Musica dentro e fuori l’underground londinese
22 Agosto 2019 Condividi

Musica dentro e fuori l’underground londinese

A Londra si suona dappertutto e si sente ogni genere di musica: allo stadio di Wembley, alla O2 arena , sui marciapiedi, alla Royal Albert Hall, nella metropolitana, nei discopub, nei locali notturni,…

english musical patternTutti sono potenziali musicisti, tutti sono potenziali manager e tutti saranno attenti ascoltatori di vecchie e nuove tendenze. Incontri fatali e momenti magici sono avvenuti nei parchi, sui marciapiedi, persino sui tetti di Londra. I talent-scout navigano a vista e posano la loro attenzione non solo ai club e i bar dove naturalmente si esibiscono i gruppi nascenti, ma anche in quei luoghi dove mai ti saresti aspettato di incontrare una futura stella del firmamento musicale; e quindi i mercatini, i parchi, le stazioni della metropolitana, le vie principali dello shopping londinese, sono ugualmente luoghi in cui potrebbero scovare il loro tesoro. Più persone si fermano ad ascoltare un musicista per strada più è possibile che quello un giorno possa essere scritturato da qualche importante casa discografica.
A Londra tutto può accadere! Che comuni strisce pedonali diventino famose in tutto il mondo perché un giorno i Beatles decisero di scattare una foto per la copertina di “Abbey Road”.

Oppure che una vecchia centrale elettrica dismessa ( Battersela Power Station ) sul Tamigi diventi uno dei simboli della città perchè ha fatto da sfondo per la copertina di “Animals” dei Pink Floyd; oppure il vecchio teatro Rainbow, la “casa” dei Genesis ( ora convertito in garage) o ancora vedere gli studios dove registravano i Beatles, le loro case, la casa dove ha vissuto gli ultimi anni Freddy Mercuri, la casa dove abitava Madonna, o quella in cui ha vissuto Amy Winehouse,..

Abbey-roadIl fatto è che Londra non si è mai cullata sugli allori e non ha mai smesso di essere la capitale mondiale della musica pop e rock. Qui sono nati tanti artisti; altri si sono trasferiti a Londra per coronare il loro sogno di diventare famosi: persino il reggae giamaicano ha dovuto trasferirsi sul Tamigi per far sì che Bob Marley trovasse microfoni adatti per farsi ascoltare da tutto il pianeta.

Il successo di tanti è quindi legato strettamente a Londra. Anche perché di pari passo alle nuove tendenze musicali, è qui che sono nate le etichette discografiche indipendenti che hanno fatto la loro fortuna e quella dei loro assistiti: la Island, Carisma e la Vergin, oggi ormai nelle mani delle multinazionali.

“This is Pop” cantavano negli anni ’80 gli XTC, altro gruppo di derivazione beatlesiana come poi lo saranno gli Oasis. Milioni di dischi venduti anche da gruppi messi su per cavalcare fenomeni del momento come quello delle boyband: ricordiamo le Spice Girls e i Take That ancora in voga, così come Robbie Williams che ha intrapreso negli anni la carriera da solista. Gruppi e cantanti che hanno venduto milioni di dischi e vantano migliaia di fans in tutto il mondo.

Amy-WinehouseSfogatasi la piena del cosiddetto Brit-pop, un genere a cui nessun musicista sostiene di appartenere ma che inquadra un bel po di gruppi di qualità capaci di dominare le classifiche ( ricordiamo i Blur, storici rivali degli Oasis, i Pulp, i carismatici Verve) oggi nei club si ascolta e si balla mescolando generi e generazioni: Le noti si agitano, divise tra tecno-punk e drum’n bass. Facce non proprio raccomandabili, musica dura, ossessiva, atteggiamenti esasperati. Ma anche sorprendenti aperture melodiche, meditative come per i Coldplay e Devid Gray.

Come è sempre successo dai tempi dei Beatles e i Rolling Stones, i Who e i Kings, Londra non perde il vizio di sperimentare, togliendosi la soddisfazione di essere premiata dal mercato. Il risultato è che gli stili più estremi convivono con generi musicali più tradizionali, eppure “progressive”: i Radiohead, per es., trasmettono una inquietudine di cui un tempo i portavoce erano i Pink Floyd.( che iniziarono a esibirsi tra le mura dell’Ufo Club, in Tottenham Court Road. Sempre sulla cresta dell’onda rimangono però, anche i “vecchi” Elton John, Eric Clapton, David Bowie ( che fece tendenza con il suo “Glam”, un modo rumoroso di mettere in mostra le mutazioni del proprio io, aneroide e bisessuale, bisognoso di contaminare la propria immagine), e tanti altri che hanno fatto la storia della musica inglese degli anni ’70, come il rock progressivo dei Jethro Tull, Genesis e Yes o i Sex Pistols , i Clash e i mitici Queen con Freddy Mercury su tutti. Il reggae, riveduto e corretto diventa lo ska dei Madness, che a sua volta, in mano ai Police di Sting, diventa qualcos’altro di successo.

PrintProprio secondo il flusso di una città complessa e multietnica come Londra molti artisti sono oggi arrivati a creare musiche che, dopo lo scossone della stagione dei rave ( i party illegali a base di Techno organizzati in zone dimesse di Londra alla fine degli anni ’80), assorbono i mille stimoli della capitale, creando musica per tutti i gusti e per tutte le generazioni presenti e future.

Divideremo la musica  a Londra per periodi, in base anche alle mode e alle tendenze  che coinvolgevano non solo la musica ma anche l’ arte, la moda, e la cultura in generale, compresi gli aspetti sociali che periodo per periodo caratterizzavano una determinata epoca.

 

Fonte: Blog di Londra