Kärnan, la torre svedese che guarda il castello di Amleto
Per raggiungere Kärnan bisogna lasciarsi alle spalle il porto di Helsingborg e salire. Prima la grande scalinata monumentale, poi il parco e infine gli stretti gradini di pietra della torre. Trentacinque metri di mura, passaggi angusti e finestre aperte sull’Øresund, nel punto in cui Svezia e Danimarca sembrano quasi potersi toccare. Dall’alto, nelle giornate limpide, lo sguardo attraversa i quattro chilometri dello stretto e raggiunge Helsingør. È lì che appare Kronborg, il castello di Amleto: una sagoma di torri e guglie piantata sulla costa danese, diventata per Shakespeare il luogo del dubbio, del tradimento e dei fantasmi. Il drammaturgo probabilmente non vi mise mai piede, ma scelse Elsinore come scenario della tragedia e consegnò per sempre il castello alla letteratura.

Kärnan, invece, non appartiene alla finzione. Il suo nome significa “il nucleo”, ciò che resta quando tutto il resto è scomparso. La torre fu costruita all’inizio del Trecento, durante il regno di Erik VI di Danimarca, come parte del castello di Helsingborg, una delle principali fortezze della corona danese. Allora la Scania non era ancora svedese e le due sponde dell’Øresund appartenevano allo stesso regno.
La posizione spiegava la sua importanza: da qui si controllava il passaggio tra il Kattegat e il Baltico. Dalla parte opposta, il castello che sarebbe diventato quello di Amleto trasformò quello stesso tratto di mare in una delle frontiere economiche più importanti d’Europa. Tra il 1429 e il 1857 le navi in transito dovettero pagare alla Danimarca il dazio dell’Øresund: secondo l’Unesco ne passarono circa 1,8 milioni.
Nel 1658, con il trattato di Roskilde, la Scania passò alla Svezia. Le guerre successive danneggiarono gravemente la fortezza e negli anni Ottanta del Seicento Carlo XI ordinò di demolirla. Anche Kärnan avrebbe dovuto essere fatta saltare, ma mancò l’autorizzazione definitiva. Il resto del castello scomparve; la torre rimase, quasi per una dimenticanza della storia. L’aspetto attuale deriva in parte dal restauro del 1893-1894, che ne ricostruì la sommità secondo un’interpretazione romantica del Medioevo.
Oggi quelle mura non vengono utilizzate soltanto per mostrare il passato, ma per farlo riapparire. Al quarto piano l’installazione multimediale“Kärnan – tra cielo e inferno”usa immagini, suoni e proiezioni per raccontare tre storie: la durezza del Trecento, la regina Margherita e la vita nel castello di Helsingborg, il rapporto medievale con il cielo e l’inferno. Il videomapping segue la pietra, ne riempie le irregolarità e restituisce voci e figure agli ambienti rimasti vuoti.
Poi si torna alla luce e alla terrazza. Sotto c’è Helsingborg, con i traghetti che continuano a cucire le due sponde. Di fronte, a Helsingør, resta il castello di Amleto. Kärnan lo osserva da sette secoli: non più come una sentinella, ma come l’ultimo testimone di un tempo in cui questo breve tratto di mare era il centro di guerre, commerci e regni.

