Il punto sulla ricostruzione L’Aquila a 16 anni dal sisma
A sedici anni dal sisma del 2009, la ricostruzione dell’Aquila e del suo comprensorio si avvicina a una fase cruciale. Tra rallentamenti burocratici, emergenze successive e nuove normative, il bilancio attuale restituisce un quadro di sostanziale avanzamento, ma non privo di criticità.
RICOSTRUZIONE PRIVATA. Ad oggi (i dati sono aggiornati a ieri), sono state presentate 29.828 pratiche di ricostruzione privata, di cui 29.284 concluse. Di queste, 3.592 sono state archiviate o annullate, mentre ne restano da istruire ancora 544. La percentuale di pratiche istruite sul totale presentato supera il 98%. L’importo richiesto per gli interventi privati ammonta a oltre 8,3 miliardi di euro, con 6,65 miliardi già concessi a fronte di una richiesta complessiva per le pratiche concluse di 7,37 miliardi. Restano da istruire richieste per circa 665 milioni di euro. Complessivamente, l’88% degli importi richiesti sono stati istruiti.
RICOSTRUZIONE PUBBLICA. Sul fronte della ricostruzione pubblica, i dati aggiornati a fine dicembre indicano che il costo complessivo delle opere previste è di 2,62 miliardi di euro, di cui 2,44 miliardi già finanziati. Tuttavia, l’importo erogato si ferma a 1,68 miliardi, con una percentuale di erogazione sul totale finanziato del 69,21%. Questo dato evidenzia la necessità di accelerare la messa in opera dei progetti già finanziati. Il 2026, anno per cui L’Aquila è stata disegnata Capitale italiana della Cultura, potrebbe segnare degli obiettivi importanti, a partire dalla riapertura del Teatro comunale, annunciata nei giorni scorsi dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi. Sempre entro il 2026, il Museo nazionale d’Abruzzo (Munda) tornerà parzialmente nel Castello cinquecentesco dell’Aquila, dopo anni all’ex Mattatoio: saranno esposte solo le opere medievali e del Cinquecento, in attesa che si completino altri spazi. Intanto, proseguono i lavori sulle mura urbiche, in particolare a Porta Branconia, dove si prevede un percorso pedonale illuminato. Altri interventi strutturali sono in corso a Palazzo Centi, sede della Regione.
LUOGHI DI CULTO. Nodo importante è legato alle chiese. Dati aggiornati all’ottobre 2024 attestano interventi in corso all’Aquila e frazioni per oltre 85 milioni, al netto delle risorse Cipe stanziate nell’arco degli anni. Tanti sono i nodi aperti. Relativamente al centro storico, si parla molto del Duomo di San Massimo, intervento decisamente complesso. Anche in questo caso, il cronoprogramma attesta la possibile riconsegna nel 2026, ma eventuali criticità emerse durante i lavori non possono essere ignorate o sottovalutate solo per accelerare i tempi. Di recente, un finanziamento di 14 milioni di euro, stanziato dal governo, è stato destinato al recupero della Chiesa di Santa Maria Paganica. L’intervento prevede un lotto funzionale dedicato alla messa in sicurezza antisismica. Nella chiesa di San Marco, gravemente danneggiata dal sisma, il restauro, che coinvolge anche la canonica, si concluderà nel 2027. La recente protesta in strada sui ritardi ai lavori al Santuario di Santa Maria della Croce a Roio la dice lunga sulla situazione nelle frazioni. In questo caso specifico, la ricostruzione era partita nel 2014, grazie alla donazione della Regione Liguria per 1,5 milioni di euro. Il primo lotto di interventi si è concluso nel 2017. A fine 2022 la Soprintendenza ha sbloccato il progetto per il secondo lotto, con lavori ripartiti a metà del 2023. Ancora non conclusi. «Il restauro del nostro santuario», spiegano i residenti in una lettera, «non è solo un progetto edilizio, è il simbolo della nostra resilienza, della nostra fede incrollabile e del nostro desiderio di guarigione collettiva. Ogni pietra di quell’edificio sacro racconta una storia, ogni arco sussurra preghiere di generazioni passate. Non possiamo permettere che il silenzio continui a regnare tra quelle mura ferite. È giunto il momento di far risuonare nuovamente le voci dei fedeli, di riaccendere la luce della speranza che per troppo tempo è rimasta fioca».
A CHE PUNTO SIAMO? Secondo Salvo Provenzano, titolare dell’Ufficio speciale della ricostruzione L’Aquila (Usra), la città arriva all’appuntamento dei 16 anni dal sisma con le carte in regola. «Non si tratta di vana gloria», afferma, «ma è necessario dire che almeno 15 anni per ricostruire un territorio come questo erano necessari. Oggi ne sono passati 16, e probabilmente saranno 18, ma se consideriamo gli ostacoli come il sisma bonus e le restrizioni legate al contenimento del Covid, possiamo dire che la sfida è stata sostanzialmente vinta». Tuttavia, lo stesso Provenzano riconosce che per chi è rimasto fuori casa per oltre 15 anni, l’affermazione potrebbe suonare stonata. «Tecnicamente è impossibile ricostruire tutto il patrimonio devastato in meno di 10-15 anni. Abbiamo corretto molte cose nel tempo, e queste esperienze serviranno a future ricostruzioni per ridurre i tempi da 15 a 10 anni».
LA LEGGE SULLA RICOSTRUZIONE. A tal proposito, il dibattito attuale si concentra sulla nuova legge nazionale sulla ricostruzione post-calamità. La normativa, approvata il 12 marzo in Senato dopo il passaggio alla Camera, ha tra gli obiettivi una maggiore efficienza, celerità e sostenibilità degli interventi ai territori colpiti dai cataclismi. Un riferimento che non impatta sulla governance della ricostruzione delle aree colpite dal 2009. Al contrario, le esperienze dell’Aquila e del Centro Italia relativamente alla gestione del post-sisma sono state determinanti per ispirarne l’assetto normativo. «È un passaggio culturale importante», sottolinea Provenzano. «Per la prima volta, c’è un quadro normativo stabile, con un dipartimento nazionale che coordinerà tutte le ricostruzioni per evitare di ripartire da zero ogni volta. Gli approcci alla ricostruzione sono stati diversi in Abruzzo, nel Centro Italia e in Emilia. Qui, invece, si cerca di uniformare le procedure con un dipartimento nazionale che coordinerà tutte». Ci sono però dubbi sulla gestione delle pratiche in un sistema che assegna maggiore responsabilità ai Comuni. «Se le pratiche vengono istruite da 50 enti diversi, è evidente che il coordinamento sarà una sfida», avverte Provenzano. «Inoltre, il fatto che la ricostruzione inizi solo dopo la fine dello stato di emergenza rischia di allungare ulteriormente i tempi».
RICOSTRUZIONE IN UCRAINA. Allo stesso modo, l’esperienza del cratere in Abruzzo può far scuola nella partita della ricostruzione in Ucraina. Durante una recente visita di delegazioni Usrc-Usra a Bruxelles, sono stati apprezzati i modelli adottati a L’Aquila. «Si è discusso anche di una possibile collaborazione futura, ma la conferma ufficiale dipenderà ovviamente da futuri sviluppi», ha sottolineato Provenzano. «Un tema centrale riguarda la ricostruzione in Ucraina, dove sono previsti investimenti per circa mille miliardi di euro. La sfida principale riguarda la definizione delle linee di demarcazione con la Russia e la necessità di sviluppare infrastrutture in Ucraina, soprattutto nella parte che guarda verso l’Europa. Queste zone sono meno infrastrutturate, in particolare a causa della pianificazione sovietica. Gli interlocutori ucraini hanno sottolineato l’importanza di avere esperti con esperienza decennale nella ricostruzione, sia tra i funzionari pubblici che nelle maestranze, per affrontare una sfida senza precedenti per il mondo occidentale».
di Fabio Iuliano – articolo apparso anche sul Centro
