Nei peggiori bar dell’Aquila / 7
11 giugno 2018 Condividi

Nei peggiori bar dell’Aquila / 7

E poi tocca a lui, “the king”, quello che il karaoke all’Aquila lo ha inventato e porta in giro i suoi microfoni, ripuliti dopo ogni cantata con lo spray (mai vista una cosa del genere), dai tempi in cui Fiorello si esibiva nelle piazze insieme a Fiorellino. Colui che organizza almeno tre o quattro feste a settimana ogni volta in un locale diverso, all’Aquila, Sassa o in altre location della Valle dell’Aterno.

Serate pubblicizzate da locandine che fanno il giro da una bacheca all’altra grazie a un sistema ossessivo-compulsivo di condivisioni social studiato dal team di Facebook in fase di realizzazione del “sistema bot”.

Tutto questo e molto altro è Andrea Aglioti, the Godfather of Karaoke che il mercoledì e il giovedì porta in giro la sua musica nel Caffè del Corso. L’altra sera, però, qualcosa è andato storto.

Poco dopo la mezzanotte, l’esecuzione di Ugo Capezzali, poeta-ingegnere-rocker-frequentatore abituale dei peggiori bar visitati da Virtù Quotidiane, è stata interrotta dall’arrivo della polizia.

Il povero Ugo è senza colpe, così come nulla può essere imputato a Cesare Cremonini, autore della bella ballata PadreMadre suonata in quel momento alla consolle.

L’intervento della pattuglia era stato sollecitato molto prima da una simpatica famiglia che abita nei paraggi del bar, in corso Federico II. A dire il vero, qualche noia i gestori l’avevano avuta anche nel pre-serata a causa di un’altrettanto simpatica cliente della vicina pizzeria Trieste che si è rivolta ad Aglioti in malo modo, invitandolo a spegnere la musica per non disturbare la masticazione.

“Questa è L’Aquila fra”, ha detto qualcuno, ricordando i tempi dell’immediato pre-sisma in cui erano sorti vari comitati di residenti del centro che, non avendo questioni più urgenti da trattare, avevano preso spunto da qualche botellon e qualche rissa sporadica per alzare le barricate contro i giovani (a partire dagli universitari fuori sede) rei di tirare tardi a divertirsi.

Comitati come “Era una città tranquilla” o personaggi leggendari come la professoressa che abitava nei pressi del Farfarello, in piazza Palazzo.

Poi il terremoto e il centro storico che, giocoforza, è rimasto piuttosto “tranquillo” per nove anni, anche se i primi residenti tornati ad abitarvi non sono tutti sportivi e tolleranti come Michela Santoro che racconta il suo diario di bordo nel suo blog Vivere in centro.

C’è anche da dire che qualche bel casino in centro si registra di tanto in tanto, ma questa è un’altra storia.

Sembra paradossale che ci si lamenti di quanto ancora manchino motivi di aggregazione in centro salvo poi lamentarsi per “schiamazzi notturni” ogni volta che si può.

Ma i gestori del Caffè del Corso non demordono e sono pronti a sfidare le temperature aquilane così come la tolleranza dei vicini, pur nel pieno rispetto delle regole. Del resto, è bello camminare in centro sotto la luna accompagnati dalle note di Lisa dagli occhi blu che escono fuori dai cantieri della ricostruzione. Per questo tipo di magie che solo Andrea sa creare ci sarà sempre tempo e modo.

di Fabio Iuliano – fonte: Virtù Quotidiane