«Le canzoni perfette creano emozioni eterne»
1 Agosto 2019 Condividi

«Le canzoni perfette creano emozioni eterne»

«L’aspetto forse più gratificante di serate come questa è vedere così tanta gente cantare le mie canzoni dopo anni e anni. Il pubblico diventa così parte integrante dello spettacolo in un’atmosfera in cui tutti ci riconosciamo». Perché “Mogol racconta Mogol” non propone solo una narrazione in prima persona sulla genesi dei testi più celebri del maestro, ma un vero e proprio percorso musicale con arrangiamenti inediti di alcuni tra i successi dei suoi sodalizi musicali, a partire da quello con Lucio Battisti.

Il maestro con Lucio Battisti

Nel repertorio brani come Mi ritorni in mente, oltre ad altri titoli senza tempo tra cui Anche per te, Fiori rosa fiori di pesco, 29 settembre, Emozioni, Con il nastro rosa, Sì, viaggiare, Insieme a te sto bene, La collina dei ciliegi e Pensieri e parole. Una scaletta che non prescinde dai brani resi poi celebri da Mina, Cocciante, Celentano, Mango, Morandi. Strofe, accordi, segreti e aneddoti sul palco allestito ad Alba Fucens, all’interno dell’anfiteatro romano, nella zona di Massa d’Albe in un concerto-spettacolo in programma stasera alle 21.15, in occasione del Festiv’Alba.
Qualche giorno fa, il maestro è stato protagonista di una serata analoga a Silvi, città della sua infanzia e che di cui è cittadino onorario dal 2008. «Sono tanti i ricordi di quelle estati a Silvi», racconta, «qualcuno trova posto anche nei miei brani». Almeno due canzoni, infatti, vi fanno riferimento, da La fila degli oleandri, firmata anche da Gianni Bella, alla stessa Canzone del sole. A Silvi, così come tempo fa a Pratola Peligna, l’autore milanese si è fatto accompagnare dai Prendila così, Tribute band abruzzese, specializzata proprio nel sodalizio Mogol-Battisti. Ad Alba Fucens, le canzoni verranno eseguite da Monia Angeli, alla voce, e Stefano Nanni al pianoforte.

Maestro, qual è l’alchimia che permette a una canzone di sopravvivere così a lungo nella memoria collettiva?
Creare una canzone significa sviluppare negli anni un talento, consolidando la capacità metrica di far corrispondere alle parole gli accenti giusti, l’incastro con le rime, la difficoltà di sintesi all’interno di un testo che corrisponde a una musica adeguata. Per cui, se la melodia diventa intima, il testo deve essere tale. Se la musica cresce anche l’intensità del testo deve crescere. Questa esperienza e queste attenzioni hanno permesso a brani di durare negli anni. Oggi si scrive solo per una fetta di mercato. Noi scrivevamo per tutti, qui si guarda solo ai giovani, con delle canzoni che difficilmente saranno ricordate a lungo.

La storica copertina di EmozioniLa storica copertina di Emozioni

Da presidente Siae, non le sfugge la crisi del mercato discografico, in un momento in cui le piattaforme web dettano legge. Il riferimento è al suo recente appello in difesa di un diritto d’autore che rischia di essere schiacciato dai colossi del web. In ogni caso, non crede che i talent show peggiorino ulteriormente la situazione?
I talent non sono scuole. Sono spettacoli televisivi e vanno considerati per quello che sono. Ovvio che la tecnologia ha cambiato tante cose ed è finita l’era della vendita dei dischi. Ma ciò non deve andare a discapito della qualità creativa. Da oltre 28 anni porto avanti il Cet, scuola cantautoriale con riconoscimenti internazionali. Abbiamo tenuto sessioni a Boston (Usa), alla Harvard e alla Berkeley. Abbiamo coltivato il talento di autori come, ad esempio, Giuseppe Anastasi, con l’obiettivo di ritornare alle canzoni che cantano tutti, perché se ne sente la mancanza.

Lei che ha spinto artisti come David Bowie a cantare nella nostra lingua, giudica importante difendere l’identità della canzone italiana?
La lingua delle canzoni non è importante. La qualità lo è molto di più. Del resto, la canzone d’autore ha raccolto l’eredità della poesia, mantenendo anche la rima, che è un valore in sé e aumenta la compiutezza dei versi. Così, spesso, le canzoni riescono ad arrivare, nel cuore della gente, dove non arrivano le liriche contemporanee. Non sono le parole auliche a creare la poesia, ma le emozioni.

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro