Logli: “Celestino coi tempi Rai senza perdere il cuore del racconto”
Questa volta il verbo di Celestino V deve fare i conti anche con i tempi di una diretta televisiva. Il nucleo resta il racconto costruito negli anni attorno alla Perdonanza. La prima serata su Rai 1, però, impone un’altra misura e una scrittura condivisa con gli autori della rete.
Paolo Logli racconta il lavoro svolto come autore per “La forza del Perdono”, l’evento inaugurale della 732ª Perdonanza Celestiniana all’Aquila, in programma questa sera dalle 21.30 al Teatro del Perdono di Collemaggio. La direzione artistica e musicale è di Leonardo De Amicis, la conduzione di Lorena Bianchetti e Gabriele Corsi. Nella squadra degli autori, insieme a Logli è De Amicis, lavorano Federico Taddia, Giulio Calcinari, Simone Di Rosa, Alessio De Stefani.
Tra i principali ospiti musicali ci sono Gianni Morandi, Massimo Ranieri, Sal Da Vinci, Serena Autieri, Marco Masini, Simone Cristicchi e Sayf. Alla parte narrativa partecipano Raoul Bova, Giorgio Pasotti, Laura Chiatti, Edoardo Prati e Luca Violini. La grande orchestra sinfonica riunisce l’Istituzione Sinfonica Abruzzese e i giovani musicisti del Conservatorio “Alfredo Casella”, affiancati dai Cori Riuniti dell’Aquila. La regia è di Fabrizio Guttuso Alaimo, la scenografia di Marco Calzavara, la fotografia di Marco Lucarelli.
Da dove è partito il lavoro di scrittura di quest’anno?
“Il lavoro principale è stato su Silone, su L’avventura di un povero cristiano. Il testo non viene riproposto integralmente: l’ho proprio ripensato, in un adattamento originale. C’è un palleggio tra Raoul Bova e Luca Violini, che già due anni fa impersonò Celestino V. Ho riscritto e ripensato la parte sull’arrivo di Celestino all’Aquila”.
Che cosa cambia con la diretta su Rai 1?
“Negli altri anni la scrittura nasceva in una dimensione più raccolta, condivisa fin dall’inizio con Leonardo De Amicis. Quest’anno c’è una struttura televisiva da gestire e lavoriamo in un pool autoriale. Io rappresento un po’ la memoria storica e continuo a tenere in mano la parte narrativa e di contenuto. Naturalmente lavoriamo alla pari”.
Anche il titolo, “La forza del Perdono”, è più diretto rispetto al passato.
“Il perdono come valore universale è un unicum della Perdonanza. Serviva qualcosa di immediatamente riconoscibile. Negli anni scorsi abbiamo avuto i diversi Canti per la rinascita, facendo leva su elementi come acqua, fuoco, pietra. Questa volta, anche perché arriviamo su Rai 1, abbiamo scelto un titolo più diretto”.
Come entra l’attualità nel racconto?
“Negli anni abbiamo declinato il perdono attraverso le catastrofi, i segni del sisma e la pandemia. Dal 2023 il tema della guerra, purtroppo, è diventato più ricorrente. Anche quest’anno ci sono riferimenti all’attualità e al messaggio di pace”.
C’è anche la testimonianza di don Maurizio Patriciello. Quale domanda porta con sé?
“Don Maurizio parlerà della sua esperienza contro la camorra. La domanda è: fin dove arriva il perdono? Dov’è il confine oltre il quale smette di essere perdono e diventa debolezza? E qual è il momento in cui bisogna coniugarlo con la necessità della giustizia?”.
Il terremoto torna attraverso un testo affidato a Giorgio Pasotti. Come lo ha immaginato?
“Giorgio racconta di avere trascorso la notte a scambiarsi messaggi WhatsApp con L’Aquila. È una trovata per dire che siamo ancora in piedi. Alle Cannelle i ragazzi sono tornati a darsi appuntamento per stare insieme. È tornata la normalità. Anche questo è perdono: fare pace con la terra, pur sapendo che davanti a una catastrofe naturale non c’è qualcuno da assolvere”.
Quanto pesa, nella scrittura, L’Aquila Capitale italiana della Cultura?
“Naturalmente viene citata, soprattutto nella conduzione. L’anno scorso avevamo costruito la chiusura guardando all’Aquila Capitale della Cultura. Quest’anno suggella un percorso, ma non è il centro tematico della serata. È la cornice”.
Questo è il suo nono anno alla Perdonanza. Che rapporto ha costruito con la città?
“Al di là del rapporto con Leonardo, con cui lavoro dal Giubileo del 2000, è nato un legame molto bello con L’Aquila. Ho una vera fascinazione per questa città e mi sento aquilano d’adozione. Questa volta è venuto anche mio figlio come aiuto autore. Più volte ci siamo detti quanto sarebbe bello trasferirsi qui”.
