Fascismo e fascino discreto della propaganda, Mauri al MAXXI L’Aquila
25 Settembre 2026 Condividi

Fascismo e fascino discreto della propaganda, Mauri al MAXXI L’Aquila

Le ingiurie della guerra, la memoria che rimuove, la propaganda, il potere delle immagini. È dentro questi nodi che continua a muoversi il lavoro di Fabio Mauri, riportato oggi al centro della scena aquilana con un allestimento a Palazzo Ardinghelli curato da Maurizio Cattelan e Marta Papini nell’anno del centenario della nascita dell’artista.

Cattelan si è presentato a Palazzo Ardinghelli con il manifesto della mostra applicato sul retro della T-shirt: un’aquila in primo piano, la stessa immagine scelta per accompagnare il progetto. Un dettaglio semplice, ma già dentro il racconto di una mostra che intreccia storia, ideologia, memoria e potere delle immagini.

La mostra, “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, aperta sino al 24 gennaio 2027, parte dal legame costruito da Mauri con L’Aquila, dove dal 1979 al 1999 ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti.

Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila, Installation view, ph Roberto Marossi

Il legame con L’Aquila

Il progetto parte dal legame che Mauri ha costruito con la città e i suoi abitanti – dal 1979 al 1999 infatti ha insegnato Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti – e attraversa alcuni dei temi fondamentali della sua ricerca: il fascino delle ideologie, i meccanismi della propaganda, il potere delle immagini e la loro capacità di influenzare sulla coscienza individuale e collettiva.

Opere, installazioni, fotografie e azioni mettono così costantemente alla prova il rapporto tra rappresentazione e potere, chiamando in causa la responsabilità di chi produce le immagini e di chi le osserva. Lo spettatore non è mai posto in una condizione di neutralità, ma è chiamato a confrontarsi con le ambiguità, le rimozioni e gli oblii della Storia.

Una riflessione che, in un presente segnato da conflitti e tensioni ideologiche, conserva una forte attualità e riafferma la forza critica e il valore civile del lavoro di Mauri.

Ad anticipare questa tensione è già il manifesto scelto dai curatori: un’immagine d’archivio in cui il profilo monumentale di un’aquila si staglia su una parata militare nazista. Memoria e politica si sovrappongono in una composizione che mette in relazione l’iconografia del potere con il nome stesso della città, introducendo visivamente alcuni dei temi che attraversano l’esposizione.

Fabio Mauri, Copertina Io sono un ariano, Edizioni Volume!, Lampi di stampa, Courtesy Fabio Mauri Estate

“Che cosa è il fascismo”

Il progetto coinvolge L’Aquila anche oltre gli spazi di Palazzo Ardinghelli. In occasione dell’apertura, sabato 26 settembre alle ore 11.30 e 17.30, torna dopo quasi trent’anni Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971), una delle azioni più emblematiche di Mauri, realizzata in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e con la regia di Giancarlo Gentilucci. Ricostruendo i Ludi Juveniles fascisti ai quali l’artista aveva assistito dodicenne nel 1938, la performance coinvolge direttamente il pubblico all’interno del dispositivo della rappresentazione, riducendo la distanza tra chi osserva e ciò che viene messo in scena.

A lasciare invece una traccia permanente nella città sono tre tombini scelti da Maurizio Cattelan e Marta Papini, interventi destinati a entrare nel paesaggio urbano dell’Aquila oltre la durata della mostra.

Le dichiarazioni

“Fabio Mauri ha costruito con L’Aquila un rapporto profondo e duraturo, fatto di insegnamento, ricerca e confronto con la città”, dichiara Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila. “Questa mostra restituisce oggi quella relazione in una forma viva e condivisa, grazie al percorso espositivo, ma anche grazie alla performance che ha coinvolto gli studenti di oggi dell’Accademia, e al lascito dei tombini che portano il valore di questa mostra nello spazio urbano.”

“Con questa mostra il MAXXI L’Aquila si conferma ancora una volta un luogo capace di promuovere una profonda rilettura del passato alla luce del presente” dichiara Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI. “Celebrare un artista non significa costruire un monumento immobile, ma rimettere in circolo un pensiero. L’opera di Fabio Mauri parla con la stessa intensità a chi ne conosce il percorso e a chi si avvicina alla sua arte per la prima volta, continuando ancora oggi far riflettere e a sorprendere.”

“Sebbene concepite tra i quarant’anni e i cinquanta anni fa, le opere in mostra affrontano temi di grande attualità: la posizione ambigua e di confine dell’Europa, il rapporto tra arte e politica, la memoria e le rimozioni delle atrocità della guerra, il fascino persuasivo e fatale dell’ideologia fascista. La ricerca di Mauri sull’immagine e sullo schermo come strumenti di potere e persuasione si rivela oggi più che mai necessaria, perché interroga la nostra responsabilità e la nostra complicità, come individui e come società, con le ideologie di ieri e di oggi”, dichiarano i curatori Maurizio Cattelan e Marta Papini.

Il percorso espositivo e le performance

Al centro del percorso espositivo vi è Io sono un ariano pubblicato nel 2009 da Edizioni VOLUME!, ultimo progetto editoriale dell’artista, assunto dai curatori come una sorta di partitura autobiografica, un diario di sole immagini che crea una linea temporale che racconta la vita e le opere di Fabio Mauri. Intorno a questa linea la disposizione delle opere non segue un ordine cronologico o filologico, ma si sviluppa come una sequenza di immagini costruita attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti.

L’esposizione si apre con l’installazione La resa (2002) e prosegue attraverso alcuni lavori rappresentativi della produzione di Mauri, tra cui Muro d’Europa / La barca (1979), Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989) che comprende quindici litografie di Manipolazione di cultura (1976) e gli schermi monocromi e il bronzo raffigurante Joseph Goebbels, ministro della Propaganda della Germania nazista, di Entartete Kunst (1985). Una sezione immersiva ripropone l’allestimento della serie Arierwiege (1995), in cui arredi e oggetti quotidiani marchiati “ariani” svelano l’assurdità del dispositivo ideologico e razziale.

Il percorso continua con Piccolo Cinema (2007), Picnic o Il buon soldato (1998), Studenti (1992) – opera strettamente connessa all’attività didattica dell’artista – e la scultura Piccola atomica (1998). Arricchiscono l’esposizione i nuclei su carta mai presentati durante la vita dell’artista, Apocalisse e Scorticati, oltre all’installazione ambientale Interno/Esterno (1990).

La dimensione performativa, centrale nella pratica di Mauri, attraversa il progetto con due lavori: Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma (1971) – evocata in mostra da un’opera audio in loop (1973) – e Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989), presentata l’ultima volta nel 2012 a dOCUMENTA (13) che sarà riproposta al MAXXI L’Aquila a dicembre. L’artista definiva le performance “esercizi spirituali”: immersioni nel Male per esperire ancora un po’ l’ustione dell’inferno, in cui il pubblico non assiste ma partecipa.

di Fabio Iuliano – articolo uscito su Centro / Ansa / L’Aquila Blog

Maurizio Cattelan e Marta Papini, ph Luca Eleuteri, Courtesy Fondazione MAXXI