Bregović, “La musica ci insegna a vivere insieme”
7 Luglio 2026 Condividi

Bregović, “La musica ci insegna a vivere insieme”

“La musica purtroppo non può fermare le guerre. Sarebbe bellissimo se bastasse una canzone per cambiare il mondo, ma non è così. Però può ricordarci che le differenze non sono una minaccia”. Goran Bregović riporta in Abruzzo questa idea di musica popolare: uno spazio in cui le comunità possono ancora riconoscersi, senza cancellare le proprie radici.
Il musicista bosniaco fa varie tappe in Italia, tra queste è atteso mercoledì nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma e giovedì al porto di Giulianova, sul litorale teramano, come special guest della 16/a edizione del Festival del Saltarello, dedicato alla divulgazione e alla valorizzazione della cultura popolare abruzzese. Salirà sul palco con la Wedding & Funeral Orchestra per una tappa del tour ‘God Is Not Your Babysitter’, tra i brani più noti e nuove composizioni.

Prima di lui si esibirà l’Orchestra Popolare del Saltarello. “Sono felice di portare la mia musica al Festival del Saltarello di Giulianova – dice Bregović all’ANSA presentando l’appuntamento -. I festival popolari hanno qualcosa che sento molto vicino alla mia idea di concerto: persone che si incontrano attraverso la musica, la danza e la festa”.

Per l’artista il legame tra Abruzzo e Balcani passa dalle radici. “Le musiche popolari – dice – si assomigliano molto più di quanto pensiamo. Nei Balcani, come in Abruzzo, la musica accompagna la vita: le feste, i matrimoni, i funerali, i viaggi. Non nasce nei conservatori, nasce tra la gente”. E il dialogo con il saltarello, osserva, “esiste già” di fatto: “cambiano gli strumenti, cambiano i ritmi, ma la funzione della musica è la stessa, cioè fare stare insieme le persone”.

Nel nuovo tour Bregović porta anche il singolo realizzato con i Dubioza Kolektiv, anticipazione di un album in lavorazione. “Adesso invece volevo fare una decina di canzoni per ballare e bere”, racconta. Nei concerti, aggiunge, “porto tutta la mia storia. Ci sono le musiche del cinema, che sono diventate parte della memoria di tante persone, ma ci sono anche i pezzi nuovi”.

Il centro resta la sua Sarajevo, città simbolo di convivenze e fratture. “Mio padre era cattolico, mia madre ortodossa, mia moglie musulmana. Per me vivere insieme non è un’idea astratta, è la vita”, spiega. Al Festival ci sarà anche il coro Liberavoce, formato da bambini che useranno il linguaggio dei segni insieme all’Orchestra Popolare del Saltarello. “La musica non appartiene soltanto alle orecchie: appartiene alle persone”, la riflessione di Bregović. Quanto alle tradizioni, per l’artista radici e contaminazione non si escludono: “Le due cose non sono in contrasto. Una musica resta viva proprio perché ha radici profonde”.

di Fabio Iuliano – intervista uscita su Ansa e Centro

Ansa Latina – El músico y compositor bosnio Goran Bregović afirmó que, aunque la música no puede detener las guerras, sí tiene la capacidad de recordar que “las diferencias no son una amenaza”, al presentar su gira por Italia, que incluirá una actuación como invitado especial en el Festival del Saltarello, dedicado a la promoción de la cultura popular de la región italiana de Abruzzo.
“La música, lamentablemente, no puede detener las guerras.
Sería maravilloso que bastara una canción para cambiar el mundo, pero no es así.
Sin embargo, puede recordarnos que las diferencias no son una amenaza”, declaró Bregović en una entrevista con la agencia ANSA.
El artista, reconocido por fusionar las tradiciones musicales de los Balcanes con influencias del rock y la música clásica, se presentará el miércoles en la Cavea del Auditorio Parco della Musica, en Roma, y el jueves en el puerto de Giulianova, sobre la costa del Adriático, donde encabezará la decimosexta edición del Festival del Saltarello junto a su Wedding & Funeral Orchestra, como parte de la gira “God Is Not Your Babysitter”.
Antes de su actuación subirá al escenario la Orquesta Popular del Saltarello, una de las agrupaciones encargadas de preservar y difundir el patrimonio musical tradicional de Abruzzo.
“Estoy feliz de llevar mi música al Festival del Saltarello de Giulianova.

Los festivales populares representan una idea de concierto muy cercana a la mía: personas que se encuentran a través de la música, el baile y la celebración”, señaló el músico.
Bregović destacó los vínculos culturales entre los Balcanes y Abruzzo al sostener que las tradiciones musicales populares comparten un mismo origen comunitario.
“La música popular se parece mucho más de lo que imaginamos.
Tanto en los Balcanes como en Abruzzo acompaña la vida cotidiana: las fiestas, los matrimonios, los funerales y los viajes. No nace en los conservatorios, nace entre la gente”, afirmó.
A su juicio, el diálogo entre la música balcánica y el tradicional saltarello italiano “ya existe”, porque, aunque cambien los instrumentos y los ritmos, “la función de la música sigue siendo la misma: reunir a las personas”.
Durante la gira, el compositor también interpretará su más reciente sencillo, grabado junto al grupo bosnio Dubioza Kolektiv, adelanto de un nuevo álbum actualmente en producción.
“Quería escribir una decena de canciones para bailar y beber”, comentó entre risas. Añadió que en sus conciertos conviven las composiciones creadas para el cine —que, según dijo, forman parte de la memoria colectiva de muchas personas— con sus nuevas obras.
El artista recordó además que su visión de la convivencia está profundamente marcada por su historia personal y por su ciudad natal, Sarajevo, símbolo tanto de la diversidad cultural como de los conflictos que marcaron los Balcanes.
“Mi padre era católico, mi madre ortodoxa y mi esposa es musulmana. Para mí, convivir no es una idea abstracta; es mi vida”, expresó.
El Festival del Saltarello también contará con la participación del coro Liberavoce, integrado por niños que interpretarán las canciones utilizando la lengua de señas junto a la Orquesta Popular del Saltarello.
“La música no pertenece solo a los oídos; pertenece a las personas”, reflexionó Bregović, quien sostuvo que la tradición y la innovación no son conceptos opuestos.
“Una música permanece viva precisamente porque tiene raíces profundas”, concluyó.

L’intervista completa

Bregovic, lei torna a incrociare la musica popolare abruzzese dopo il percorso legato alla Transumanza all’Aquila. Che cosa ritrova, in questa terra, di vicino al suo modo di intendere la musica come festa, viaggio e incontro tra comunità?
«Le musiche popolari si assomigliano molto più di quanto pensiamo. Nei Balcani, come in Abruzzo, la musica accompagna la vita: le feste, i matrimoni, i funerali, i viaggi. Non nasce nei conservatori, nasce tra la gente. È per questo che mi sento sempre a casa quando incontro tradizioni come quella abruzzese. Tutte le grandi musiche vengono dalle radici. Lo dicevo sempre: anche Stravinskij, Gershwin, i Beatles hanno guardato alla musica popolare. La tradizione non è qualcosa da conservare sotto vetro, è qualcosa che continua a vivere ogni volta che qualcuno la suona».

Al Festival del Saltarello salirà sul palco dopo l’Orchestra Popolare del Saltarello. Che dialogo può nascere tra il ritmo abruzzese del saltarello e le sonorità balcaniche della sua Wedding & Funeral Orchestra?
«Io credo che il dialogo esista già. Cambiano gli strumenti, cambiano i ritmi, ma la funzione della musica è la stessa, cioè fare stare insieme le persone. Nei Balcani suoniamo con gli ottoni, qui con tamburelli e organetti, ma l’energia è la stessa. Quando una musica nasce dal popolo, parla una lingua che tutti possono capire. Per questo non ho mai avuto paura delle contaminazioni. Anzi, sono proprio gli incontri a tenere vive le tradizioni».

Il concerto di Giulianova rientra nel tour “God Is Not Your Babysitter” e affianca i brani più conosciuti del suo repertorio alle composizioni recenti. Come si tiene insieme la memoria delle canzoni che il pubblico italiano balla da anni con il bisogno di portare musica nuova? «God Is Not Your Babysitter prende il titolo dall’ultimo singolo che ho pubblicato insieme ai Dubioza Kolektiv ed è anche un’anticipazione del nuovo album, a cui sto lavorando. Era da un po’ che non scrivevo canzoni: l’ultimo disco era un concerto per violino, adesso invece volevo fare una decina di canzoni per ballare e bere. Tre sono già uscite e le altre arriveranno presto. Nei concerti porto tutta la mia storia. Ci sono le musiche del cinema, che sono diventate parte della memoria di tante persone, ma ci sono anche i pezzi nuovi. Credo che il pubblico abbia voglia di entrambe le cose: ritrovare le canzoni che ama e, allo stesso tempo, lasciarsi sorprendere. Se una musica è onesta e semplice, trova sempre il suo posto».

Lei ha attraversato con la sua musica una parte d’Europa segnata da confini, fratture e appartenenze complesse. Che cosa può fare oggi una musica popolare, in un tempo in cui le identità sembrano spesso più motivo di divisione che di incontro?
«Io vengo da Sarajevo, una città dove hanno vissuto insieme musulmani, ortodossi, cattolici ed ebrei. Mio padre era cattolico, mia madre ortodossa, mia moglie musulmana. Per me vivere insieme non è un’idea astratta, è la vita. La musica purtroppo non può fermare le guerre. Sarebbe bellissimo se bastasse una canzone per cambiare il mondo, ma non è così. Però può ricordarci che le differenze non sono una minaccia. Oggi la lezione più difficile è imparare a vivere insieme. La musica può almeno continuare a mostrarci che questo è possibile».

In questa serata ci sarà anche il coro Liberavoce, formato da bambini che useranno il linguaggio dei segni insieme all’Orchestra Popolare del Saltarello. Che valore ha, per lei, una musica capace di passare non solo attraverso il suono, ma anche attraverso il corpo, i gesti e la partecipazione?
«La musica è il linguaggio che tutti capiscono. Anche quando non condividiamo la stessa lingua, o la stessa religione, o la stessa storia, possiamo comunque emozionarci davanti a una melodia. Per questo trovo bellissima l’idea che passi anche attraverso il corpo e i gesti. La musica non appartiene soltanto alle orecchie: appartiene alle persone. Se riesce a coinvolgere tutti, allora ha davvero raggiunto il suo scopo».