariano Miglioli (27). Ultimo appuntamento il 3 settembre con il Teatro dei 99 e Gli amici della Transumanza sul testo di Franco Marulli “La notte delle stelle”. Tamaro parlerà sia di “Tutti abbiamo una stella”, sia di “Tornare umani” (Solferino). «Andando avanti con gli anni», afferma l’autrice di “Va dove ti porta il cuore”, «ho più voglia di scrivere per i bambini».

Tamaro, lei è un’habitué della Ienca e della sua rassegna letteraria, perché?
Non sono una che va alle rassegne tanto facilmente e invece qui mi appresto ad esserci per la terza volta. Questo è in qualche modo merito della tenacia di Franca (l’organizzatrice Franca Corrieri ndr) che è arrivata a scrivermi lettere a mano per farmi capire il suo desiderio di volermi da queste parti. Il resto lo fanno questo posto magico, caro anche a papa Giovanni Paolo II, e il mio amore per la montagna.

Montagne abruzzesi che lei conosce bene, quante cose la legano a questa terra?
Beh, sono molte. Anche e soprattutto L’Aquila, che è presente in “Va’ dove ti porta il cuore” dove, in un passaggio, si parla persino del torrone Nurzia. Ma potrei citare aneddoti e ricordi di passeggiate sui sentieri Cai in Abruzzo, Umbria e Marche.

Aree segnate dai terremoti del 2009 e del 2016-17, che giudizio si è fatta del post-sisma?
Ho vissuto il terremoto nel mio Friuli Venezia Giulia e ho visto case distrutte e devastazione, così come un modello che ha permesso alla mia gente di rimboccarsi le maniche e ricostruire in fretta. Qui si fanno i conti con procedure complesse che frenano gli interventi.

Da quello che scrive e dalle sue interviste emerge una critica non troppo velata alle contraddizioni della società, dalle regole post-pandemiche all’intelligenza artificiale. Quasi come se si parlasse di un contesto uscito dai romanzi di Huxley o Orwell.
Non è una esagerazione guardare le cose in questo modo. Sembra che la nostra società abbia subìto un’ipnosi di massa che ci ha costretti ad accettare regole che mai avremmo accettato. Mi sono ritrovata a nascondermi per passeggiare nei boschi da sola, a indossare la mascherina in un contesto isolato. Il digitale lo vedo come una minaccia per i bambini, nelle fasi educative. Sull’intelligenza artificiale leggo molto, sono incuriosita e spaventata. Tempo fa, mio fratello ha chiesto a Chat Gpt di fare un mio ritratto, sono uscite fuori parecchie informazioni inesatte. Si rischia di fare i conti con una dittatura delle idiozie.