1 Settembre 2018 Condividi

Jazz nelle piazze: «Sarà evento fisso»

Trasformare la kermesse del Jazz italiano per le terre del sisma in un festival nazionale che metterebbe L’Aquila in relazione con altri grandi appuntamenti di genere, a partire da Umbria Jazz. Questo l’obiettivo di un’intesa siglata ieri dal direttore artistico Paolo Fresu, il sindaco Pierluigi Biondi e la Siae a margine della conferenza stampa di presentazione della tappa aquilana di questa quattro giorni che ritorna anche quest’anno, per la quarta volta, a riempire i cuori delle comunità colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. Camerino, nelle Marche, Scheggino, in provincia di Perugia, Amatrice e poi L’Aquila per un totale di 20 palchi, 80 concerti (di cui oltre 60 nel capoluogo abruzzese) e 570 musicisti coinvolti.

SI CHIUDE UN CICLO. «Chiudiamo un ciclo, ma ne apriamo un altro grazie a un festival che diventerà un appuntamento stabile e di rilievo», ha detto Fresu. «Avevamo promesso che saremmo restati qui per tre anni. Poi due anni fa ci fu il terremoto ad Amatrice e decidemmo di regalare all’Aquila un’altra edizione. Crediamo che a questo punto L’Aquila sia pronta per proseguire da sola, anche se noi ovviamente continueremo a essere presenti. Del resto per il jazz italiano questa città è diventata ormai anche un po’ casa nostra».

QUARTA EDIZIONE. Tempi e modi per definire questa nuova avventura del festival non mancheranno, per adesso il capoluogo si prepara ad accogliere la carovana già stamani con la partita del cuore tra la Nazionale italiana jazzisti e gli “Amici L’AquilaAmatrice”, in programma alle 12 allo stadio Gran Sasso d’Italia-Italo Acconcia. Due gli appuntamenti serali: alle 21,30, a piazzetta del Sole, con il concerto del quintetto Jazz band resident (Piero Odorici, Roberto Rossi, Roberto Tarenzi, Stefano Senni e Adam Pache) e alle 23 a piazza Chiarino con il dj set di Dj Rocca. Alle 17, a Palazzo Fibbioni, la tavola rotonda “Musica e Partecipazione: come l’arte crea comunità”, una sorta di anteprima del festival della partecipazione, in programma a ottobre. All’incontro sono attesi l’assessore Francesco Bignotti; il sassofonista Gianni Taglialatela e il batterista Lucrezio De Seta, dell’Associazione italiana musicisti di jazz (Midj); il musicista Alberto Turra; il professor Gianluca Ciavatta, docente del Liceo Musicale e Sara Vegni di ActionAid. Domani la maratona entra nel vivo con concerti e jam session in 16 location: anche quest’anno verranno coinvolti alcuni edifici storici ricostruiti dopo il terremoto (i palazzi Ciolina, Carli-Benedetti, Di Paola, Lucentini Bonanni, Cappa-Cappelli).

Gran finale a Palazzo dell’Emiciclo dove si esibiranno, tra gli altri, Simona Molinari (che porterà un tributo a Ella Fitzgerald), Ambrogio Sparagna e il duo Musica Nuda composto da Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. Completano il quadro le band di strada e le programmazioni estemporanee di alcuni locali che, in autonomia, organizzano serate a tema. Alla conferenza stampa di presentazione, oltre a Biondi e Fresu, da poco presidente della Federazione nazionale “Il jazz italiano” erano presenti Ada Montellanico, in rappresentanza dell’Associazione nazionale musicisti di jazz; Sabrina Di Cosimo, assessore comunale alla Cultura; Luciano Linzi, Casa del Jazz; Corrado Beldì, vicepresidente associazione “I-Jazz”. Nella macchina organizzativa sono coinvolti anche Siae (sponsor principale), Nuovo Imaie e naturalmente il Mibac che nel 2015, proprio con l’ex ministro Dario Franceschini accese la “miccia”.

«UNA CITTÀ DIVERSA». Un capoluogo «profondamente diverso» negli occhi e nelle impressioni di Fresu. «L’Aquila cresce al ritmo vertiginoso del jazz», ha dichiarato. «Questa manifestazione ha registrato un’evoluzione del tessuto sociale cittadino. Da parte nostra c’è l’orgoglio di aver coinvolto circa 2.500 musicisti con oltre 400 concerti dimostrando quanto la vitalità e la poesia del nostro linguaggio artistico siano preziose nella tessitura del pensiero architettonico, sociale, umano ed economico della città e degli altri comuni colpiti dal sisma».

di Fabio Iuliano – fonte: il Centro